Don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo di oggi -16 Maggio 2022

Vangelo Gv 14, 21-26

Che cosa significa amare Cristo?

“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

L’amore non è mai qualcosa di confinato solo nei sentimenti, o peggio ancora nei ragionamenti. L’amore è una scienza pratica. Gesù stabilisce subito un rapporto concreto tra l’amore e i comandamenti. “Chi mi ama osserva i miei comandamenti”.

Ma dobbiamo stare attenti a non pensare che l’amore consiste semplicemente nello stare alle regole. Gesù non si sta riferendo semplicemente a una pratica esteriore ma alla capacità di prendere sul serio ciò che Lui chiede in tutto il Vangelo, e la richiesta più pressante di tutto il vangelo è: ama! Allora dovremmo dire così: chi dice di amare Gesù lo si capisce dal fatto che ama.

Solo chi è disposto a crescere nella capacità d’amare può anche dire di amare Gesù. L’impegno più importante della nostra vita è progredire nell’amore. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Il miracolo dell’amore consiste nel diventare casa di Dio. Una persona che ama è come un  pezzo di cielo abitato da Dio stesso.

È nell’amore che Dio prende dimora in noi. Per questo i nostri esami di coscienza dovremmo imparare a farli innanzitutto sull‘amore.

“Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

È lo Spirito che ci insegna ogni cosa, anche come si fa ad amare. Ed è sempre lo Spirito che ci ricorda tutto ciò che più conta di Cristo. In questo senso tutti abbiamo bisogno di questo grande Maestro interiore che è lo Spirito Santo. Gesù lo annuncia affinché nessuno dica “come farò?”.

Lo Spirito è mandato appositamente per venire in aiuto alla nostra debolezza. Lo Spirito ci accompagna passo dopo passo a imparare a diventare capaci di amore come Gesù stesso. È un’opera grande che non poggia su di noi ma sulla Grazia di Dio.

Ascensione di Gesù – 16 maggio

Gesù dopo la risurrezione, nei 40 giorni che rimase ancora in terra, confortò gli Apostoli e con diverse prove li convinse di essere veramente risuscitato. Li istruì intorno al regno di Dio, sul modo di governare la Chiesa, d’amministrare i Sacramenti, di salvare le anime. Avvicinandosi il giorno dell’addio: « Bisogna che me ne vada, disse, perchè se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore ». Ordinò quindi agli Apostoli che dalla Galilea si recassero a Gerusalemme.

Il momento solenne era vicino.

Fece con essi il banchetto d’addio, durante il quale apri loro maggiormente le menti, mostrando ad essi come la Sacra Scrittura parla di Cristo, della sua passione, morte e risurrezione. Comandò di predicare il Vangelo, diede loro il potere di rimettere i peccati e li mandò ad annunziare il regno di Dio a tutte le genti.

Finita la sua istruzione si incamminò, seguito dagli Apostoli e Discepoli, al monte dell’ascensione. Giunto alla vetta, diede l’addio alla Madre, alle pie donne, a tutti i presenti, e alzando il braccio li benedisse

Mentre li benediceva, per propria virtù si alzò verso la maestà dei cieli davanti a quegli occhi che meravigliati lo guardavano, finchè mia nube lo nascose.

Quei Giudei stavano ancora inginocchiati a braccia aperte e con gli occhi rivolti al cielo meravigliati e commossi, quando comparve un Angelo giulivo in volto e dall’aspetto maestoso dicendo: « O uomini di Galilea, che state a guardar in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì ».

Gli Apostoli a quell’avviso ritornarono a Gerusalemme comprendendo le parole che Gesù aveva detto: « Vado a preparare un luogo per voi. Vi manderò il Consolatore ».

Oggi la Chiesa celebra una delle sue feste più belle facendo riflettere ai Cristiani quale sia la loro patria. Gesù non salì al cielo solo per ricevere la corona della virtù, ma anche per preparare un posto per noi. Cristiani, il cielo è la nostra patria, non questa misera terra!

Alziamo gli occhi, contempliamo come è meraviglioso quel cielo! Lassù Gesù sale per prepararci un posto. Egli ci attende: non badiamo alle difficoltà, ma ricordiamo che non i pigri ma i violenti lo rapiscono, cioè quelli che lottando vincono se stessi.

Il cielo s’acquista combattendo le nostre passioni, la nostra carne, la malvagia inclinazione al male.

Nei momenti in cui ci sembrerà di esser sopraffatti dal male, quando intorno a noi sarà buio, alziamo gli occhi e le mani al Cielo, chiedendo aiuto a Colui che è la luce che rischiara le tenebre, a Colui che è nostro Re, nostro Salvatore, nostro Avvocato e nostro Mediatore; egli ci libererà.

PRATICA. Pensiamo sovente alla nostra vera, eterna patria, il paradiso.

PREGHIERA. Deh! concedi, Dio onnipotente, che come crediamo che il tuo Unigenito, nostro Redentore, è asceso al cielo, così anche noi con la mente abitiamo in cielo.

Nome: Ascensione di Gesù
Titolo: Ascesa corporea di Gesù al cielo
Ricorrenza: 16 maggio
Tipologia: Solennità
Patrono di: Levico Terme, Castelnuovo di Val di Cecina, Castelpagano

Vangelo Mc 16, 15-20: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio».

Vangelo Mc 16, 15-20
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’

   Cap. DCXXXIV. Ammaestramenti agli apostoli e a numerosi discepoli sul monte Tabor. Marziam consolato.

    20 aprile 1947.
 
 1 Ci sono tutti gli apostoli, tutti i discepoli pastori, anche Gionata, che Cusa ha licenziato dal suo servizio. C’è Marziam e Mannaen e molti discepoli dei settantadue, e anche molti altri. Sono al rezzo delle piante, che temperano, coi loro folti fogliami, luce e calore. Non sono su, verso la cima, dove avvenne la Trasfigurazione, ma a mezza costa, là dove un bosco di querce pare voler fare velo alla vetta e sostenere i fianchi del monte con le sue radici potenti.
   Sonnecchiano quasi tutti, data l’ora e dato anche l’ozio e la lunga attesa. Ma basta il grido di un fanciullo — non so chi sia, perché non lo vedo dal luogo dove mi trovo — perché tutti sorgano in piedi, in un primo movimento impulsivo che subito si muta in un prostrarsi col volto fra l’erba.
   «La pace a voi tutti. Eccomi fra voi. La pace a voi. La pace a voi». Gesù passa fra loro salutando, benedicendo.
   Molti lacrimano, altri sorridono beati. Ma in tutti è tanta pace.
   Gesù va a fermarsi là dove gli apostoli e i pastori fanno un gruppo folto insieme a Marziam, Mannaen, Stefano, Nicolai, Giovanni d’Efeso, Erma e qualche altro dei discepoli più fedeli, dei quali non ricordo il nome. Vedo quello di Corozim che ha lasciato di seppellire il padre per seguire Gesù, un altro che ho visto altre volte. Gesù prende fra le sue mani il capo di Marziam, che piange guardandolo, lo bacia in fronte stringendoselo poi al cuore.
   Si volge poi agli altri e dice: «Molti e pochi. Dove sono gli altri? So che molti sono i miei discepoli fedeli. Perché allora qui non si raggiunge che a fatica, fra tutti quanti, le cinquecento persone, esclusi i fanciulli figli di questo o quello fra voi?».

 2 Pietro parla per tutti alzandosi in piedi (era rimasto in ginocchio nell’erba): «Signore, tra il tredicesimo e il ventesimo giorno dalla tua morte sono venuti qui molti da molte città di Palestina, dicendo che Tu eri fra loro. Così molti di noi, per vederti prima, andarono chi con questo e chi con quello. Alcuni sono appena partiti. Dicevano, quelli che son venuti, di averti visto e parlato in luoghi diversi e, ciò che era meraviglioso, tutti dicevano averti visto nel dodicesimo giorno dalla tua morte. Noi pensammo essere questo un inganno di qualcuno di quei falsi profeti che Tu hai detto che sorgeranno per trarre in inganno gli eletti. Tu lo hai detto là, sul monte Uliveto, la sera prima… prima…». Pietro, ripreso dal suo dolore a quel ricordo, china il capo e tace. Due lacrime, seguite da altre, cadono dai fili della barba al suolo…
   Gesù gli posa la destra sulla spalla e Pietro freme a quel contatto e, non osando toccare quella Mano con le sue, curva il collo, il volto a carezzare con la guancia, a sfiorare con le labbra quella Mano adorabile.
   Giacomo di Alfeo prosegue il racconto: «E abbiamo sconsigliato di credere a quelle apparizioni, a quelli fra noi che sorgevano in piedi per correre verso il grande mare, o verso Bozra, o Cesarea di Filippo, Pella o Cedes, sul monte presso Gerico e nella pianura, come nella pianura di Esdrelon, sul grande Ermon come a Beteron e a Betsemes, e in altri luoghi senza nome, perché case isolate nella piana presso Jafia o presso Galaad. Troppo incerte. Alcuni dicevano: “Lo abbiamo visto e sentito”. Altri mandavano a dire di averti visto e persino mangiato con Te. Sì, volevamo trattenerli, pensando fossero o tranelli di chi ci avversa o anche fantasmi visti da giusti, che tanto ti pensano che finiscono a vederti dove non sei. Ma essi sono voluti andare. Chi qua, chi là. E in tal modo siamo ridotti a men di un terzo».
   «Avete avuto ragione nell’insistere per trattenerli. Non perché Io non sia realmente stato dove quelli che sono venuti a dirvelo hanno detto. Ma perché avevo ordinato di stare qui, uniti in preghiera in attesa di Me. E perché voglio che le mie parole siano ubbidite, specialmente da quelli che sono i miei servi. Se cominciano i servi a disubbidire, che dovranno fare i fedeli?

 3 Ascoltate tutti voi che siete qui intorno. Ricordatevi che in un organismo, perché sia veramente attivo e sano, ci vuole una gerarchia, ossia chi comanda, e chi trasmette i comandi, e chi ubbidisce. Così avviene nelle corti dei re. Così nelle religioni. Dalla nostra ebrea alle altre, anche se così impure. Vi è sempre un capo, dei ministri di esso, dei servi dei ministri, dei fedeli infine. Non può un pontefice fare da solo. Non può un re fare da solo. E sono, le loro disposizioni, cose che si rivolgono unicamente a contingenze umane o a formalismi di riti… Sì. Purtroppo, ormai, anche nella religione mosaica non resta più che il formalismo dei riti, un continuare di movimenti di un congegno che continua a compiere gli stessi gesti, anche ora che lo spirito dei gesti è morto. Morto per sempre. Il divino Animatore di essi, Colui che dava ai riti un valore, si è ritirato di mezzo a loro. E i riti sono gesti, nulla più. Gesti che qualsiasi istrione potrebbe mimare sulle scene di un anfiteatro.

 4 Guai a quando una religione muore e, da potenza reale, viva, diviene pantomima clamorosa, esteriore, una cosa vuota dietro lo scenario dipinto, dietro le vesti pompose, un muoversi di congegni che compiono dati movimenti, così come una chiave fa agire una molla, ma tanto la molla che la chiave non hanno coscienza di ciò che fanno. Guai! Pensate!
   Ricordate sempre, e ditelo ai vostri successori, perché questa verità sia conosciuta nei secoli. È meno pauroso il cadere di un pianeta che il cadere della religione. Se il cielo rimanesse spopolato d’astri e pianeti, non sarebbe per i popoli sventura uguale a quella di rimanere senza una reale religione. Dio sopperirebbe con provvida potenza ai bisogni umani, perché tutto può Dio per coloro che, sulla via sapiente, o sulla via che la loro ignoranza conosce, cercano, amano la Divinità con spirito retto. Ma, se venisse un giorno in cui gli uomini non amassero più Dio, perché i sacerdoti di ogni religione avessero fatto di essa unicamente una vuota pantomima, non credendo essi per primi alla religione, guai alla Terra!

 5 Ora, se così dico anche per quelle religioni che sono impure, alcune venute per rivelazioni parziali ad un saggio, altre dal bisogno istintivo dell’uomo di crearsi una fede per dare pascolo all’anima di amare un dio — essendo questo bisogno lo stimolo più forte dell’uomo, lo stato permanente di ricerca di Colui che è, voluti dallo spirito anche se l’intelletto superbo nega ossequio a qualsiasi dio, anche se l’uomo, ignorando l’anima, non sa dare nome a questo bisogno che entro lui si agita — che dovrò dire per questa che Io vi ho data, per questa che porta il mio Nome, per questa della quale Io vi ho creati pontefici e sacerdoti, per questa che vi ordino di propagare per tutta la Terra? Per questa unica, vera, perfetta, immutabile nella Dottrina insegnata da Me, Maestro, completata dall’insegnamento continuo di Colui che verrà, lo Spirito Santo, Guida Ss. ai miei Pontefici e a quelli che li aiuteranno, capi secondi nelle diverse Chiese create nelle diverse regioni dove si affermerà la mia Parola.
   Le quali Chiese non saranno, per essere diverse in numero, diverse in pensiero, ma saranno una sola cosa con la Chiesa, formando delle loro singole parti il grande edificio, sempre più grande, il grande, nuovo Tempio che coi suoi padiglioni toccherà tutti i confini del mondo. Non diverse di pensiero, né contrastanti fra loro, ma unite, fraterne le une alle altre, soggette tutte al Capo della Chiesa, a Pietro e ai successori di lui, sino alla fine dei secoli.
   E quelle che, per qualsiasi motivo, si separassero dalla Chiesa Madre, sarebbero membra recise non più nutrite dal mistico sangue che è Grazia che da Me, Capo divino della Chiesa, viene. Simili a figli prodighi, separati per il loro volere dalla casa paterna, starebbero, nella loro effimera ricchezza e costante e sempre più grave miseria, ad ottundersi coi cibi e i vini troppo pesanti l’intelletto spirituale, e poscia a languire mangiando le ghiande amare degli animali immondi sinché, con cuore contrito, non tornassero alla casa paterna dicendo: “Abbiamo peccato. Padre, perdonaci e aprici le porte della tua dimora”. E allora, sia che sia un membro di una Chiesa separata, o sia un’intera Chiesa — oh! così fosse, ma dove, quando sorgeranno tanti miei imitatori, atti a redimere queste intere Chiese separate, a costo della vita, per fare, per rifare un unico Ovile sotto un solo Pastore, così come Io desidero ardentemente? — allora, sia che sia un singolo od una assemblea quelli che tornano, aprite loro le porte.

 6 Siate paterni. Pensate che tutti, per un’ora o per molte, forse per anni, foste, singolarmente, dei figli prodighi avvolti nella concupiscenza. Non siate duri a chi si pente. Ricordate! Ricordate! Molti di voi fuggiste, ventidue giorni da oggi. E il fuggire non era forse un’abiura all’amore vostro per Me? Or dunque, così come Io vi ho accolti appena, pentiti, tornaste a Me, così voi fate. Tutto ciò che Io ho fatto, fate. Questo è il mio comando. Siete vissuti con Me per tre anni. Le mie opere, il mio pensiero, lo conoscete. Quando, in futuro, vi troverete di fronte ad un caso da decidere, volgete lo sguardo al tempo che foste con Me e comportatevi come Io mi sono comportato. Non sbaglierete mai. Io sono l’esempio vivo e perfetto di ciò che dovete fare.
   E ricordate ancora che Io non ho rifiutato Me stesso allo stesso Giuda di Keriot… Il Sacerdote deve, con tutti i mezzi, cercare di salvare. E predomini l’amore, sempre, fra i mezzi usati a salvare. Pensate che Io non ignoravo l’orrore di Giuda… Ma ho, superando ogni ripugnanza, trattato il meschino come ho trattato Giovanni. A voi… a voi sarà sovente risparmiata l’amarezza del conoscere che tutto è inutile per salvare un discepolo amato… E potrete perciò operare senza la stanchezza che prende quando si sa che tutto è inutile… Si deve lavorare anche allora… sempre… sinché tutto è compiuto…».

 «Ma Tu soffri, Signore!?! Oh! io non credevo Tu potessi soffrire più! Tu soffri per Giuda, ancora! Dimenticalo, Signore!», grida Giovanni che non torce per un attimo gli sguardi dal suo Signore.
   Gesù apre le braccia, nel suo abituale atto di rassegnata conferma ad un fatto penoso, e dice: «Così è… Giuda è stato ed è il dolore più grande nel mare dei miei dolori. È il dolore che resta… Gli altri dolori sono finiti col finire del Sacrificio. Ma questo resta. L’ho amato. Ho consumato Me stesso nello sforzo di salvarlo… Ho potuto aprire le porte del Limbo e trarne i giusti, ho potuto aprire le porte del Purgatorio e trarne i purganti. Ma il luogo d’orrore era chiuso su lui. Per lui inutile il mio morire».
   «Non soffrire! Non soffrire! Sei glorioso, Signor mio! A Te la gloria e il gaudio. Tu hai consumato il tuo dolore!», prega ancora Giovanni.
   «Veramente nessuno pensava che Egli potesse soffrire ancora!», dicono tutti, stupiti e commossi, bisbigliando fra loro.
   «E non pensate di quanto dolore dovrà ancora soffrire il mio Cuore nei secoli, per ogni peccatore impenitente, per ogni eresia che mi nega, per ogni credente che mi abiura, per ogni — strazio negli strazi — per ogni sacerdote colpevole, causa di scandalo e rovina? Voi non sapete! Non sapete ancora. Non saprete mai completamente sinché non sarete con Me nella luce dei Cieli. Allora comprenderete… Nel contemplare Giuda, Io ho contemplato gli eletti ai quali l’elezione si muta in rovina per la loro perversa volontà…
   Oh! voi che siete fedeli, voi che formerete i sacerdoti futuri, ricordate il mio dolore, formatevi sempre più santi per consolare il mio dolore, formateli santi perché, per quanto è possibile, non si ripeta questo dolore, esortate, vegliate, insegnate, combattete, siate attenti come madri, instancabili come maestri, vigili come pastori, virili come guerrieri, per sostenere i sacerdoti che da voi verranno formati. La colpa del dodicesimo apostolo, fate, oh! fate che non abbia troppe ripetizioni in futuro…

 8 Siate come Io fui con voi, come Io sono con voi. Vi ho detto: “Siate perfetti come il Padre dei Cieli”. E la vostra umanità trema davanti a tal comando. Ora più ancora di quando ve lo dissi. Perché ora conoscete la vostra debolezza. Ebbene, per rincuorarvi vi dirò: “Siate come il vostro Maestro”. Io sono l’Uomo. Ciò che Io ho fatto voi potete fare. Anche i miracoli. Sì. Anche quelli. Perché il mondo conosca che sono Io che vi mando, e chi soffre non pianga nello sconforto del pensiero: “Egli non è più fra noi a curare i nostri malati e a consolare i nostri dolori”.
   In questi giorni Io ho fatto miracoli per consolare i cuori e persuaderli che il Cristo non è distrutto perché fu messo a morte, ma anzi è più forte, eternamente forte e potente. Ma, quando Io non sarò più fra voi, voi farete ciò che Io ho fatto sin qui e che farò ancora. Però non tanto per il potere del miracolo, ma per la vostra santità crescerà l’amore alla nuova Religione. E della vostra santità, non del dono che Io vi trasmetto, dovete esser gelosamente attenti. Più sarete santi e più sarete cari al mio Cuore, e lo Spirito di Dio vi illuminerà, mentre la Bontà di Dio e la sua Potenza farà colme le vostre mani dei doni del Cielo.
   Il miracolo non è atto comune e indispensabile per la vita nella fede. Anzi! Beati quelli che sapranno rimanere nella fede senza mezzi straordinari ad aiuto nel credere! Però neppure il miracolo è un atto così esclusivamente riserbato a tempi speciali che debba cessare col cessare di essi. Il miracolo sarà nel mondo. Sempre. E sempre più numeroso più saranno numerosi i giusti nel mondo. Quando si vedranno farsi molto scarsi i miracoli veri, si dica allora che la fede e la giustizia sono languenti. Perché ho detto: “Se avrete fede potrete smuovere le montagne”. Perché ho detto: “I segni che accompagneranno coloro che hanno vera fede in Me saranno la vittoria sui demoni e sulle malattie, sugli elementi e le insidie”. Dio è con chi lo ama. Segno di come i miei fedeli saranno in Me sarà il numero e la forza dei prodigi che faranno in Nome mio e per glorificare Iddio. Ad un mondo senza miracoli veri si potrà, senza far calunnia, dire: “Hai perduto fede e giustizia. Sei un mondo senza santi”.

 9 Dunque, per tornare al principio, avete fatto bene a cercare di trattenere quelli che, simili a bambini sedotti da un rumore di musiche o da un luccichio strano, corrono svagati lontano dalle cose sicure. Ma vedete? Essi hanno il loro castigo perché perdono la mia parola. Però anche voi avete avuto il vostro torto. Vi siete ricordati che ho detto di non correre qua e là ad ogni voce che mi dicesse in un luogo. Ma non vi siete ricordati che Io ho anche detto che, nella seconda venuta, il Cristo sarà simile al lampo che esce da levante e guizza fino a ponente, in tempo meno lungo del battere di una palpebra. Or questa seconda venuta si è iniziata dal momento della mia Risurrezione. Essa culminerà nella apparizione del Cristo Giudice a tutti i risorti. Ma prima, quante volte Io apparirò per convertire, per guarire, per consolare, insegnare, dare ordini!
   In verità vi dico: Io sto per tornare al Padre mio. Ma la Terra non perderà la mia Presenza. Io sarò, vigile e amico, Maestro e Medico là dove corpi od anime, peccatori o santi avranno bisogno di Me o saranno eletti da Me a trasmettere le mie parole ad altri. Perché — anche questa è verità — perché l’Umanità avrà bisogno di un continuo atto di amore da parte mia, essendo tanto dura a piegarsi, facile a raffreddarsi, pronta a dimenticare, desiderosa di seguire la discesa invece della salita, che se Io non la trattenessi con i mezzi soprannaturali non gioverebbero la legge, il Vangelo, gli aiuti divini che la mia Chiesa amministrerà, a conservare l’Umanità nella conoscenza della Verità e nella volontà di raggiungere il Cielo. E parlo dell’Umanità di Me credente… Sempre poca rispetto alla grande massa degli abitanti della Terra.

 10Io verrò. Chi mi avrà resti umile. Chi non mi avrà non sia ingordo di avermi per averne lode. Nessuno desideri lo straordinario. Sa Dio quando e dove darlo. Né è necessario avere lo straordinario per entrare nei Cieli. Esso è anzi un’arma che, male usata, può aprire l’inferno anziché il Cielo. Ed or vi dirò come. Perché la superbia può sorgere. Perché può venire uno stato di spirito abbietto a Dio, perché simile a torpore in cui uno si accomodi per carezzare il tesoro avuto, riputandosi già in Cielo perché ha avuto quel dono. No. In quel caso, in luogo di fiamma e ala, esso diviene gelo e macigno, e l’anima precipita e muore. E anche: un dono mal usato può suscitare avidità di averne più ancora per averne più lode. Allora, in questo caso, potrebbe al Signore sostituirsi lo Spirito del Male per sedurre gli imprudenti con prodigi impuri.
   State sempre lontano dalle seduzioni d’ogni specie. Fuggitele. State contenti di ciò che Dio vi concede. Egli sa ciò che vi è utile e in quale maniera. E sempre pensate che ogni dono è una prova oltre che un dono, una prova della vostra giustizia e volontà. Io ho dato a voi tutti le stesse cose. Ma ciò che fece migliori voi rovinò Giuda. Era dunque un male il dono? No. