Capitolo 2 – Trattato della vera devozione a Maria

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VERITÀ FONDAMENTALI DELLA DEVOZIONE A MARIA

60. Dopo aver detto fin qui qualcosa della necessità che noi abbiamo della devozione alla santissima Vergine, bisogna dire in che cosa consista tale devozione; ciò che farò, con l’aiuto di Dio, dopo aver premesso alcune verità fondamentali, che daranno luce alla grande e solida devozione che voglio far conoscere.

Prima verità

61. Prima verità. Gesù Cristo nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di tutte le nostre devozioni; altrimenti esse sarebbero false e ingannatrici. Gesù Cristo è l’alfa e l’omega, il principio e il fine di tutte le cose. Noi lavoriamo, come dice l’Apostolo, solo per perfezionare ogni uomo in Gesù Cristo, perché in lui solo abitano tutta la pienezza della Divinità e tutte le altre pienezze di grazie, di virtù e di perfezioni; perché in lui solo siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale; perché egli è il nostro unico maestro che deve istruirci, il nostro unico Signore da cui dobbiamo dipendere, il nostro unico capo al quale dobbiamo essere uniti, il nostro unico modello al quale dobbiamo conformarci, il nostro unico medico che deve guarirci, il nostro unico pastore che deve nutrirci, la nostra unica via che deve condurci, la nostra unica verità che dobbiamo credere, la nostra unica vita che deve vivificarci, e il nostro unico tutto in tutte le cose che deve bastarci. Non è stato dato altro nome sotto il cielo, che il nome di Gesù, per il quale noi dobbiamo essere salvati. Dio non ha posto altro fondamento della nostra salvezza, della nostra perfezione e della nostra gloria che Gesù Cristo: ogni edificio che non poggia su questa pietra ferma è fondato sulla sabbia mobile e cadrà senza dubbio presto o tardi. Ogni fedele che non è unito a lui come un ramo al ceppo della vite, cadrà, seccherà e servirà solo ad essere gettato nel fuoco. Se noi siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo in noi, non abbiamo da temere nessuna dannazione: né gli angeli del cielo, né gli uomini della terra, né i diavoli dell’inferno, né alcuna altra creatura può nuocerci, perché non può separarci dalla carità di Dio che è in Cristo Gesù. Per Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù Cristo, noi possiamo tutto: rendere ogni onore e gloria al Padre, nell’unità dello Spirito Santo; diventare perfetti ed essere per il nostro prossimo un buon odore di vita eterna.

62. Se dunque noi stabiliamo la solida devozione della santissima Vergine, ciò è solo per stabilire più perfettamente quella di Gesù Cristo, è solo per dare un mezzo facile e sicuro per trovare Gesù Cristo. Se la devozione alla santissima Vergine allontanasse da Gesù Cristo, bisognerebbe rigettarla come un’illusione del diavolo; ma è esattamente il contrario, come ho già mostrato e mostrerò ancora in seguito: questa devozione è necessaria proprio per trovare Gesù Cristo perfettamente e amarlo teneramente e servirlo fedelmente.

63. Io mi volgo qui un istante verso di te, o mio amabile Gesù, per lamentarmi amorosamente con la tua divina Maestà del fatto che la maggior parte dei cristiani, compresi i più dotti, non sanno il legame necessario che esiste fra te e la tua santa Madre. Tu, Signore, sei sempre con Maria e Maria è sempre con te e non può essere senza di te: altrimenti ella cesserebbe di essere quello che è; ella è talmente trasformata in te dalla grazia che non vive più, non è più; tu solo, mio Gesù, vivi e regni in lei, più perfettamente che in tutti gli angeli e i beati. Ah! se si conoscesse la gloria e l’amore che tu ricevi in questa ammirabile creatura, si avrebbero verso di te e di lei ben altri sentimenti. Ella è così intimamente unita a te che sarebbe più facile separare la luce dal sole, il calore dal fuoco; dico di più, sarebbe più facile separare tutti gli angeli e i santi da te, che non la divina Maria: perché ella ti ama più ardentemente e ti glorifica più perfettamente di tutte insieme le altre creature.

