Vangelo Mc 1, 29-39: «Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni».

Giovanna EspositoVangeloLeave a Comment

Vangelo Novuas Ordo Mc 1, 29-39
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

Oggi conserviamo nel nostro cuore queste parole del Vangelo:
« E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni ».


Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’

Paralleli Novus ordo

   Cap. LX. Guarigione della suocera di Simon Pietro.

   3 novembre 1944

 1 Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi».
   «A Betsaida?».
   «No, qui… in casa di mia moglie, la casa natia, voglio dire».
   «Perché questo desiderio, Pietro?».
   «Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti… ».
   «Finisci, Simone».
   «Volevo dire… se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora… »
   «Allora anche l’astio cade, vuoi dire».
   «No, astio no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».
   «Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parlerò loro dalla tua casa».

 2 Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. È separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bassa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più persone.
   Nell’orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c’è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.
   «Entra, Maestro».
   Delle donne sono nella cucina, intente chi a ratpare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.
   «La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».
   «Parla, tu che sei la nuora più vecchia» dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.
   «La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca… »
   «Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio. Conducetemi da lei».

 3 «Rabbi… Rabbi… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Rabbi”».
Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’».
   Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».
   Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.
   Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».
   «Muoio!».
  «No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».
   «E perché lo faresti? Non mi conosci».
   «Per Simone, che me ne ha pregato… e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».
   «Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».
   «Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».
   «Mi guariresti, allora? Non morirò più?».
   «No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».
   «Credo, credo. Mi basta non morire!».

 4 Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’inferma.
   Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!» dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!
   Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.
   Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».
   «Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».
   «Esser buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco».
   «Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo.

 5 Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.
   «Maestro!… »
   «Pietro mio?».
   «Io sono mortificato».
   Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sente riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro».
   «Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».
   «Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: ” Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga “. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa».
   «Io la facevo tornare malata».
   «Pietro!». Gesù è severo. «È questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».
   «È vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!».
   «Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pure, per volontà e
penitenza. Peccatori che si emendano… »
   «Senti, che si emendi un peccatore… può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!… »
   «Tu non lo credi?».
   «Io no».

 6 «Sei in errore, Simone. Ma ecco tua suocera che viene a noi».
   «Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola». 
   «Grazie, donna. Dio te ne compensi».
   Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia serve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo» si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia. – Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».
   «Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».
   «Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».
   «Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».
   «Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».
   «Hai ragione che c’è Lui, se no… »
   «Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».
   «E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non… »
   «Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.
   «Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.
   «Non possono venire loro pure?».
   «Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».
   «Forse anche Zebedeo verrà» dice Pietro.
   «È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

 7 «È qui Gesù di Nazaret?» chiede un bambinello che si affaccia all’uscio.
   «È qui. Entra». 
   Viene avanti un bambino, che riconosco per uno di quelli delle prime visioni di Cafarnao, e precisamente per quello che, ruzzolato fra i piedi di Gesù, ha promesso d’esser buono. – per mangiare il miele del Paradiso.
   «Piccolo amico, vieni avanti» dice Gesù.
   Il bambino, un poco intimorito da tanta gente che lo guarda, si rinfranca e corre da Gesù, che lo abbraccia e se lo pone sulle ginocchia e gli dà un pezzetto del suo pesce su una fettina di pane.
   «Ecco, Gesù. Questo è per Te. Anche oggi quella persona mi ha detto: “È sabato. Porta questo al Rabbi di Nazaret e di’ al tuo amico che preghi per me” Lo sa che sei il mio amico!…». Il bambino ride felice e mangia il suo pane e pesce.
   «Bravo, piccolo Giacomo! Dirai a quella persona che le mie preghiere salgono al Padre per lui».
   «È per i poveri?» chiede Pietro.
   «Si».
   «È sempre la solita offerta? Guardiamo».
   Gesù consegna la borsa. Pietro rovescia le monete e conta.
   «Sempre la stessa forte somma! Ma chi è questa persona? Di’, bambino! Chi è?».
   «Io non lo devo dire e non lo dirò».
   «Che prepotente! Su, sii buono e ti darò delle frutta».
   «Io non lo dirò né se mi insulti, né se mi carezzi».
   «Ma sentite che lingua!».
   «Giacomo ha ragione, Pietro. Mantiene la parola data; lascialo in pace».
   «Tu, Maestro, sai chi è questa persona?».
   Gesù non risponde. Si occupa del bambino, a cui dà un altro pezzetto di pesce arrostito, ben mondato dalle spine. Ma Pietro insiste e Gesù deve rispondere. «Io so tutto, Simone».
   «E noi non lo possiamo sapere?».
   «E tu non guarirai mai dal tuo difetto?». Gesù rimprovera ma sorride. E aggiunge: «Presto lo saprai. Perché, se il male occulto vorrebbe essere, e non sempre può rimanere tale, il bene, anche se occulto vuol essere per esser meritorio, viene un giorno scoperto per gloria di Dio, la cui natura risplende in un suo figlio. La natura di Dio: l’amore. E costui l’ha compreso, perché ama il suo prossimo. Va’, Giacomo. Porta a quella persona la mia benedizione».
   La visione cessa così.

