Vangelo Gv 7, 40-53: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?».

Giovanna EspositoVangeloLeave a Comment

Vangelo Novus Ordo Gv 7, 40-53
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Oggi conserviamo nel nostro cuore queste Parole del Vangelo:
Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!».

Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’
Paralleli Novus ordo

   Cap. CDXCI. Al Tempio nell’ultimo giorno della festa dei Tabernacoli. Discorso sull’Acqua viva.

   13 settembre 1946.
 
 1 Il Tempio è addirittura rigurgitante di gente. Manca però
 molto dell’elemento femminile e dei fanciulli. Il persistere di una stagione ventosa e con precoci acquazzoni, violenti anche se brevi, deve aver persuaso le donne alla partenza insieme coi fanciulli. Ma gli uomini di ogni parte della Palestina e i proseliti della Diaspora affollano letteralmente il Tempio per fare le ultime preghiere, le ultime offerte, e ascoltare le ultime lezioni degli scribi.
   I galilei seguaci di Gesù sono al completo, coi capi più importanti in prima fila, e al centro, molto compreso della sua qualità di parente, è Giuseppe d’Alfeo con il fratello Simone. Un altro gruppo serrato e in attesa è quello dei settantadue discepoli, dico così per dire i discepoli eletti da Gesù ad evangelizzare, mutato di numero e di volti perché alcuni degli anziani non ci sono più dopo la defezione seguita al discorso del Pane del Cielo, e altri se ne sono uniti di nuovi come Nicolai d’Antiochia. Terzo gruppo, pure molto unito e numeroso, quello dei giudei, fra i quali vedo il sinagogo di Emmaus, di Ebron, di Keriot; di Jutta invece è presente il marito di Sara, e di Betsur i parenti di Elisa.
   Sono presso la porta Bella ed è chiara la loro intenzione di circondare il Maestro non appena appaia. Infatti Gesù non può fare un passo entro la cinta senza che questi tre gruppi lo circondino, quasi ad isolarlo dai malevoli o anche da coloro che sono soltanto dei curiosi.
   Gesù si dirige all’atrio degli Israeliti per le preghiere, e gli altri lo seguono compatti per quanto lo permette l’affollamento, sordi ai malcontenti di chi deve scansarsi e far posto al gran numero di persone che è intorno a Gesù. Egli è fra i fratelli. E non è dolce come quello di Gesù lo sguardo, né umile come quello di Gesù il contegno di Giuseppe d’Alfeo, che squadra espressivamente alcuni farisei…
   Pregano e poi ritornano nel cortile dei Pagani. Gesù si siede umilmente al suolo, con le spalle al muro del portico e con un semicerchio che sempre più si fa fitto per file e file di persone, che si mettono alle spalle delle file più vicine a Lui, si siedono, oppure si addossano stando in piedi: un convergere di volti e di sguardi su un unico Volto. I curiosi, gli ignari venuti da lontano, i malevoli, sono oltre questa barriera di fedeli e si sforzano a vedere allungando i colli, sollevandosi sulle punte dei piedi.
   Gesù ascolta intanto questo e quello che chiede consigli, o riferisce notizie. Parlano così i parenti di Elisa riferendo di lei e domandando se può venire a servire il Maestro. Ed Egli risponde: «Non rimango qui. Più tardi verrà». E parla il parente di Maria di Simone, madre di Giuda di Keriot, dicendo che egli è rimasto a guardare i poderi, ma Maria è quasi sempre con la madre di Joanna. Giuda sbarra gli occhi stupito, ma non parla. E parla il marito di Sara, dicendo che presto gli nascerà un altro figlio e chiede come chiamarlo. Gesù risponde: «Giovanni se maschio, Anna se femmina». E il vecchio sinagogo di Emmaus gli sussurra piano qualche caso di coscienza, e Gesù piano gli risponde. E così via.

