San Remaclo di Stavelot prega per noi – 3 settembre

Sembra che non ci siano dubbi sull’esistenza di S. Remaclo, e diverse leggende e luoghi in relazione al suo nome sopravvivono ancora nella diocesi di Liegi; tuttavia la Vita prima Remacli del ix secolo, il documento principale su cui furono basate altre Vite, inclusa la Vita secunda del x secolo, si è rivelata inattendibile.

Non è facile, perciò, stabilire gli eventi della sua carriera, sebbene il Miracula sancti Remacli, una raccolta dei monaci di Stavelot, completata nel primo XE secolo, fornisca molti aneddoti, oltre a informazioni importanti sulle usanze del ix e X secolo. Esiste anche la cosiddetta Vita tertia, che risale al XV secolo e riassume le precedenti versioni.

Remaclo nacque, probabilmente in Aquitania, alla fine del vi secolo o all’inizio del vii; dopo aver trascorso un periodo sotto la guida spirituale di S. Sulpicio (29 gen.) a Bourges, diventò sacerdote, e lasciò Bourges quando S. Eligio (1 dic.) gli chiese di diventare il primo abate di un monastero che aveva fondato a Solignac, vicino a Limoges. Questa nomina lo portò a essere scelto come abate di Cugnon nell’attuale Lussemburgo, dove tuttavia non si fermò a lungo, dato che il re d’Austrasia, Sigeberto III (634-656), lo chiamò a corte come consigliere.

Su suo suggerimento Sigeberto fondò la doppia abbazia di Stave-lot-Malmédy nelle Ardenne, per portare avanti l’evangelizzazione di quella zona ancora pagana. Inizialmente i monaci seguirono la regola di S. Colombano (23 nov.), ma Remaclo successivamente adottò quella di S. Benedetto (11 lug.). L’affermazione in base alla quale a un certo punto diventò vescovo di Tongres-Maastricht sembra infondata, dato che pare più che probabile sia stato un vescovo monaco e missionario. Per i suoi monaci, per la famiglia del re, e per gli uomini e donne comuni con cui venne a contatto, era un esempio notevole di tutto ciò che predicava, e molta gente fu incoraggiata a cambiare stile di vita grazie alla sua amicizia.

Morì il 3 settembre, tra il 671 e il 676 circa, e fu seppellito a Stavelot. Il suo culto si estese rapidamente, e molte chiese cercarono di raccogliere le reliquie, specialmente in Belgio, data la relazione con Stavelot-Malmédy, ma non molto tempo prima che si espandesse a Colonia, Caen e altrove.

S. Remaclo è uno dei patroni di Tongres, Liegi, Stavelot, e Malmédy; talvolta è raffigurato in arte con un lupo, in riferimento a una leggenda che sostiene che un lupo, che aveva mangiato il suo asino, diventò suo fedele compagno.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nel monastero di Stavelot nel Brabante, nell’odierno Belgio, san Rimágilo, vescovo e abate, che, dopo quello di Solesmes, fondò i due monasteri di Stavelot e di Malmedy nella solitudine della foresta delle Ardenne.

Nome: San Remaclo (Rimagilo) di Stavelot
Titolo: Abate
Nascita: VII secolo, Aquitania, Francia
Morte: 671 circa, Stavelot, Belgio
Ricorrenza: 3 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione

 «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Vangelo Lc 6, 1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Impegno del giorno: essere coerenti con il Vangelo.

San Gregorio Magno prega per noi – 3 settembre

La Chiesa con molta ragione ha decorato questo santo Pontefice con il titolo di Grande, titolo che egli ha meritato con lo splendore delle sue azioni, con l’eccellenza delle sue virtù e dei suoi scritti. La sua vita segna una delle più belle pagine della storia sia ecclesiastica che civile.