   Cap. LXII. Gesù cercato dai discepoli mentre prega nella notte.

   5 novembre 1944

 1 Vedo Gesù che esce, facendo il meno rumore possibile, dalla casa di Pietro a Cafarnao. Si capisce che ha pernottato lì per fare contento il suo Pietro.
    È notte ancora alta. Il cielo è tutto un trapunto di stelle. Il lago riflette appena questo brillìo, e più che vederlo lo si indovina, questo quieto lago che dorme sotto le stelle, per il lene rumore dell’acqua sul greto.
Gesù riaccosta la porta, guarda il cielo, il lago, la via. Pensa e poi si incammina non lungo il lago ma verso il
paese, lo percorre in parte, verso la campagna, entra in questa, cammina, vi si addentra, prende un viottolo che si dirige verso le prime ondulazioni di un terreno ad ulivi, entra in questa pace verde e silenziosa e là si prostra in preghiera.
    Ardente preghiera! Prega in ginocchio e poi, come fortificato, si pone ritto e prega ancora, col volto levato in alto, un volto ancor più spiritualizzato dalla nascente luce che viene da una serena alba estiva. Prega, ora, sorridendo, mentre prima sospirava forte, come per una pena morale. Prega colle braccia aperte. Sembra una viva croce, alta, angelica, tanto è soave. Pare benedire tutta la campagna, il giorno che nasce, le stelle che scompaiono, il lago che si svela.

 2 «Maestro! Ti abbiamo tanto cercato! Abbiamo visto la porta accostata dal di fuori, quando siamo tornati col pesce, e abbiamo pensato Tu fossi uscito. Ma non ti trovavamo. Infine ce lo ha detto un contadino, che caricava le sue ceste per portarle in città. Noi ti chiamavamo: “Gesù, Gesù!” e lui ha detto: “Cercate il Rabbi che parla alle folle? È andato per quel sentiero, su, verso il monte. Deve essere nell’uliveto di Michea, perché vi va spesso. L’ho visto altre volte”. Aveva ragione. Perché sei uscito così presto, Maestro? Perché non hai riposato? Forse il letto non t’era comodo…
   «No, Pietro. Il letto era comodo, e bella la stanza. Ma Io uso spesso fare così. Per sollevare il mio spirito e per unirmi al Padre. La preghiera è una forza per sé e per gli altri. Tutto si ha con la preghiera. Se non la grazia, che non sempre il Padre concede – né si deve pensare che ciò è disamore, ma sempre credere che è cosa voluta da un Ordine che regge le sorti di ogni uomo con fine di bene – certo la preghiera dà pace ed equilibrio, per poter resistere a tante cose che urtano, senza uscire dal sentiero santo. È facile, sai, Pietro, aver offuscata la mente ed agitato il cuore da ciò che ci circonda! E in mente offuscata e in cuore agitato come può sentirsi Dio?».
   «È vero. Ma noi non sappiamo pregare! Non sappiamo dire le belle parole che Tu dici».
   «Dite quelle che sapete, come le sapete. Non sono le parole, sono i movimenti che le accompagnano che fanno gradite le preghiere al Padre».
   «Noi vorremmo pregare come Tu preghi».
   «Vi insegnerò anche a pregare. Vi insegnerò la più santa preghiera. Ma, perché non sia una vana formula sulle vostre labbra, Io voglio che il vostro cuore abbia già in sé almeno un minimo di santità, di luce, di sapienza. – Per questo vi istruisco. Poi vi insegnerò la santa preghiera.

 3 Volevate qualche cosa da Me, che mi avete cercato?».
    «No, Maestro. Ma vi sono molti che vogliono tanto da Te. C’era già gente che veniva verso Cafarnao, ed erano poveri, malati, persone addolorate, uomini di buona volontà col desiderio di istruirsi. Abbiamo detto, poiché ci chiedevano di Te: “Il Maestro è stanco e dorme. Andatevene. Venite il prossimo sabato”».
    «No, Simone. Questo non va detto. Non c’è solo un giorno per la pietà. Io sono l’Amore, la Luce, la Salute tutti i giorni della settimana».
    «Ma… ma finora hai parlato solo al sabato».
    «Perché ero ancora ignoto. Ma, mano mano che sarò noto, ogni giorno sarà di effusione di Grazia e di grazie. In verità ti dico che verrà un tempo che anche lo spazio di tempo che è concesso al passero per riposare su un ramo a saziarsi di granelli non sarà lasciato al Figlio dell’uomo per il suo riposo ed il suo pasto».
    «Ma allora ti ammalerai! Noi non lo permetteremo. Non deve la tua bontà renderti infelice».
    «E tu credi che Io possa esser reso infelice da questo? Oh! Ma se tutto il mondo venisse a Me per udirmi, per piangere i suoi peccati ed i suoi dolori sul mio cuore, per esser guarito nell’anima e nel corpo, ed Io mi consumassi nel parlargli, nel perdonarlo, nell’effondere il mio potere, allora sarei tanto felice, Pietro, da non rimpiangere neppur più il Cielo nel quale ero nel Padre!…

 4 Di dove erano questi che venivano a Me?».
    «Di Corazim, di. Betsaida, di Cafarnao, e fin da Tiberiade e da Gherghesa ne erano venuti, e dai cento e cento paeselli sparsi fra l’una e l’altra città».
    «Andate a loro e dite che sarò a Corazim, a Betsaida e nei paesi fra questa e quella».
    «Perché non a Cafarnao?».
    «Perché Io sono per tutti e tutti mi devono avere, e poi… c’è il vecchio Isacco che mi attende… Non va deluso nella sua speranza».
    «Tu ci attendi qui, allora?».
    «No. Io vado e voi rimanete a Cafarnao per indirizzare a Me le folle, poi Io verrò».
    «Soli restiamo..». Pietro è afflitto.
    «Non essere afflitto. L’ubbidienza ti faccia lieto e con essa la persuasione di essermi un utile discepolo. E con te e come te questi altri».
Pietro e Andrea con Giacomo e Giovanni si rasserenano. Gesù li benedice e si separano.
Così finisce la visione.

   Cap. CCLXIX. La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. L’arrivo della Madre e dei fratelli.

   2 settembre 1945

 1 La stessa scena della passata visione. Gesù si accomiata dalla vedova, tenendo però già per mano il piccolo Giuseppe, e dice alla donna: «Non verrà nessuno prima del mio ritorno, a meno che non sia un gentile. Ma chiunque venga trattienilo fino a dopo domani dicendo che verrò senza fallo».
  «Lo dirò, Maestro. E se vi saranno malati li ospiterò come Tu mi hai insegnato».
  «Addio, allora, e la pace sia con voi. Vieni, Mannaen».
  Da questo breve spunto comprendo che malati e infelici in genere lo hanno raggiunto a Corozim e che all’evangelizzazione del lavoro Gesù ha unito quella del miracolo. E se Corozim resta sempre indifferente è proprio segno che è terreno selvaggio e incoltivabile. Pure Gesù la traversa, salutando quelli che lo salutano, come nulla fosse, e poi riprendendo a parlare con Mannaen, che è incerto se ripartire per Macheronte o rimanere ancora una settimana…