 2 Intanto la gente cresce sempre più. Gesù alza il capo e guarda. Essendo il portico sopraelevato di alcuni gradini, Egli, pur stando seduto al suolo, domina buona parte di cortile, da quel lato, e vede volti e volti.
   Si alza in piedi e dice a gran voce, con tutta la sua tonata e forte voce: «Chi ha sete venga a Me e beva! Dal seno di coloro che credono in Me scaturiranno fiumi d’acqua viva».
   La sua voce riempie l’ampio cortile, gli splendidi porticati, certo valica anche quelli di questo lato e si propaga altrove, soverchia ogni altra voce, come un armonico tuono pieno di promesse. Dice e poi tace qualche istante, come se avesse voluto enunciare il tema del discorso e poi dare tempo, a chi non ha interesse di ascoltarlo, di andarsene senza disturbare poi. Gli scribi ed i dottori tacciono, ossia abbassano le loro voci in un sussurro certo malevolo. Gamaliele non lo vedo.
   Gesù si fa avanti, fra il semicerchio che si apre al suo venire per poi rinchiudersi alle sue spalle, mutandosi da semicerchio in anello. Cammina adagio, maestosamente. Sembra scivolare sui marmi policromi del pavimento, col manto un poco allentato che gli fa dietro un accenno di strascico. Va sull’angolo del portico, del gradino sporgente sul cortile, e là si ferma. Domina così due lati della prima cinta. Alza il braccio destro nel suo atto abituale di quando inizia a parlare, mentre con la sinistra stretta sul petto si tiene a posto il manto.
   Ripete le parole iniziali:
   «Chi ha sete venga a Me e beva! Dal seno di coloro che credono in Me scaturiranno fiumi d’acqua viva!

 3 Colui che vide la teofania] del Signore, il grande Ezechiele, sacerdote e profeta, dopo avere profeticamente visto gli atti impuri nella profanata casa del Signore, dopo avere sempre profeticamente visto che solo i segnati dal Tau saranno viventi nella Gerusalemme vera, mentre gli altri conosceranno una e una strage, una e una condanna, uno e un castigo — e il tempo è vicino, o voi che mi udite, è vicino, è più vicino di quanto voi pensiate, onde vi esorto come Maestro e Salvatore a non tardare oltre a segnarvi del segno che salva, a non tardare oltre a mettere in voi la Luce e la Sapienza, a non tardare oltre a pentirvi e piangere, per voi e per gli altri, per potervi salvare — Ezechiele, dopo aver visto tutto questo e altro ancora, parla di una terribile visione. Quella delle ossa aride.
   Un giorno verrà che su un mondo morto, sotto un firmamento spento, appariranno allo squillo angelico ossa e ossa di morti. Come un ventre che si apre per partorire, così la Terra espellerà dalle sue viscere ogni ossa d’uomo che è morto su di essa ed è sepolto nel suo fango, da Adamo all’ultimo uomo. E sarà allora la risurrezione dei morti per il grande e supremo giudizio, dopo il quale, come un pomo di Sodoma, il mondo si svuoterà, divenendo un nulla, e cesserà il firmamento coi suoi astri. Tutto avrà termine, meno due cose eterne, lontane, agli estremi di due abissi di una profondità incalcolabile, in antitesi totale nella forma e nell’aspetto e nel modo con cui in essi proseguirà in eterno la potenza di Dio: il Paradiso: luce, gioia, pace, amore; l’Inferno: tenebre, dolore, orrore, odio.