Nacque in Roma verso la metà del secolo sesto. Ebbe mente vasta e profonda, energia veramente romana, attività instancabile e grande amore per il vero e per il giusto: prerogative che egli affinò e soprannaturalizzò nella meditazione e nell’esercizio di una perfetta vita claustrale

Nelle Gallie i nuovi stati dei Franchi si andavano formando; nella Spagna il regno dei Goti non era ancora ben fermo; in Italia i Longobardi nel pieno disordine della loro immigrazione; in Inghilterra i valorosi Anglosassoni non ancora guadagnati al Vangelo: insomma la Chiesa vedeva che la Divina Provvidenza k affidava questi popoli perché li educasse alla verità de Vangelo, perché li avviasse sulla via della vera civiltà del vero progresso.

S. Gregorio, uomo tutto di Dio, per mezzo dei suo scritti e dei suoi apostoli conquistò alla fede e alla morale cristiana questi nuovi popoli, mentre la sede d Roma era circondata dalle spade nemiche.

Le ordinazioni, le prescrizioni, i moniti e le sentenze in materia di diritto, e le sue innumerevoli lettera recarono vera luce nella educazione dei popoli e furorn guida sicura anche negli affari più complicati e difficili.

I suoi scritti andavano a ruba tra il popolo, sia per l’argomento sempre di attualità e magistralmente trattato, sia per l’unzione celeste che spirava da ogni pagina, sia per lo stile semplice e confidente, proprio d un padre, che parla ai suoi figli ancora bambini.

Ma l’attività di S. Gregorio si estese anche largamente ai bisogni della Chiesa di Oriente. Prima di tutto combatté il bizantinismo del regime di Costantino poli, poi ne rintuzzò la smoderata vanità dei suoi patriarchi. Con invitta pazienza ed umile carità, ma con pari forza, dileguò le tendenze di separazione dalla Chiesa di Roma, e ritardò cosi per più secoli lo scisma greco.

Per opera di questo Pontefice scomparvero i funesti residui di superstizione e di culto idolatrico, si dileguarono le eresie che, sebbene più volte sconfitte, tentavano tuttavia di infiltrarsi nella nuova vita dei popoli.

Per le esperienze che S. Gregorio aveva delle cose di mondo, intervenne egli stesso alla difesa di Roma assalita dai nemici, protesse le regioni d’Italia minacciate dalla guerra e mandò istruzioni agli ufficiali sprovvisti di direttive e abbandonati a se stessi dal governo centrale.

In questo modo S. Gregorio pose i primi fondamenti dell’autorità temporale dei Papi.

S. Gregorio si addormentò nel Signore, ricco di meriti, il 12 marzo dell’anno 604.

PRATICA. Il Papa è il dolce Cristo in terra: a lui dobbiamo amore, fedeltà, ubbidienza, preghiera.

PREGHIERA. O Dio, che hai concesso i premi dell’eterna beatitudine al tuo servo Gregorio, concedi propizio a noi, che giacciamo sotto l’incubo delle nostre colpe, la grazia di essere da te sollevati per le sue preghiere.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.

Nome: San Gregorio Magno
Titolo: Papa e dottore della Chiesa
Nascita: 540 circa, Roma
Morte: 12 marzo 604, Roma
Ricorrenza: 3 settembre
Tipologia: Memoria liturgica
Patrono di: Napoli, Manduria, Crispano, San Gregorio di Catania, Valdobbiadene, Roverbella, Vizzini, San Gregorio Magno, Basiano, Casalfiumanese >>> altri comuni
Protettore: cantanti, musicisti, papi

Vangelo Lc 5, 33-39: « Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».

Vangelo Lc 5, 33-39
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!” ».

Oggi conserviamo nel nostro cuore queste parole del Vangelo:
«Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».

Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’
Paralleli Novus ordo

   Cap. CLIX. Discorso a Gherghesa sulla sincerità nella fede. La risposta sul digiuno ai discepoli del Battista.