64. Dopo ciò, mio amabile Maestro, non è cosa sorprendente e dolorosa vedere l’ignoranza e le tenebre di tutti gli uomini di quaggiù circa la tua santa Madre? Non parlo tanto degli idolatri e dei pagani, che, non conoscendo te, non si curano di conoscerla; non parlo neppure degli eretici e degli scismatici, che non si curano di essere devoti della tua santa Madre, essendosi separati da te e dalla tua santa Chiesa; ma parlo dei cristiani cattolici, e degli stessi dottori fra i cattolici, che facendo professione di insegnare agli altri le verità, non conoscono né te, né la tua santa Madre, se non in maniera speculativa, arida, sterile e indifferente. Questi signori parlano solo raramente della tua santa Madre e della devozione che le si deve perché temono, dicono, che se ne abusi, che ti si faccia ingiuria onorando troppo la tua santa Madre. Se vedono o sentono qualche devoto della santissima Vergine parlare spesso della devozione a questa buona Madre, in maniera tenera, forte e persuasiva, come di un mezzo sicuro senza illusione, di un cammino breve senza pericolo, di una via immacolata senza imperfezione e di un segreto meraviglioso per trovarti e amarti perfettamente, gridano contro di lui, e gli elencano mille false ragioni per provargli che non bisogna parlar tanto della santa Vergine, che vi sono grandi abusi in questa devozione, e che bisogna adoperarsi a distruggerli, e a parlare di te piuttosto che portare i popoli alla devozione alla santa Vergine che amano già abbastanza.

Si sentono talvolta parlare della devozione alla tua santa Madre, non per stabilirla e propagarla, ma per distruggerne gli abusi, mentre questi signori sono senza pietà e senza devozione tenera per te, perché non ne hanno per Maria. Considerano il Rosario e lo Scapolare come devozioni da donnicciole, proprie degli ignoranti, non necessarie per salvarsi; e se capita nelle loro mani qualche devoto della santa Vergine, che recita il Rosario o compie qualche altra pratica di devozione verso di lei, gli muteranno presto lo spirito e il cuore: in luogo del Rosario, gli consiglieranno di dire i sette Salmi; invece della devozione alla santa Vergine, gli consiglieranno la devozione a Gesù Cristo.

O mio amabile Gesù, hanno costoro il tuo spirito? Ti fanno piacere agendo in questo modo? È piacere a te non fare tutti gli sforzi per piacere alla tua Madre, per paura di dispiacerti? La devozione alla tua santa Madre impedisce la tua? Ella si attribuisce l’onore che le si rende? Ella fa parte a sé? È un’estranea che non ha alcun legame con te? È separarsi o allontanarsi dal tuo amore darsi a lei e amarla?

65. Eppure, mio amabile Maestro, la maggior parte dei dotti, per punizione del loro orgoglio, non allontanerebbero di più dalla devozione alla tua santa Madre e non condurrebbero di più all’indifferenza, se tutto quello che ho appena detto fosse vero. Preservami, Signore, preservami dai loro sentimenti e dalle loro pratiche e concedimi di partecipare ai sentimenti di riconoscenza, di stima, di rispetto e d’amore che tu hai nei confronti della tua santa Madre, affinché io ti ami e ti glorifichi imitandoti e seguendoti più da vicino.

66. Come se fin qui non avessi ancora detto nulla in onore della tua santa Madre, «concedimi la grazia di lodarla degnamente», malgrado tutti i suoi nemici, che sono i tuoi, e di dire loro apertamente con i santi: «Non presuma di ottenere misericordia da Dio, chi offende la sua santa Madre».