 Ma credete voi che, perché il mondo non è ancora morto e le trombe angeliche non suonano a raccolta, lo sterminato campo della Terra non sia coperto di ossa senza vita, disseccate oltremodo, inerti, separate, morte, morte, morte? In verità vi dico che così è. Fra i viventi, perché respirano ancora, innumerevoli sono coloro che sono simili a cadaveri, alle ossa aride viste da Ezechiele. Chi sono costoro? Sono quelli che non hanno in loro la vita dello spirito.
   Ve ne sono in Israele come in tutto il mondo. E che fra i gentili e gli idolatri non siano che morti che attendono di essere vitalizzati dalla Vita, è cosa naturale, e dà dolore soltanto a coloro che possiedono la vera Sapienza, perché Essa fa loro comprendere che l’Eterno ha creato le creature per Lui e non per le idolatrie, e si affligge di vederne tante nella morte. Ma se l’Altissimo ha questo dolore, ed è già grande, quale dolore sarà il suo per quelli del suo Popolo che sono ossa biancheggianti, senza vita, senza spirito?
   Gli eletti, i prediletti, i protetti, i nutriti, gli istruiti da Lui direttamente o dai suoi servi e profeti, perché devono essere colpevolmente ossa aride, mentre per loro ha sempre gemuto un filo d’acqua vitale dal Cielo e li ha abbeverati di Vita e Verità? Perché si sono disseccati essi, piantati nella terra del Signore? Perché il loro spirito è morto, quando tutto un tesoro sapienziale lo Spirito Eterno ha messo a loro disposizione perché ne attingessero e vivessero? Chi, con qual prodigio potranno tornare alla Vita, se essi hanno lasciato le fonti, i pascoli, le luci date da Dio, e brancolano fra le caligini, e bevono fonti non pure, e si pascono di cibi non santi?
   Non torneranno dunque mai più vivi? Sì. In nome dell’Altissimo Io lo giuro. Molti risorgeranno. Dio ha già pronto il miracolo, anzi esso è già attivo, esso ha già operato in alcuni, e delle ossa aride si sono rivestite di vita perché l’Altissimo, al quale nulla è vietato, ha mantenuto la promessa e la mantiene, e sempre più la completa. Egli, dall’alto dei Cieli, grida a queste ossa che attendono la Vita: “Ecco, Io infonderò in voi lo spirito e vivrete”. Ed ha preso il suo Spirito, Se stesso ha preso, e ha formato una Carne a rivestire la sua Parola, e l’ha mandata a questi morti perché, parlando ad essi, si infondesse di nuovo in essi la Vita.
   Quante volte nei secoli Israele ha gridato: “Sono inaridite le nostre ossa, la nostra speranza è morta, siamo staccati!”. Ma ogni promessa è sacra, ogni profezia è vera. Ecco che è venuto il tempo in cui il Messo di Dio apre le tombe per trarne i morti e vivificarli per condurli seco nella vera Israele, nel Regno del Signore, nel Regno del Padre mio e vostro.

 5 Io sono la Risurrezione e la Vita! Io sono la Luce venuta ad illuminare chi giaceva nelle tenebre! Io sono la Fonte che zampilla Vita eterna. Chi viene a Me non conoscerà la Morte. Chi ha sete di Vita venga e beva. Chi vuole possedere la Vita, ossia Dio, creda in Me, e dal suo seno sgorgheranno non stille, ma fiumi d’acqua viva. Perché chi crede in Me formerà con Me il nuovo Tempio, dal quale scaturiscono le acque salutari delle quali parla Ezechiele.
   Venite a Me, o popoli! Venite a Me, o creature! Venite a formare un unico Tempio, perché Io non respingo nessuno, ma per amore vi voglio con Me, nel mio lavoro, nei miei meriti, nella mia gloria.
   “E io vidi acque che scaturivano di sotto la porta della casa, ad oriente… E le acque scendevano nel lato destro, a mezzogiorno dell’altare”.
   Quel Tempio sono i credenti nel Messia del Signore, nel Cristo, nella Nuova Legge, nella Dottrina del tempo di Salute e di Pace. Come di pietre sono formati i muri di questo tempio, così di spiriti vivi saranno formate le mistiche mura del Tempio che non morrà in eterno e che dalla Terra assurgerà al Cielo, come il suo Fondatore, dopo la lotta e la prova.
   Quell’altare dal quale sgorgano le acque, quell’altare a oriente sono Io. E le mie acque sgorgano da destra perché la destra è il posto degli eletti al Regno di Dio. Sgorgano da Me per riversarsi nei miei eletti e farli ricchi delle acque vitali, portatori di esse, spargitori di esse a settentrione e a mezzogiorno, a oriente e occidente, per dare Vita alla Terra nei suoi popoli che attendono l’ora di Luce, l’ora che verrà, che assolutamente verrà per ogni luogo prima che la Terra cessi di essere.
   Sgorgano e si spargono le mie acque mescolate a quelle che Io stesso ho dato e darò ai miei seguaci, e pur essendo sparse per bonificare la Terra saranno unite in un solo fiume di Grazia, sempre più profondo, sempre più vasto, accrescentesi giorno per giorno, passo per passo, delle acque dei nuovi seguaci, finché diverrà come un mare che bagnerà ogni luogo per santificare tutta la Terra.

 6 Dio questo vuole. Dio questo fa. Un diluvio ha lavato il mondo dando morte ai peccatori. Un nuovo diluvio, di altro liquido che pioggia non sia, laverà il mondo dando Vita. E, per un misterioso atto di grazia, gli uomini potranno esser parte di quel diluvio santificatore, unendo le loro volontà alla mia, le loro fatiche alla mia, le loro sofferenze alla mia. E il mondo conoscerà la Verità e la Vita. E chi vorrà parteciparvi potrà. E solo chi non vorrà essere nutrito delle acque di Vita diverrà luogo paludoso e pestifero, o rimarrà tale, e non conoscerà i pingui raccolti dei frutti di grazia, sapienza, salute, che conosceranno coloro che vivranno in Me.
   In verità vi dico per un’altra volta che chi ha sete e venga a Me beverà e non avrà più sete, perché la mia Grazia aprirà in lui fonti e fiumi d’acqua viva. E chi non crede in Me perirà come salina dove la vita non può sussistere.
   In verità vi dico che dopo di Me non cesserà la Fonte, perché Io non morrò ma vivrò e, dopo che me ne sarò andato, andato e non morto, ad aprire le porte dei Cieli, un Altro verrà che mi è uguale e che completerà la mia opera facendovi comprendere quello che vi ho detto e incendiandovi per farvi “luci”, posto che avete accolto la Luce».
 Gesù tace.

 7 La folla, che è stata silenziosa sotto l’impero del discorso, bisbiglia ora e commenta in diversa maniera.
   Chi dice: «Che parole! Egli è un vero profeta!».
   Chi: «È il Cristo. Ve lo dico. Neppur Giovanni parlava così. E nessun profeta è così forte».
   «E poi Egli ci fa capire i profeti, anche Ezechiele, tanto oscuro nei suoi simboli».
   «Sentito, eh!? Le acque! L’altare! È chiaro!».
   «E le ossa aride?! Hai visto come si sono turbati scribi e farisei e sacerdoti? Hanno capito il salmo!».
   «Già! E hanno mandato le guardie. Ma esse!… Si sono dimenticate di prenderlo e sono rimaste come pargoli che vedono gli angeli. Guardatele là! Sembrano sbalordite».
   «Guarda! Guarda! Un magistrato le richiama e rimprovera. Andiamo a sentire!».
 Intanto Gesù guarisce dei malati che gli vengono portati e non si cura di altro finché, facendosi largo fra la gente, un gruppo di sacerdoti e farisei, capitanati da un uomo sui trenta-trentacinque anni, che vedo scansare da tutti con un timore che è quasi un terrore, lo raggiunge.
   «Ancora sei qui? Vattene! In nome del Sommo Sacerdote!».
 Gesù si alza — era curvo su un paralitico — e li guarda calmo e mite. Poi torna a curvarsi per imporre le mani al malato.
   «Vattene! Hai capito? Seduttore di folle. O ti faremo arrestare».
   «Va’, e loda il Signore con una vita santa», dice Gesù al malato che sorge guarito, e questa è la sua unica risposta, mentre quelli che minacciano spumano veleno e la folla li ammonisce a non fare del male a Gesù coi suoi osanna.
   Ma, se Gesù è mite, non lo è Giuseppe d’Alfeo che, raddrizzandosi impettito, gettando il capo indietro per parere più alto, grida: «Eleazaro, o tu che coi tuoi pari vorresti abbattere lo scettro del Figlio eletto di Dio e di Davide, sappi che tu stai tagliando ogni pianta, la tua per prima, quella di cui tanto sei borioso. Perché la tua nequizia agita sul tuo capo la spada del Signore!», e direbbe dell’altro, ma Gesù gli posa la mano sulla spalla dicendo: «Pace, pace, fratello mio!», e Giuseppe, paonazzo di sdegno, tace.