9 maggio 1945

 1 Gesù parla in una città che non ho mai vista. Così almeno mi pare, perché su per giù sono tutte uguali nello stile ed è difficile differenziarle a prima vista. Anche qui una strada bordeggia il lago e barche sono tratte a riva. Case e casette sono allineate oltre la via, ma le colline sono qui molto più arretrate e perciò la cittadina è in una ridente pianura che si prolunga sulle rive orientali del lago, rimanendo al riparo dai venti per il baluardo dei colli, ed è perciò tutta tiepida di sole che qui, più ancora che nelle altre campagne, aumenta la fioritura degli alberi. 
   Pare che il discorso sia incominciato, perché Gesù dice: E’ vero. «Voi dite: “Non ti abbandoneremo mai perché abbandonare Te sarebbe abbandonare Dio”. Ma, o popolo di Gherghesa, ricorda che nulla è più mutevole del pensiero umano. Io sono convinto che in questo momento realmente voi siete di questo pensiero. La mia parola e il miracolo avvenuto vi hanno esaltato in questo senso, e in questo momento siete sinceri in quanto dite. Ma vi ricordo un episodio, mille ne potrei citare di lontani e vicini. Vi cito questo solo.

 2 Giosuè, servo del Signore, avanti di morire adunò intorno a sé tutte le tribù coi loro seniori, principi, giudici e magistrati e parlò loro al cospetto del Signore, ricordando tutti i benefici e i prodigi fatti dal Signore attraverso il suo servo. E dopo avere enumerato tutte queste cose, li invitò a ripudiare ogni dio che non fosse il Signore o quanto meno ad essere schietti nella fede, scegliendo con sincerità o il vero Dio o gli dèi di Mesopotamia e degli Amorrei, di modo che fosse una netta separazione fra i figli di Abramo ed i paganizzanti. Meglio sempre un coraggioso errore ad una ipocrita professione e mescolanza di fedi, che è obbrobrio a Dio e morte agli spiriti. E nulla è di più facile e comune di queste mescolanze. L’apparenza è buona; sotto essa è la sostanza non buona. Tuttora, figli. Tuttora. Quei fedeli che mescolano l’osservanza della Legge con ciò che la Legge proibisce, quei disgraziati che tentennano come ubbriachi fra la fedeltà alla Legge e l’utilità di mercati e compromessi coi fuori legge dai quali sperano un utile, quei sacerdoti o scribi o farisei che non fanno più del servizio di Dio lo scopo della loro vita, ma un’astuta politica per trionfare sugli altri, e tutto potere contro gli altri più onesti, perché sono i servi non di Dio ma di un potere che sanno forte e sanno prezioso ai loro scopi, non sono che ipocriti che mescolano il Dio nostro con dèi stranieri. 
   Il popolo rispose a Giosuè: “Non sia mai che noi si abbandoni il Dio vero per servire dèi stranieri”. 
Giosuè disse loro ciò che Io testé vi ho detto sulla santa gelosia del Padre, sulla sua volontà di essere amato esclusivamente con tutto noi stessi, della sua giustizia nel punire coloro che sono mendaci. Punire! Dio può punire come può beneficare. Non occorre essere morti per avere premio o castigo. Guarda, o popolo ebreo, se Dio, dopo averti tanto dato, liberandoti dai Faraoni, portandoti in salvo attraverso il deserto e le insidie dei nemici, permettendoti di divenire grande e temuta nazione ricca di glorie, non ti ha poi e una, e due, e dieci volte, punito per le tue colpe! Guarda che sei divenuto ora! E, Io che vedo te precipitare nella più sacrilega delle idolatrie, vedo anche in quale baratro stai per precipitare per questo tuo perseverare sempre nelle stesse colpe. E ti richiamo per questo, popolo che sei due volte mio per essere Io il Redentore e per essere nato da te. Non è odio, non è rancore, non è intransigenza. E’ amore questo mio richiamo, anche se è severo.

