San Liberato da Loro Piceno prega per noi – 6 settembre

Liberato è uno dei santi francescani più oscuri, e i dettagli della vita restano incerti. Secondo la tradizione, nacque a Loro Piceno, trenta miglia a sud di Macerata, ed era imparentato con la nobile famiglia Brunoforte. In età relativamente giovane, si unì ai frati minori a Soffiano, dove si possono ancora visitare i resti del convento. Da francescano, condusse una vita contemplativa, di tipo eremitico, e si presume s’impegnasse con i BB. Umile e Pacifico in un progetto per tutelare la stretta osservanza della regola dell’ordine.

Ancora in base alla tradizione, dopo la morte, nel 1260 circa, i confratelli, portando con loro le sue reliquie e quelle di altri frati deceduti, lasciarono Soffiano per trovare un luogo più congeniale. nuovo convento fu successivamente intitolato a Liberato. È cosa certa che i frati che vissero nel convento poi chiamato San Liberato erano spirituali, membri del gruppo che insisteva su una severa osservanza della regola, che alla fine si separarono dall’ordine, formando il nucleo di questo movimento nelle Marche.

Sono stati fatti dei tentativi per identificare Liberato con un frate anonimo di Soffiano, menzionato nei Fioretti, cui apparve la Madonna, che aprono una questione seria, vale a dire la teoria che Liberato e Pietro di Macerata siano la stessa persona. Il primo, capo del movimento degli spirituali nelle Marche, prese il nome Liberato quando il suo gruppo si separò dai frati minori. Liberato di Loro Piceno fu venerato quasi subito dopo la morte, ma trascorsero quasi cinque secoli prima che il culto diventasse ufficiale, nel 1747; infine, fu approvato da papa Pio IX nel 1868.

Nome: San Liberato da Loro Piceno
Titolo: Frate
Nascita: 1190 circa, Loro Piceno, Macerata
Morte: 1260 circa, Sarnano, Macerata
Ricorrenza: 6 settembre
Tipologia: Commemorazione

 “Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti”.

Vangelo Lc 6, 12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Impegno del giorno: professare a chi incontriamo la fede in Gesù e nella sua onnipotenza.

San Zaccaria prega per noi – 6 settembre

Zaccaria fu un profeta biblico penultimo dei profeti minori dell’Antico Testamento. Figlio di Barachia e nipote di Addo, era di stirpe sacerdotale.

Il libro di Zaccaria si compone di due parti ben distinte. La prima ha per autore un profeta vissuto nel VI secolo a.C. che operò al ritorno dall’esilio in un momento decisivo per la formazione del giudaismo.

Contemporaneo di Aggeo, sostenne la necessità di ricostruire il tempio. Gli esuli tornati da Babilonia attraversavano un periodo di delusione e smarrimento a causa di alcune incomprensioni con la comunità giudaica rimasta in patria. Zaccaria li rincuora promettendo che Dio realizzerà le promesse messianiche. È indispensabile, tuttavia, che tutti recuperino l’integrità morale e operino per la ricostruzione del tempio e della nazione.

La seconda parte inizia con il capitolo 9. Si tratta di materiale composito nel quale vengono riprese tematiche di Ezechiele e altri profeti. Lo scenario che fa da sfondo a questi oracoli risale alla fine del 300 a.C. quando la terra di Israele era stata conquistata da Alessandro Magno ed era iniziata l’epoca ellenistica.

Questa parte del libro dilata ulteriormente l’orizzonte messianico. Il profeta annuncia la rinascita della casa di Davide e parla di un Messia umile e pacifico, in cui gli evangelisti hanno riconosciuto Gesù, il re pacifico che entra in Gerusalemme cavalcando un’asina.

Viene infine annunciato un misterioso trafitto cui guarderanno gli abitanti di Gerusalemme, un testo che sarà citato dall’evangelista Giovanni parlando della lancia che trafisse Gesù al costato provocando la conversione del soldato romano e più in generale dei pagani.

Per questo Zaccaria è uno dei profeti più citati nel Nuovo Testamento ed è venerato anche nella tradizione cristiana.

Nome: San Zaccaria
Titolo: Profeta
Nascita: VI secolo a. C., Sconosciuto
Morte: V secolo a. C., Sconosciuto
Ricorrenza: 6 settembre
Tipologia: Commemorazione
Patrono di :Codevigo, Ricadi

Vangelo Lc 6, 6-11: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».

Vangelo Novus Ordo Lc 6, 6-11
Dal Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Oggi conserviamo nel nostro cuore queste parole del Vangelo:
«Egli lo fece e la sua mano fu guarita».


Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’

Paralleli Novus ordo 

   Cap. CCLXIII. Guarigione dell’uomo dal braccio atrofizzato.

 1 Gesù entra nella sinagoga di Cafarnao, che si affolla lentamente di fedeli perché è sabato. Lo stupore di vederlo è molto grande. Tutti se lo accennano bisbigliando, e qualcuno tira la veste a questo o a quell’apostolo per chiedere quando sono tornati in città, perché nessuno sapeva che erano giunti.
  «Siamo sbarcati adesso al “pozzo del fico” venendo da Betsaida per non fare un passo fuori del prescritto, amico», risponde Pietro ad Uria il fariseo, e questo, offeso di sentirsi chiamare amico da un pescatore, se ne va sdegnoso a raggiungere i suoi, in prima fila.
  «Non li stuzzicare, Simone!», avverte Andrea.
  «Stuzzicarli? Mi ha interrogato e ho risposto dicendo anche che abbiamo evitato di camminare per rispetto al sabato».
  «Diranno che abbiamo faticato con la barca…».
  «Finiranno col dire che abbiamo faticato respirando! Stolto! È la barca che fatica, è il vento e l’onda, non noi andando in barca».
  Andrea si prende il rabbuffo e tace.

 2 Dopo le preghiere preliminari viene il momento della lettura di un brano e spiegazione dello stesso. Il sinagogo chiede a Gesù di farlo, ma Gesù accenna ai farisei dicendo: «Lo facciano loro». Ma, posto che loro non lo vogliono fare, deve parlare Lui.
  Gesù legge il brano[59] del primo libro dei Re dove è narrato come Davide, tradito dagli Zifei, fu segnalato a Saul che era a Gabaa. Restituisce il rotolo e inizia a parlare.
  «Violare il precetto della carità, dell’ospitalità, dell’onestà, è sempre male. Ma l’uomo non si perita di farlo con la massima indifferenza. Qui abbiamo un duplice episodio di questa violazione e la conseguente punizione di Dio. La condotta degli Zifei era subdola. Quella di Saul non lo era da meno. I primi, vili nell’intento di ingrazionirsi il più forte e averne utile. Il secondo, vile nell’intento di levare di mezzo l’unto del Signore.
  L’egoismo perciò li accumunava. E all’indegna proposta il falso e peccatore re d’Israele osa dare una risposta in cui è nominato il Signore: “Siate benedetti dal Signore”.
  Irrisione della giustizia di Dio! Abituale irrisione! Sulle malvagità dell’uomo troppe volte si invoca a premio o a mallevadoria il Nome del Signore e la sua benedizione. È detto: “Non nominerai il Nome di Dio invano”. E vi può essere cosa più vana, peggio, più malvagia di quella di nominarlo per compiere un delitto contro il prossimo? Eppure è peccato comune più di ogni altro, fatto con indifferenza anche da quelli che sono sempre i primi nelle adunanze del Signore, nelle cerimonie e nell’insegnamento. Ricordatevi che è peccaminoso indagare, notare, preparare ogni cosa per nuocere al prossimo. E pure peccaminoso è fare indagare, notare e preparare ogni cosa, per nuocere al prossimo, da altri. È indurre gli altri al peccato tentandoli con mercede o minacciandoli di rappresaglie.
  Io vi avverto che è peccato. Io vi avverto che è egoismo e odio una simile condotta. E voi sapete che odio ed egoismo sono i nemici dell’amore. Ve ne avverto perché mi preoccupo delle vostre anime. Perché vi amo. Perché non vi voglio in peccato. Perché non vi voglio puniti da Dio come avvenne a Saul che, mentre inseguiva Davide per prenderlo e ucciderlo, ebbe il paese distrutto dai filistei. In verità che ciò avverrà sempre a chi nuoce al prossimo.  La sua vittoria durerà quanto l’erba sul prato. Presto sorgerà, ma presto seccherà e sarà tritata dal piede indifferente del passante. Mentre la buona condotta, la vita onesta, pare stenti a nascere ed affermarsi. Ma formata che sia come abito di vita, diviene albero potente e fronzuto che neppure il turbine divelle e la canicola non brucia. In verità chi è fedele alla Legge, ma realmente fedele, diviene un albero potente che non è piegato dalle passioni né arso dal fuoco di Satana.
 Ho detto. 

 3 Se alcuno vuol dire di più, lo dica».
  «Noi ti chiediamo se hai parlato per noi, farisei».
  «Di farisei è forse piena la sinagoga? Voi siete quattro, la folla è di cento e cento persone. La parola è per tutti».
  «L’allusione però era chiara».
  «In verità non si è mai visto che uno, solo indiziato da un parallelo, si accusi da sé! E voi lo fate. Ma perché vi accusate se Io non vi accuso? Sapete forse di agire come ho detto? Io non lo so. Ma se così è, ravvedetevene. Perché l’uomo è debole e può peccare. Ma Dio lo perdona se sorge in lui il pentimento sincero e la voglia di non peccare più. Ma certo che persistere nel male è doppio peccato e su esso non scende il perdono».
  «Noi non abbiamo questo peccato».
  «E allora non vi affliggete per le mie parole».
  L’incidente è chiuso. E la sinagoga si empie del canto degli inni. Poi sembra prossima a sciogliersi l’adunanza senz’altri incidenti.

 4 Ma il fariseo Gioachino scopre un uomo fra la folla e gli intima coi cenni e lo sguardo di venire in prima fila. È un uomo sulla cinquantina ed ha un braccio atrofizzato, reso, anche nella mano, molto più piccolo dell’altro perché l’atrofia ha distrutto i muscoli.
  Gesù lo vede. E vede tutto l’armeggio fatto per farglielo vedere. Ha una mossa di disgusto e di compatimento sul viso, un lampo di espressione, ma molto chiara. Pure non devia il colpo. Anzi affronta la situazione con fermezza.
  «Vieni qui, nel mezzo», ordina all’uomo. E quando lo ha davanti si volge ai farisei dicendo: «Perché mi tentate? Non ho cessato ora di parlare contro l’insidia e l’odio? E voi non avete or ora detto: “Non abbiamo questo peccato”? Non rispondete? Rispondete almeno a questo: È lecito fare del bene o del male in sabato? È lecito salvare o togliere la vita? Non rispondete? Risponderò Io per voi e al cospetto di tutto il popolo, che giudicherà meglio di voi perché è semplice e senza odio e superbia. Non è lecito fare nessun lavoro in sabato. Ma come è lecito pregare così è lecito fare del bene, perché il bene è orazione più grande ancora degli inni e dei salmi che abbiamo cantato. Mentre né in sabato né in altro giorno è lecito fare del male. E voi lo avete fatto armeggiando per avere qui quest’uomo, che non è neppure di Cafarnao e che avete fatto venire da due giorni sapendo che Io ero a Betsaida e intuendo che sarei venuto alla mia città. E lo avete fatto per vedere di trarmi in accusa. E così commettete anche il peccato di uccidere la vostra anima in luogo di salvarla. Ma per quanto sta a Me vi perdono e non deluderò la fede di questo, al quale voi avete detto di venire dicendo che lo avrei guarito, mentre lo volevate per farmi un tranello. Egli è incolpevole perché vi è venuto senz’altra intenzione che di guarire. E ciò sia. Uomo, stendi la tua mano e va’ in pace».
  L’uomo ubbidisce e la sua mano è sana, uguale all’altra. La usa subito per prendere un lembo del mantello di Gesù per baciarlo dicendogli: «Tu lo sai che io non sapevo la vera intenzione di costoro. L’avessi saputa, non sarei venuto, preferendo tenermi la mano secca al servire contro di Te. Perciò non mi volere del male».
  «Va’ in pace, uomo. Io so la verità e verso di te non ho che benevolenza».
  La folla esce commentando e per ultimo esce Gesù con gli undici apostoli.

Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, Regina del Cielo e della terra, noi ci affidiamo a Te!