67. Per ottenere dalla tua misericordia una vera devozione alla tua santa Madre, e per ispirarla a tutti, fa’ che io ti ami ardentemente, e accogli per questo la preghiera infocata che ti rivolgo con sant’Agostino e i tuoi veri amici:

«Tu es Christus, pater meus sanctus, Deus meus pius, rex meus magnus, pastor meus bonus, magister meus unus, adiutor meus optimus, dilectus meus pulcherrimus, panis meus vivus, sacerdos meus in aeternum, dux meus ad patriam, lux mea vera, dulcedo mea sancta, via mea recta, sapientia mea praeclara, simplicitas mea pura, concordia mea pacifica, custodia mea tota, portio mea bona, salus mea sempiterna…

Christe Iesu, amabilis Domine, cur amavi, quare concupivi in omni vita mea quidquam praeter te Iesum Deum meum? Ubi eram quando tecum mente non eram? Iam ex hoc nunc, omnia desideria mea, incalescite et effluite in Dominum Iesum; currite, satis hactenus tardastis; properate quo pergitis; quaerite quem quaeritis. Iesu, qui non amat te anathema sit; qui te non amat amaritudine repleatur… O dulcis Iesu, te amet, in te delectetur, te admiretur omnis sensus bonus tuae conveniens laudi. Deus cordis mei et pars mea, Christe Iesu, deficiat cor meum spiritu suo, et vivas tu in me, et concalescat in spiritu meo vivus carbo amoris tui, et excrescat in ignem perfectum; ardeat iugiter in ara cordis mei, ferveat in medullis meis, flagret in absconditis animae meae; in die consummationis meae consummatus inveniar apud te. Amen».

Ho voluto trascrivere in latino questa meravigliosa preghiera di sant’Agostino, affinché le persone che capiscono il latino la recitino tutti i giorni per chiedere l’amore di Gesù che noi cerchiamo per mezzo della divina Maria.

Seconda verità

68. Seconda verità. Bisogna concludere da ciò che Gesù Cristo è a nostro riguardo, che noi non apparteniamo a noi stessi, come dice l’Apostolo, ma completamente a lui, come suoi membri e suoi schiavi ch’egli ha comprato a prezzo infinitamente caro, a prezzo di tutto il suo sangue. Prima del battesimo appartenevamo al diavolo come suoi schiavi, e il battesimo ci ha resi veri schiavi di Gesù Cristo, che devono vivere, lavorare e morire solo per fruttificare per questo Dio Uomo, glorificarlo nel nostro corpo e farlo regnare nella nostra anima, perché siamo sua conquista, suo popolo e sua eredità. Per la stessa ragione lo Spirito Santo ci paragona:

1) ad alberi piantati lungo le acque della grazia, nel campo della Chiesa, che devono dare frutti a suo tempo;

2) ai rami di una vite di cui Gesù Cristo è il ceppo, che devono produrre buona uva;

3) a un gregge di cui Gesù Cristo è il pastore, che deve moltiplicarsi e dare latte;

4) a una terra fertile di cui Dio è il lavoratore, e nella quale il seme si moltiplica e produce il trenta, il sessanta o il cento per uno. Gesù Cristo maledisse il fico sterile, e condannò il servo inutile che non aveva fatto fruttare il suo talento. Tutto questo prova che Gesù Cristo vuole ricevere qualche frutto dalle nostre misere persone, cioè le nostre opere buone, perché esse appartengono unicamente a lui: «Creati in Cristo Gesù per le opere buone» (Ef 2,10). Parole dello Spirito Santo che mostrano sia che Gesù Cristo è l’unico principio e deve essere l’unico fine di tutte le nostre opere buone, sia che dobbiamo servirlo non solo come servi stipendiati, ma come schiavi d’amore. Mi spiego.

69. Vi sono due maniere quaggiù di appartenere a un altro e di dipendere dalla sua autorità, cioè: la semplice servitù e la schiavitù; dal che noi chiamiamo uno servo e uno schiavo.

Con la servitù comune tra i cristiani, un uomo si impegna a servirne un altro per un certo tempo, per un certo stipendio o una data ricompensa.

Con la schiavitù, un uomo dipende interamente da un altro per tutta la propria vita, e deve servire il suo padrone, senza pretendere alcuno stipendio né ricompensa come una delle sue bestie sulla quale ha diritto di vita e di morte.

70. Vi sono tre specie di schiavitù: una schiavitù naturale, una schiavitù forzata e una schiavitù volontaria. Tutte le creature sono schiave di Dio nel primo modo: «Del Signore è la terra e quanto contiene» (Sal 24,1); i demoni e i dannati nel secondo; i giusti e i santi lo sono nel terzo. La schiavitù volontaria è la più perfetta e la più gloriosa per Dio, che guarda il cuore, e che domanda il cuore, e che si chiama il Dio del cuore o della volontà amorosa, perché con questa schiavitù si sceglie Dio e il suo servizio al di sopra di tutte le cose, quand’anche la natura non obbligasse a questo.

71. Vi è una differenza totale tra un servo e uno schiavo:

1) Un servo non dà tutto ciò che è e tutto ciò che possiede e tutto ciò che può acquistare per mezzo di altri o da se stesso al suo padrone; lo schiavo invece dà tutto se stesso, tutto ciò che possiede e tutto ciò che può acquistare al suo padrone, senza alcuna eccezione.

2) Il servo esige uno stipendio per i servizi che rende al suo padrone, lo schiavo invece non può esigere nulla, qualunque sia l’assiduità, l’abilità, la forza con cui lavora.

3) Il servo può lasciare il suo padrone quando vuole, o almeno quando il tempo del suo servizio è terminato; lo schiavo invece non ha diritto di lasciare il suo padrone quando vuole.

4) Il padrone del servo non ha su di lui nessun diritto di vita e di morte, di modo che se lo uccidesse, come una delle sue bestie da soma, commetterebbe un omicidio ingiusto; il padrone dello schiavo invece ha per legge diritto di vita e di morte su di lui, di modo che può venderlo a chi vuole, o ucciderlo, come farebbe con il suo cavallo.

5) Infine, il servo è solo per un periodo di tempo al servizio di un padrone, lo schiavo invece per sempre.

72. Non c’è niente fra gli uomini che ci faccia appartenere maggiormente a un altro della schiavitù; non c’è niente neanche fra i cristiani che ci faccia appartenere in modo più assoluto a Gesù Cristo e alla sua santa Madre della schiavitù volontaria, secondo l’esempio di Gesù Cristo stesso, che assunse la condizione di schiavo per nostro amore: «formam servi accipiens» (Fil 2,7), e della santa Vergine, che si disse la serva e la schiava del Signore. L’Apostolo si onora di chiamarsi «servus Christi». I cristiani sono chiamati più volte nella sacra Scrittura «servi Christi», la quale parola servus, secondo la giusta osservazione di un dotto, un tempo non significava altro che schiavo, perché non esistevano ancora i servi come oggi, i padroni erano serviti solo da schiavi o da liberti: ciò che il Catechismo del sacro Concilio di Trento, per non lasciare alcun dubbio che noi siamo schiavi di Gesù Cristo, esprime con un termine inequivocabile, chiamandoci «mancipia Christi», schiavi di Gesù Cristo. Ciò posto:

73. Dico che dobbiamo appartenere a Gesù Cristo e servirlo, non solo come servi mercenari, ma come schiavi d’amore, che, spinti da grande amore, si donano e si consacrano a servirlo in qualità di schiavi, per il solo onore di appartenergli. Prima del battesimo eravamo schiavi del demonio; il battesimo ci ha resi schiavi di Gesù Cristo: è giocoforza che i cristiani siano schiavi del demonio o schiavi di Gesù Cristo.

74. Quello che dico in modo assoluto di Gesù Cristo, lo dico in modo relativo della santa Vergine, alla quale Gesù Cristo, avendola scelta come compagna indissolubile della sua vita, della sua morte, della sua gloria e della sua potenza in cielo e sulla terra, diede per grazia, relativamente alla sua Maestà, tutti gli stessi diritti e privilegi che egli possiede per natura: «Tutto ciò che conviene a Dio per natura, conviene a Maria per grazia», dicono i santi; di modo che, secondo loro, avendo entrambi la stessa volontà e la stessa potenza, hanno entrambi gli stessi sudditi, servi e schiavi.

75. Si può dunque, secondo il pensiero dei santi e di parecchi grandi uomini, dirsi e farsi schiavi d’amore della santissima Vergine, per essere così più perfettamente schiavi di Gesù Cristo. La santa Vergine è il mezzo di cui Nostro Signore si è servito per venire a noi; è anche il mezzo di cui noi dobbiamo servirci per andare a lui, perché ella non è come le altre creature, le quali se ci attacchiamo, potrebbero piuttosto allontanarci da Dio che avvicinarci; ma la più forte inclinazione di Maria è di unirci a Gesù Cristo, suo Figlio, e la più forte inclinazione del Figlio è che si vada a lui per mezzo della sua santa Madre; ed è fargli onore e piacere, come si farebbe onore e piacere a un re se, per diventare più perfettamente suo suddito e schiavo, ci si facesse schiavi della regina. Per questo i santi Padri e san Bonaventura dopo di loro, dicono che la santa Vergine è la via per andare a Nostro Signore: «La via per andare a Cristo è avvicinarsi a lei».

76. Inoltre, se, come ho detto, la santa Vergine è la Regina e sovrana del cielo e della terra: «Ecce imperio Dei omnia subiciuntur et Virgo; ecce imperio Virginis omnia subiciuntur et Deus», dicono sant’Anselmo, san Bernardo, san Bernardino, san Bonaventura, non ha tanti sudditi e schiavi quante sono le creature? Non è ragionevole che fra tanti schiavi per forza, ve ne siano per amore che volontariamente scelgano, in qualità di schiavi, Maria per loro sovrana? Come! gli uomini e i demoni hanno i loro schiavi volontari e Maria non ne avrebbe? Come! un re si tiene onorato che la regina sua consorte abbia degli schiavi su cui abbia diritto di vita e di morte, perché l’onore e il potere dell’uno è l’onore e il potere dell’altro; e si potrebbe credere che Nostro Signore che, come il migliore di tutti i figli, ha fatto partecipe di tutto il suo potere la sua santa Madre, trovi cosa non buona che ella abbia degli schiavi? Ha egli meno rispetto e amore per sua Madre che Assuero per Ester e Salomone per Betsabea? Chi oserebbe dirlo e anche solo pensarlo?

77. Ma dove mi conduce la penna? Perché mi soffermo a provare una cosa così evidente? Se non ci si vuole dire schiavi della santa Vergine, che importa! Ci si faccia e ci si dica schiavi di Gesù Cristo! È esserlo della santa Vergine, poiché Gesù Cristo è il frutto e la gloria di Maria. Questo si compie in modo perfetto con la devozione di cui parleremo in seguito.

Terza verità

78. Terza verità. Le nostre migliori azioni sono ordinariamente contaminate e corrotte dal cattivo fondo che vi è in noi. Quando si mette dell’acqua pulita e limpida in un recipiente che sa di cattivo, o del vino in una botte il cui interno è guastato da un altro vino che c’è stato dentro, l’acqua limpida e il buon vino si guastano e prendono facilmente il cattivo odore. Parimenti, quando Dio mette nella nostra anima, guastata dal peccato originale e attuale, le sue grazie e rugiade celesti o il vino delizioso del suo amore, i suoi doni sono ordinariamente guastati e contaminati dal cattivo lievito e il cattivo fondo che il peccato ha lasciato in noi; le nostre azioni, anche delle virtù più sublimi, ne risentono. È pertanto di massima importanza, per acquistare la perfezione, che si acquista solo con l’unione a Gesù Cristo, vuotarci di ciò che c’è di cattivo in noi: altrimenti Nostro Signore, che è infinitamente puro e che odia infinitamente la minima macchia nell’anima, ci rigetterà dal suo cospetto e non si unirà a noi.

79. Per vuotarci di noi stessi bisogna, in primo luogo, conoscere bene, con la luce dello Spirito Santo, il nostro cattivo fondo, la nostra incapacità a ogni bene utile alla salvezza, la nostra debolezza in ogni cosa, la nostra incostanza in ogni tempo, la nostra indegnità di ogni grazia, e la nostra iniquità in ogni luogo. Il peccato dei nostri progenitori ci ha tutti quasi completamente guastati, inaciditi, gonfiati e corrotti, come il lievito inacidisce, gonfia e corrompe la pasta in cui è messo. I peccati attuali che abbiamo commesso, sia mortali, sia veniali, ancorché perdonati, hanno aumentato la nostra concupiscenza, la nostra debolezza, la nostra incostanza e la nostra corruzione, e hanno lasciato cattivi residui nella nostra anima.

I nostri corpi sono così corrotti, che sono chiamati dallo Spirito Santo corpi del peccato, concepiti nel peccato, nutriti nel peccato e capaci di tutto, corpi soggetti a mille e mille malattie, che si corrompono di giorno in giorno e generano solo putredine e corruzione.

La nostra anima, unita al nostro corpo, è diventata così carnale, che è chiamata carne: «Ogni carne aveva corrotto la sua condotta» (Gn 6,12). Abbiamo per eredità solo la superbia e l’accecamento della mente, l’indurimento del cuore, la debolezza e l’incostanza dell’anima, la concupiscenza, le passioni ribelli e le malattie del corpo. Siamo per natura più superbi dei pavoni, più attaccati alla terra dei rospi, più brutti dei capri, più invidiosi dei serpenti, più golosi dei porci, più collerici delle tigri e più pigri delle tartarughe, più deboli delle canne e più incostanti delle banderuole. Non abbiamo nel nostro fondo che il nulla e il peccato, e meritiamo solo l’ira di Dio e l’inferno eterno.

80. Dopo ciò, bisogna meravigliarsi se Nostro Signore disse che colui che voleva seguirlo doveva rinunciare a se stesso e odiare la propria anima; che colui che avrebbe amato la propria vita l’avrebbe persa e colui che l’avrebbe odiata l’avrebbe salvata? Questa Sapienza infinita, che non dà comandamenti senza ragione, ci ordina di odiare noi stessi soltanto perché siamo grandemente degni di odio: niente di più degno d’amore che Dio, niente di più degno di odio che noi stessi.

81. In secondo luogo, per vuotarci di noi stessi bisogna morire ogni giorno a noi stessi: cioè bisogna rinunciare alle operazioni delle potenze della nostra anima e dei sensi del corpo, bisogna vedere come se non si vedesse, udire come se non si udisse, servirsi delle cose di questo mondo come se non ce ne si servisse, ciò che san Paolo chiama morire ogni giorno: «Cotidie morior!» (1 Cor 15,31). «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo» (Gv 12,24). Se non moriamo a noi stessi, e se le nostre devozioni, anche le più sante, non ci portano a questa morte necessaria e feconda, non porteremo nessun frutto di valore, e le nostre devozioni ci diverranno inutili, tutte le nostre opere di giustizia saranno contaminate dal nostro amor proprio e dalla nostra propria volontà, ciò che farà che Dio avrà in abominio i più grandi sacrifici e le migliori azioni che possiamo fare; e che alla nostra morte ci troveremo con le mani vuote di virtù e di meriti, e non avremo una scintilla di puro amore, che viene comunicato solo alle anime la cui vita è nascosta con Gesù Cristo in Dio.

82. In terzo luogo, bisogna scegliere tra tutte le devozioni alla santissima Vergine quella che ci porta maggiormente a morire a noi stessi, è questa la migliore e la più santificante; perché non bisogna credere che tutto ciò che luccica sia oro, che tutto ciò che è dolce sia miele, e tutto ciò che è facile da fare e praticato dal maggior numero sia ciò che è più santificante. Come vi sono segreti di natura per fare in poco tempo, con poca spesa e con facilità certe operazioni naturali, allo stesso modo vi sono segreti nell’ordine della grazia per fare in poco tempo, con dolcezza e facilità, operazioni soprannaturali: vuotarsi di se stessi, riempirsi di Dio e diventare perfetti.

La pratica che voglio far conoscere è uno di questi segreti di grazia, sconosciuto dalla maggior parte dei cristiani, conosciuto da pochi devoti, e praticato e gustato da un numero molto più piccolo. Per cominciare a scoprire questa pratica, ecco una quarta verità che è una conseguenza della terza.

Quarta verità

83. Quarta verità. È più perfetto, perché più umile, non accostarci a Dio da noi stessi, senza un mediatore. Essendo il nostro fondo corrotto, come ho dimostrato, se ci appoggiamo sulle nostre attività, iniziative, preparazioni, per arrivare a Dio e piacergli, è certo che tutte le nostre opere di giustizia saranno macchiate, o di scarso valore davanti a Dio, per indurlo a unirsi a noi e a esaudirci. Poiché non è senza ragione che Dio ci ha dato dei mediatori presso la sua Maestà: egli ha visto la nostra indegnità e incapacità, ha avuto misericordia di noi, e, per darci accesso alle sue misericordie, ci ha provvisto di potenti intercessori presso la sua grandezza; di modo che trascurare questi mediatori, e avvicinarsi direttamente alla sua santità senza alcuna raccomandazione, è mancare di umiltà, è mancare di rispetto verso un Dio così alto e così santo; è valutare meno questo Re dei re di un re o di un principe della terra, al quale non ci avvicineremmo senza qualche amico che parlasse per noi.

84. Nostro Signore è il nostro avvocato e il nostro mediatore di redenzione presso Dio Padre; è per mezzo di lui che dobbiamo pregare con tutta la Chiesa trionfante e militante; è per mezzo di lui che abbiamo accesso presso la sua Maestà, e non dobbiamo mai comparire davanti a lui se non appoggiati e rivestiti dei suoi meriti, come il piccolo Giacobbe delle pelli di capretto davanti a suo padre Isacco, per ricevere la sua benedizione.

85. Ma non abbiamo forse bisogno di un mediatore presso il Mediatore stesso? La nostra purezza è abbastanza grande per unirci direttamente a lui da soli? Non è egli Dio, in tutto uguale al Padre, e di conseguenza il Santo dei santi, degno di rispetto quanto il Padre? Se, per la sua carità infinita, si è fatto nostro garante e nostro mediatore presso Dio, suo Padre, per placarlo e pagare quello che gli dovevamo, bisogna per questo avere meno rispetto e timore per la sua maestà e la sua santità?

Diciamo dunque arditamente, con san Bernardo, che abbiamo bisogno di un mediatore presso il Mediatore stesso, e che la divina Maria è la più capace di compiere quest’ufficio caritatevole; è per mezzo di lei che Gesù Cristo è venuto a noi, ed è per mezzo di lei che noi dobbiamo andare a lui. Se temiamo di andare direttamente a Gesù Cristo Dio, o a causa della sua grandezza infinita, o a causa della nostra pochezza, o a causa dei nostri peccati, imploriamo arditamente l’aiuto e l’intercessione di Maria nostra Madre: ella è buona e tenera; non vi è in lei nulla di austero, nulla di troppo sublime e di troppo brillante; vedendola, vediamo la nostra pura natura. Ella non è il sole, che, con la vivezza dei suoi raggi, potrebbe abbagliarci a causa della nostra debolezza; ma ella è bella e dolce come la luna, che riceve la luce dal sole e la tempera per renderla conforme alla nostra piccola portata. Ella è così caritatevole che non respinge nessuno di quelli che chiedono la sua intercessione, per quanto peccatori siano; perché, come dicono i santi, non si è mai sentito dire, da quando il mondo è mondo, che qualcuno sia ricorso alla santa Vergine con fiducia e perseveranza, e ne sia stato respinto. Ella è così potente che mai ha ricevuto un rifiuto nelle sue domande; basta che si presenti davanti a suo Figlio per pregarlo: subito egli concede, subito accoglie; egli è sempre amorosamente vinto dalle preghiere della sua carissima Madre, che lo portò in grembo e lo allattò.

86. Tutto questo è tratto da san Bernardo e san Bonaventura; di modo che, secondo loro, noi dobbiamo salire tre gradini per andare a Dio: il primo, che è il più vicino a noi e il più conforme alla nostra capacità, è Maria; il secondo è Gesù Cristo; e il terzo è Dio Padre. Per andare a Gesù, bisogna andare a Maria, nostra mediatrice d’intercessione; per andare all’eterno Padre, bisogna andare a Gesù, nostro mediatore di redenzione. Con la devozione che esporrò in seguito, si rispetta quest’ordine alla perfezione.

Quinta verità

87. Quinta verità. È molto difficile, vista la nostra debolezza e fragilità, conservare in noi le grazie e i tesori che abbiamo ricevuto da Dio:

1) Perché «abbiamo questo tesoro», che vale più del cielo e della terra, «in vasi di creta» (2 Cor 4,7), in un corpo corruttibile, in un’anima debole e incostante, che un nonnulla turba e abbatte.

88. 2) Perché i demoni, che sono ladri astuti, cercano di prenderci alla sprovvista per derubarci e svaligiarci; spiano giorno e notte il momento favorevole per questo; si aggirano continuamente per divorarci, e toglierci in un momento, per un peccato, tutto ciò che abbiamo guadagnato di grazie e di meriti in parecchi anni. La loro malizia, la loro esperienza, le loro astuzie e il loro numero devono farci infinitamente temere questa disgrazia, visto che persone più piene di grazia, più ricche in virtù, più fondate in esperienza e più elevate in santità, sono state sorprese, derubate e depredate miseramente. Ah! quanti cedri del Libano e stelle del firmamento si sono visti cadere miseramente e perdere tutta la loro altezza e il loro splendore in poco tempo! Da dove viene questo strano cambiamento? Non è stata mancanza di grazia, che non manca a nessuno, ma mancanza di umiltà: si sono creduti capaci di custodire i loro tesori; si sono fidati e appoggiati su se stessi; hanno creduto la loro casa abbastanza sicura, e le loro casseforti abbastanza robuste per custodire il prezioso tesoro della grazia, ed è a causa di questo impercettibile appoggio su se stessi (sebbene sembrasse loro di appoggiarsi unicamente sulla grazia di Dio), che il Signore giustissimo ha permesso che fossero derubati, abbandonandoli a se stessi. Ahimè! se avessero conosciuto la devozione ammirabile che mostrerò in seguito, avrebbero affidato il loro tesoro a una Vergine potente e fedele, che glielo avrebbe custodito come un bene proprio, facendosene un dovere di giustizia.

89. 3) È difficile perseverare nella giustizia a causa dell’incredibile corruzione del mondo. Il mondo è ora così corrotto che necessariamente i cuori religiosi ne sono macchiati, se non dal suo fango, almeno dalla sua polvere; di modo che è una specie di miracolo che una persona rimanga ferma in mezzo a questo torrente impetuoso senza essere trascinata, in mezzo a questo mare tempestoso senza essere sommersa o depredata dai pirati e dai corsari, in mezzo a quest’aria infetta senza esserne danneggiata. È la Vergine unicamente fedele sulla quale il serpente non ha mai avuto potere, che compie questo miracolo nei confronti di quelli che la amano veramente.

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