 2 … Nella casa di Cafarnao intanto si preparano al sabato. Matteo, un poco zoppicante, riceve i compagni, li soccorre d’acqua e di frutta fresche, chiedendo delle loro missioni.
  Pietro arriccia il naso vedendo che già dei farisei bighellonano presso la casa: «Hanno voglia di avvelenarci il sabato.
  Quasi direi di andare incontro al Maestro e dirgli di andare a Betsaida lasciando costoro delusi».
  «E credi che il Maestro lo farebbe?», chiede suo fratello.
  «E poi c’è nella stanza bassa quel povero infelice che aspetta», osserva Matteo.
  «Si potrebbe portarlo con la barca a Betsaida, e io, o qualche altro, andare incontro al Maestro», dice Pietro.
  «Quasi quasi…», dice Filippo che, avendo famiglia a Betsaida, ci andrebbe volentieri.
  «Molto più che, vedete, vedete! Oggi la guardia è rinforzata con degli scribi. Andiamo senza perdere tempo. Voi, col malato, passate dall’orto, e via per il dietro della casa. Io porto la barca al “pozzo del fico” e Giacomo fa la stessa cosa. Simone Zelote e i fratelli di Gesù vanno incontro al Maestro».
  «Io non vado via coll’indemoniato», proclama l’Iscariota.
  «Perché? Hai paura che ti si attacchi il demonio?».
  «Non mi inquietare, Simone di Giona. Ho detto che io non vado e non vado».
  «Va’ coi cugini incontro a Gesù».
  «No».
  «Auf! Vieni in barca».
  «No».
  «Ma insomma che vuoi? Sei sempre quello degli ostacoli…».
  «Voglio rimanere dove sono: qui. Non ho paura di nessuno e non scappo. E del resto il Maestro non vi sarebbe grato della trovata. E sarebbe un’altra predica di rimprovero, e io non ho voglia di averla per vostra colpa. Voi andate. Io resterò a riferire…».
  «No proprio! O tutti o nessuno», urla Pietro.
  «Allora nessuno, perché il Maestro è qui. Eccolo che si avanza», dice serio lo Zelote che guardava sulla via.
  Pietro, malcontento, borbotta fra la barba. Ma va incontro a Gesù con gli altri. 

 3 Dopo i primi saluti gli dicono di un indemoniato, cieco e muto, che attende coi parenti la sua venuta da molte ore.
  Matteo spiega: «È come inerte. Si è gettato su dei sacchi vuoti e non si è più mosso. I parenti sperano in Te. Vieni a ristorarti e poi lo soccorrerai».
  «No. Vado subito da lui. Dove è?».
  «Nella stanza bassa presso al forno. L’ho messo lì coi parenti perché ci sono molti farisei, e anche scribi, che sembrano in agguato…».
  «Sì, e sarebbe meglio non farli contenti», brontola Pietro.
  «Giuda di Simone non c’è?», chiede Gesù.
  «È rimasto in casa. Lui deve fare ciò che gli altri non fanno», brontola ancora Pietro.
  Gesù lo guarda ma non lo rimprovera. Si affretta alla casa affidando il bambino proprio a Pietro, che se lo carezza tirando subito fuori dall’alta cintura un fischietto dicendo: «Uno a te e uno a mio figlio. Domani sera ti ci porto a vederlo. Me li sono fatti fare da un pastore al quale ho parlato di Gesù».
  Gesù entra in casa, saluta Giuda che sembra tutto occupato ad ordinare le stoviglie, e poi tira diritto fino ad una specie di dispensa bassa e scura che è addossata al forno.
  «Fate uscire il malato», ordina Gesù.
  Un fariseo che non è di Cafarnao, ma che ha una mùtria peggiore ancora a quelle dei farisei locali, dice: «Non è un malato. È un indemoniato».
  «È sempre una malattia dello spirito…».
  «Ma lui ha legati gli occhi e la favella…».
  «È sempre una malattia dello spirito, che si estende alle membra e agli organi, la possessione. Se mi avessi lasciato terminare avresti saputo che volevo dire questo. Anche la febbre è nel sangue quando si è malati, ma dal sangue attacca poi questa o quella parte del corpo».
  Il fariseo non sa che ribattere e tace.

 4 L’indemoniato è stato condotto di fronte a Gesù. Inerte. Ha detto bene Matteo. Molto impedito dal demonio.
  La gente intanto si affolla. È incredibile come, specie nelle ore, dirò così, di svago, facesse presto un tempo ad accorrere gente dove c’era da vedere qualche cosa. Vi sono ora i notabili di Cafarnao, fra i quali i quattro farisei, vi è Giairo, e in un angolo, con la scusa di sorvegliare l’ordine, vi è il centurione romano, e con lui cittadini di altre città.
  «In nome di Dio, lascia le pupille e la lingua di costui! Lo voglio! Libera di te questa creatura! Non ti è più lecito tenerla. Via!», grida Gesù tendendo le mani nel comando.
  Il miracolo si inizia con un urlo di rabbia del demonio e finisce con un urlo di gioia del liberato che grida: «Figlio di Davide! Figlio di Davide! Santo e Re!».

 5 «Come fa costui a sapere chi è colui che lo ha guarito?», chiede uno scriba.
  «Ma è tutta una commedia! Questa gente è pagata per fare ciò!», dice alzando le spalle un fariseo.
  «Ma da chi, se è lecito chiedervelo?», interroga Giairo.
  «Anche da te».
  «E a che scopo?».
  «Per rendere celebre Cafarnao».
  «Non umiliare la tua intelligenza dicendo stoltezze e la tua lingua sporcandola di menzogne. Tu sai che ciò non è vero, e dovresti capire che dici una stoltezza. Ciò che qui avviene è avvenuto in molte parti di Israele. Allora dovunque vi sarà chi paga? In verità non sapevo che in Israele la plebe fosse molto ricca! Perché voi, e con voi i grandi tutti, non pagate certo per questo. Allora paga la plebe, che è l’unica che ami il Maestro».
  «Tu sei sinagogo e lo ami. Là è Mannaen. E a Betania è Lazzaro di Teofilo. Questi non sono plebe».
  «Ma sono essi, e sono io, onesti. E non truffiamo nessuno, in niente. E tanto meno nelle cose di fede. Non ce lo permettiamo noi, temendo Dio e avendo capito ciò che a Dio piace: l’onestà».
  I farisei voltano le spalle a Giairo e attaccano i parenti del guarito: «Chi vi ha detto di venire qui?».
  «Chi? Molti. Già guariti o parenti di guariti».
  «Ma che vi hanno dato?».
  «Dato? La assicurazione che Egli ce lo avrebbe guarito».
  «Ma era proprio malato?».
  «Oh! Menti subdole! Credete che si sia finto tutto ciò? Andate a Gadara e chiedete, se non credete, della sventura della famiglia di Anna di Ismaele».
  La gente di Cafarnao, sdegnata, tumultua, mentre dei galilei, venuti da presso Nazaret, dicono: «Eppure costui è figlio di Giuseppe legnaiolo!».
  I cittadini di Cafarnao, fedeli a Gesù, urlano: «No. È quello che Lui dice e che il guarito ha detto: “Figlio di Dio e Figlio di Davide”».
  «Ma non aumentate l’esaltazione del popolo con le vostre asserzioni!», dice sprezzante uno scriba.
  «E che è allora, secondo voi?».
  «Un Belzebù!».
  «Uh! Lingue di vipere! Bestemmiatori! Posseduti voi! Ciechi di cuore! Rovina nostra. Anche la gioia del Messia vorreste levarci, eh? Strozzini! Selci aride!». Un bel baccano!
  Gesù, che si era ritirato in cucina per bere un poco d’acqua, si affaccia sulla soglia in tempo per sentire una volta ancora la trita e stolta accusa farisaica: «Costui non è che un Belzebù, perché i demoni lo ubbidiscono. Il grande Belzebù suo padre lo aiuta, ed Egli caccia i demoni non con altro che con l’opera di Belzebù principe dei demoni».

 6 Gesù scende i due piccoli scalini della soglia e viene avanti, diritto, severo e calmo, fermandosi proprio di fronte al gruppo scribo-farisaico, e fissatili acutamente dice loro:
  «Anche sulla Terra noi vediamo che un regno diviso in partiti contrari fra di loro diviene debole all’interno e facile ad essere aggredito e devastato dagli stati vicini che lo rendono suo schiavo. Anche sulla Terra vediamo che una città divisa in parti contrarie non ha più benessere, e così lo è di una famiglia i cui componenti siano divisi dall’astio fra di loro. Essa si sgretola, diviene un inutile sbocconcellamento che non serve a nessuno e che fa ridere i concittadini. La concordia, oltre che dovere, è furbizia. Perché mantiene indipendenti, forti e amorosi. Questo dovrebbero riflettere i patriotti, i cittadini, i famigliari, quando per l’uzzolo di un utile singolo vengono tentati a separazioni e a sopraffazioni che sono sempre pericolose, essendo alterne nei partiti, essendo distruttrici negli affetti. E questa furbizia infatti esercitano coloro che sono i padroni del mondo. Osservate Roma nella sua innegabile potenza, a noi tanto penosa. Domina il mondo. Ma è unita in un unico parere, in una sola volontà: “dominare”. Anche fra di loro ci saranno certo contrasti, antipatie, ribellioni. Ma questo sta nel fondo. Alla superficie è un blocco solo, senza incrinature, senza turbamenti. Vogliono tutti la stessa cosa e riescono perché vogliono. E riusciranno finché vorranno la stessa cosa.
  Guardate questo esempio umano di furbizia coesiva e pensate: se questi figli del secolo sono così, cosa non sarà Satana? Essi sono per noi dei satana. Ma la loro satanicità pagana è nulla rispetto alla satanicità perfetta di Satana e dei suoi demoni. Là, in quel regno eterno, senza secolo, senza fine, senza limite di astuzia e di cattiveria, là dove si gode di nuocere a Dio e agli uomini — ed è loro respiro il nuocere, loro doloroso godimento, unico, atroce — con perfezione maledetta si è raggiunta la fusione degli spiriti, uniti in un solo volere: “nuocere”. Ora se, come voi volete sostenere per insinuare dubbi sul mio potere, Satana è colui che mi aiuta perché Io sono un Belzebù minore, non avviene che Satana è in discordia con se stesso e coi suoi demoni, se caccia questi dai suoi possessi? E se in discordia è, potrà mai durare il suo regno? No, che ciò non è. Satana è furbissimo e non si nuoce. Egli mira ad estendere non a ridurre il suo regno nei cuori. La sua vita è “rubare – nuocere mentire – offendere – turbare”. Rubare anime a Dio e pace agli uomini. Nuocere alle creature del Padre dando dolore allo stesso. Mentire per traviare. Offendere per godere. Turbare perché egli è il Disordine. E non può mutare. È eterno nel suo essere e nei suoi metodi.

 7 Ma rispondete a questa domanda: se Io caccio i demoni in nome di Belzebù, in nome di chi li cacciano i vostri figli? Vorrete confessare allora che essi pure sono Belzebù? Ora, se voi lo dite, essi vi giudicheranno calunniatori. E se la loro santità sarà tale da non reagire all’accusa, vi giudicherete da voi stessi confessando che credete di avere molti demoni in Israele, e vi giudicherà Iddio in nome dei figli d’Israele accusati d’essere demoni. Perciò, da qual che venga il giudizio, essi in fondo saranno i vostri giudici, là dove il giudizio non è subornato da pressioni umane.
  Se poi, come è verità, Io caccio i demoni per lo Spirito di Dio, è dunque prova che è giunto a voi il Regno di Dio e il Re di questo Regno. Il quale Re ha un potere tale che nessuna forza contraria al suo Regno gli può resistere. Onde Io lego e costringo gli usurpatori dei figli del mio Regno ad uscire dai luoghi occupati ed a restituirmi la preda perché Io ne prenda possesso. Non fa forse così uno che voglia entrare in una casa abitata da un forte per levargli i beni, bene o male acquistati? Così fa. Entra e lo lega. E dopo averlo fatto può spogliare la casa. Io lego l’angelo tenebroso che si è preso ciò che è mio, e gli levo il bene che mi ha rubato. E Io solo posso farlo, perché Io solo sono il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace».

 8 «Spiegaci cosa vuoi dire dicendo: “Padre del secolo futuro”. Credi Tu di vivere fino al nuovo secolo e, più stoltamente ancora, pensi di creare il tempo, Tu, povero uomo? Il tempo è di Dio», chiede uno scriba.
  «E tu, scriba, me lo chiedi? Non sai dunque che vi sarà un secolo che avrà inizio ma fine non avrà, e che sarà il mio? In esso Io trionferò radunando intorno a Me coloro che sono i figli di esso, ed essi vivranno eterni come quel secolo che Io avrò creato, e già lo sto creando mettendo lo spirito in valore, sulla carne e sul mondo e sugli inferi che Io scaccio perché tutto Io posso. Per questo vi dico che chi non è con Me è contro di Me, e chi con Me non raccoglie disperde. Perché Io sono Colui che sono. E chi non crede questo, già profetizzato, pecca contro lo Spirito Santo, la cui parola fu detta dai Profeti e non è menzogna né errore, e va creduta senza resistenza.
  Perché Io ve lo dico: tutto sarà perdonato agli uomini, ogni loro peccato e bestemmia. Perché Dio sa che l’uomo non è solo spirito ma è carne, e carne tentata che soggiace ad improvvise debolezze. Ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chi avrà parlato contro il Figlio dell’uomo sarà ancora perdonato, perché la pesantezza della carne, che avvolge la mia Persona e avvolge l’uomo che contro Me parla, può ancora trarre in errore. Ma chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nella vita futura, perché la Verità è quella che è: netta, santa, innegabile, ed espressa allo spirito e in maniera che non induce ad errore. Altro che in coloro che volutamente vogliono l’errore. Negare la Verità detta dallo Spirito Santo è negare la Parola di Dio e l’Amore che quella Parola ha dato per amore degli uomini. E il peccato contro l’Amore non è perdonato.

 9 Ma ognuno dà i frutti della sua pianta. Voi date i vostri, e frutti buoni non sono. Se voi date un albero buono perché sia messo nel verziere, esso darà buoni frutti; ma se date un albero cattivo, cattivo sarà il frutto che da esso sarà colto, e tutti diranno: “Questo albero non è buono”. Perché è dal frutto che si conosce l’albero. E voi come credete di poter parlare bene, voi che siete cattivi? Perché la bocca parla di ciò che gli riempie il cuore. È dalla sovrabbondanza di ciò che abbiamo in noi che noi traiamo i nostri atti e discorsi. L’uomo buono trae dal suo buon tesoro cose buone; il malvagio dal suo cattivo tesoro leva le male cose. E parla e agisce secondo il suo intimo.
  E in verità vi dico che l’ozio è colpa. Ma meglio è oziare che fare opere malvagie. E anche vi dico che è meglio tacere che parlare oziosamente e malvagiamente. Anche se il tacere è ozio, fatelo piuttosto che peccare con la lingua. Io vi assicuro che di ogni parola detta oziosamente agli uomini sarà chiesta la giustificazione nel giorno del Giudizio, e che per le parole dette saranno gli uomini giustificati, e dalle parole stesse saranno condannati. Attenti, perciò, voi che tante ne dite di più che oziose, perché sono non solo oziose ma operanti nel male e allo scopo di allontanare i cuori dalla Verità che vi parla».

10 I farisei si consultano con gli scribi e poi tutti insieme, fingendo cortesia, chiedono: «Maestro, si crede meglio a quello che si vede. Dàcci dunque un segno perché noi si possa credere che Tu sei ciò che dici d’essere».
  «Vedete che in voi è il peccato contro lo Spirito Santo, che per Verbo incarnato mi ha indicato più volte? Verbo e Salvatore, venuto nel tempo segnato, preceduto e seguito dai segni profetizzati, operante ciò che lo Spirito dice».
 Essi rispondono: «Allo Spirito crediamo, ma come possiamo credere a Te se non vediamo un segno coi nostri occhi?».
  «Come potete allora credere allo Spirito le cui azioni sono spirituali, se non credete alle mie che sono sensibili ai vostri occhi? La mia vita ne è piena. Non basta ancora? No. Io stesso rispondo che no. Non basta ancora. A questa generazione adultera e malvagia, che cerca un segno, sarà dato un segno[69] soltanto: quello del profeta Giona. Infatti, come Giona stette per tre giorni nel ventre della balena, così il Figlio dell’uomo starà tre giorni nelle viscere della Terra. In verità vi dico che i Niniviti risorgeranno nel giorno del Giudizio come tutti gli uomini e insorgeranno contro questa generazione e la condanneranno. Perché essi fecero penitenza alla predicazione di Giona e voi no. E qui vi è Uno che è da più di Giona. E così risorgerà e insorgerà contro di voi la Regina del Mezzogiorno e vi condannerà, perché essa venne[70] dagli ultimi confini della Terra per udire la sapienza di Salomone. E qui vi è Uno da più di Salomone».

11 «Perché dici che questa generazione è adultera e malvagia? Non lo sarà da più delle altre. In essa vi sono gli stessi santi che vi erano nelle altre. La compagine di Israele non è mutata. Tu ci offendi».
  «Voi vi offendete da voi stessi nuocendovi nelle vostre anime, perché le allontanate dalla Verità, e dalla Salvezza perciò. Ma Io vi rispondo lo stesso. Questa generazione non è santa che nelle vesti e nell’esterno. Dentro, santa non è. Vi sono in Israele gli stessi nomi per significare le stesse cose. Ma non c’è la realtà delle cose. Vi sono gli stessi usi, vesti e riti. Ma manca lo spirito di essi. Siete adulteri perché avete respinto il soprannaturale maritaggio con la Legge divina e avete sposato, in seconda adultera unione, la legge di Satana. Non siete circoncisi che in un membro caduco. Il cuore non è più circonciso. E malvagi siete, perché vi siete venduti al Maligno. Ho detto».
  «Tu troppo ci offendi. Ma perché, se così è, Tu non liberi Israele dal demonio acciò santo diventi?».
  «Ha Israele questa volontà? No. L’hanno quei poveri che vengono per essere liberati dal demonio perché lo sentono in loro come un peso e una vergogna. Voi questo non lo sentite. E inutilmente voi ne sareste liberati, perché, non avendo volontà di esserlo, subito sareste ripresi ed in maniera ancor più forte. Perché, quando uno spirito immondo è uscito da un uomo, vagola per luoghi aridi in cerca di riposo e non lo trova. Luoghi aridi non materialmente, notate. Aridi perché gli sono ostili non accogliendolo, così come la terra arida è ostile al seme. Allora dice: “Tornerò alla casa mia da dove sono stato cacciato a forza e contro la sua volontà. E certo sono che mi accoglierà e mi darà riposo”. Infatti torna a colui che era suo, e molte volte lo trova disposto ad accoglierlo, perché in verità ve lo dico che l’uomo ha più nostalgia di Satana che di Dio, e se Satana non gli opprime le membra per nessun’altra possessione si lamenta. Va dunque e trova la casa vuota, spazzata, adorna, odorosa di purezza. Allora va a prendere altri sette demoni perché non vuole più perderla, e con questi sette spiriti peggiori di lui entra in essa e vi si stabiliscono tutti. E questo secondo stato, di uno convertito una volta e che si pervertisce una seconda, è peggiore del primo. Perché il demonio ha la misura di quanto quell’uomo sia amante di Satana e ingrato a Dio, ed anche perché Dio non ritorna là dove si calpestano le sue grazie e, già esperti di una possessione, si riaprono le braccia ad una maggiore. La ricaduta nel satanismo è peggio di una ricaduta in etisia mortale già sanata una volta. Non è più passibile di miglioramento e guarigione. Così accadrà anche di questa generazione che, convertita dal Battista, ha rivoluto essere peccatrice perché è amante del Malvagio e non di Me».

12 Un brusio, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che anche la via ne è stipata, oltre l’orto e la terrazza. Vi è gente a cavalcioni del muretto, arrampicata sul fico dell’orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusio, come un’onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i figli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla.
  E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d’Alfeo lo raccolgono questo brusio e dicono a Gesù: «Maestro, c’è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Da’ ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti».
  Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angosciato di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l’insistenza di Giuseppe. Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato… Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l’Afflitta nel suo dolore e i cugini là dove sono.
  Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vicini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere. «Chi è mia Madre? Chi sono i miei fratelli?». Gira l’occhio, severo nel volto che impallidisce per que sta violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell’affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfezione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto».
  La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento.
  Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «È un demonio! Rinnega persino il suo sangue!».
  I parenti avanzano dicendo: «È un folle! Tortura persino sua Madre!».
  Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c’è tutto l’eroismo!».
  La folla dice: «Come ci ama!».

13 A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imbarazzo. Giungono presso a Gesù.
  E Giuseppe lo investe subito: «Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impedirò. È vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozioso e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!».
  Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persuaderli che Dio è buono. È stato predicare a Corozim l’umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fratello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Madre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali».
  «Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c’è altro da dire…».
  «Non c’è altro da dire fuorché alla gente questo: “Andate in pace”».
  E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo.

Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, Regina del Cielo e della terra,
noi ci affidiamo per sempre a Te!

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