 3 Giosuè disse allora: “Ne siete testimoni: voi avete scelto il Signore”, e tutti risposero: “Si”. E Giosuè, il saggio oltre che il prode, sapendo quanto è labile la volontà dell’uomo, scrisse sul libro tutte le parole della Legge e dell’alleanza e pose queste nel tempio e anche, in questo santuario del Signore, in Sichem, che conteneva per l’occasione il Tabernacolo, pose una grande pietra a testimonianza dicendo: “Questa pietra che ha sentito le vostre parole al Signore resterà qui per testimonianza, affinché non possiate negare e mentire al Signore Dio vostro”. Una pietra, per grande e per dura che sia, può sempre essere polverizzata dall’uomo, dal fulmine o dall’erosione delle acque e del tempo. Ma Io sono la Pietra angolare ed eterna. E non posso subire distruzione. Non mentite a questa Pietra viva. Non amatela solo perché fa prodigi. Amatela perché per essa toccherete il Cielo. Io vi vorrei più spirituali, più fedeli al Signore. Non dico a Me. Io non sono che perché sono la Voce del Padre. Calpestando Me ferite Colui che mi ha mandato. Io sono il mezzo. Egli il Tutto. Raccogliete da Me e conservate in voi quanto è santo per raggiungere questo Dio. Non amate l’Uomo, amate il Messia del Signore non per i miracoli che fa, ma perché vuole fare in voi il miracolo intimo e sublime della vostra santificazione». 

 4 Gesù benedice e si avvia verso una casa. É quasi sulla soglia quando viene fermato da un gruppo di uomini anziani che lo salutano con rispetto, dicendo: 
   «Possiamo interrogarti, Signore? Siamo discepoli di Giovanni e, poiché egli sempre parla di Te, ed anche perché ci è giunta fama dei tuoi prodigi, abbiamo avuto volontà di conoscerti. Ora, nell’udirti, ci si è presentata una domanda da farti». 
   «Ditela. Se siete discepoli di Giovanni, sarete già sulla via della giustizia». 
   «Tu hai detto, parlando delle idolatrie comuni nei fedeli, che vi sono persone fra noi che mercanteggiano “fra la Legge e quelli fuori Legge. Tu pure però sei amico di loro. Sappiamo che non sdegni i romani. Allora?» «Non lo nego. Ma però potete voi dire che lo faccio per averne un utile? Potete dire che li accarezzo per averne anche soltanto protezione?». 
   «No, Maestro. E ne siamo più che certi. Ma il mondo non è fatto di noi soli che vogliamo credere solo al male che vediamo e non anche a quello che ci viene detto. Ora di’ a noi le ragioni che rendono plausibile l’avvicinarsi ai gentili. Per nostra guida e per tua difesa, se qualcuno ti calunnia in nostra presenza». 
   «É male avere contatti quando se ne fa scopo umano. Non è male quando si avvicinano per portarli al Signore Iddio nostro. Io così faccio. Foste dei gentili, potrei attardarmi a spiegarvi come ogni uomo viene da un unico Dio. Ma voi siete ebrei e discepoli di Giovanni. Siete perciò il fiore degli ebrei, e non necessita che Io vi spieghi questo. Potete dunque capire e credere che è mio dovere, essendo il Verbo di Dio, di portare il suo verbo a tutti gli uomini, figli del Padre universale». 
   «Ma loro non sono figli perché pagani…». 
   «Per la Grazia non lo sono. Per l’errata fede non lo sono. E’ vero. Ma fino a quando non vi avrò redenti, l’uomo, anche l’ebreo, avrà perduto la Grazia, ne sarà privo, perché la Macchia d’origine fa impedimento al raggio ineffabile della Grazia di scendere nei cuori. Ma per la creazione l’uomo è sempre figlio. Da Adamo, capostipite di tutta l’umanità, vengono tanto gli ebrei che i romani, e Adamo è figlio del Padre che gli dette la sua somiglianza spirituale». 
   «E’ vero.

 5 Un’altra domanda, Maestro. Perché i discepoli di Giovanni fanno grandi digiuni e i tuoi no? Non diciamo che Tu non debba mangiare. Anche il profeta Daniele fu santo agli occhi di Dio pur essendo grande alla corte di Babilonia, e Tu sei da più di lui. Ma essi…». 
   «Quanto molte volte non si ottiene con un rigorismo si ottiene con una cordialità. Vi sono esseri che non verrebbero mai al Maestro, e deve andare il Maestro a loro. Altri ve ne sono che andrebbero al Maestro, ma si vergognano di andarvi fra la folla. Anche a questi deve andare il Maestro. E poiché mi dicono: “Sii mio ospite perché io ti possa conoscere”, Io vado, tenendo presente non il godimento della mensa opulenta e dei discorsi talora così penosi per Me, ma ancora e sempre l’interesse di Dio. Questo per Me. E poiché spesso almeno una delle anime che accosto in tal modo si converte, e ogni conversione è una festa di nozze per la mia anima, una grande festa alla quale prendono parte tutti gli angeli del Cielo e alla quale benedice l’eterno Iddio, così i miei discepoli, gli amici di Me-Sposo, giubilano con lo Sposo e Amico. Vorreste vedere gli amici in duolo mentre Io giubilo? Mentre Io sono con loro? Ma il tempo verrà che non mi avranno più. E allora faranno gran digiuno.

 7 A nuovi tempi, nuovi metodi. 
   Fino a ieri, al Battista, era la cenere della Penitenza. Oggi, nel mio oggi, è la dolce manna della Redenzione, della Misericordia, dell’Amore. Non potrebbero quei metodi stare innestati nel mio, come non potrebbe esser stato il mio usato allora, solo ieri. Perché ancora la Misericordia non era sulla Terra. Ora c’è. Non più il Profeta, ma il Messia, a cui tutto è deferito da Dio, è sulla Terra. Ad ogni tempo le cose ad esso utili. Nessuno cuce un pezzo di panno nuovo su un vestito vecchio, perché altrimenti, specie nel lavarlo, la stoffa nuova si restringe e rompe la stoffa vecchia e lo strappo diviene ancora più largo. Ugualmente nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, perché se no il vino rompe gli otri incapaci di sopportare l’effervescenza del nuovo vino, e questo si sparge fuor dagli otri che ha schiantati. Ma il vino vecchio, che già ha fatto tutte le sue mute, va messo in vecchi otri, e il nuovo in nuovi. Perché una forza sia affrontata da un’altra uguale. Così ora. La forza della nuova dottrina consiglia metodi nuovi per diffonderla. Ed Io, che so, li uso». 

 7 «Grazie, Signore. Ora siamo contenti. Prega per noi. Siamo otri vecchi. Potremo contenere la tua forza?». «Sì. Perché vi ha conciati il Battista, e perché le sue preghiere, con le mie, vi renderanno capaci di tanto. Andate con la mia pace e dite a Giovanni che Io lo benedico». 
   «Ma… secondo Te è meglio per noi stare col Battista o con Te?». 
   «Finché c’è vino vecchio, bere di quello se piace ormai al palato il suo sapore. Dopo… poiché l’acqua putrida che è ovunque vi farà schifo, amerete il vino nuovo». 
   «Credi che il Battista sarà ripreso?». 
   «Sicuramente. Ho già mandato a lui un avviso. Andate, andate. Godete del vostro Giovanni finché potete e fatelo felice. Poi amerete Me. E vi sarà faticoso anche… perché nessuno che abbia fatto abboccato al vino vecchio desidera d’un tratto il vin nuovo. Dice: “Il vecchio era più buono”. E infatti Io avrò sapori speciali, che vi parranno aspri. Ma ne gusterete giorno per giorno il vitale sapore. Addio, amici. Dio sia con voi».

Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, Regina del Cielo e della terra, noi ci affidiamo a Te!