 8 Si avviano verso l’uscita. E fuori della cinta viene riportato a Gesù che i capi dei sacerdoti e i farisei hanno rimproverato le guardie per non avere arrestato Gesù, e che esse si erano scusate dicendo che nessuno aveva mai parlato come Gesù. Risposta che aveva fatto imbestialire i principi dei sacerdoti e i farisei, fra i quali erano molti sinedristi. Tanto che, per provare alle guardie che solo gli stolidi potevano essere sedotti da un pazzo, volevano venire ad arrestarlo come bestemmiatore. Anche per insegnare alla folla a capire la verità. Ma Nicodemo, che era presente, si era opposto dicendo: «Non potete procedere contro di Lui. La nostra Legge vieta di condannare un uomo prima di averlo sentito e aver visto ciò che fa. E noi da Lui abbiamo sentito e visto soltanto cose non condannabili». Al che l’ira dei nemici di Gesù si era riversata su Nicodemo con minacce e insulti e beffe, come fosse uno stolto e un peccatore. E Eleazar ben Anna era partito personalmente, coi più furenti, per cacciare Gesù, non osando fare di più, data la folla.
   Giuseppe d’Alfeo è furente. Gesù lo guarda e dice: «Lo vedi, o fratello?». Non dice di più… ma c’è tanto in quelle parole! C’è il monito che Egli ha ragione se parla o se tace, c’è il ricordo di sue parole, c’è l’indice di ciò che è la Giudea nelle caste più importanti, di ciò che è il Tempio e così via.
   Giuseppe china il capo e dice: «Hai ragione…». Tace pensoso. Poi, d’improvviso, getta le braccia intorno alle spalle di Gesù e gli piange sul petto dicendo: «Povero fratello mio! Povera Maria! Povera Madre!». Credo che Giuseppe intuisca chiaramente, in questo momento, la sorte di Gesù…
   «Non piangere! Fa’ tu pure, come Io faccio, la volontà del Padre nostro!», lo conforta Gesù e lo bacia per consolarlo.

 9 Quando Giuseppe è un poco calmato, si avviano verso la casa dove egli è ospite e là si salutano baciandosi. E Giuseppe, molto, molto commosso, dice per ultime parole: «Va’ in pace, Gesù! Su tutto. Quello che ti ho detto presso Nazaret te lo ripeto, e più fortemente ancora. Va’ in pace. Abbi solo le cure del tuo lavoro. Al resto penso io. Va’ e Dio ti conforti». E lo bacia ancora, paterno nella faccia e nella carezza che, come una benedizione di capo famiglia, gli posa sul capo.
   Poi Giuseppe saluta i fratelli. Si salutano anche con Simone. Ma noto che Giacomo, non so per qual motivo, è piuttosto sostenuto con Giuseppe e viceversa. Invece con Simone c’è più affettuosità. L’ultima parola di Giuseppe a Giacomo è: «Devo dunque dire che ti ho perduto?».
   «No, fratello. Devi dire che tu sai dove sono e che perciò sta in te a trovarmi. Senza rancore. Con molte orazioni per te, anzi. Ma nelle cose dello spirito non bisogna prendere due sentieri insieme. Tu sai ciò che voglio dire…».
   «Lo vedi che io lo difendo…».
   «Difendi l’uomo e il parente. Non basta per darti quei fiumi di Grazia di cui Egli parlava. Difendi il Figlio di Dio, senza paura del mondo, senza calcolo di interesse, e sarai perfetto. Addio. Ti raccomando la madre nostra e Maria di Giuseppe…».
   Gesù — non so se ha sentito, perché intento a salutare gli altri nazareni e galilei — finiti i saluti ordina: «Andiamo sull’Uliveto. Da lì ci dirigeremo in qualche luogo…».

Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, Regina del Cielo e della terra,
noi ci affidiamo per sempre a Te!

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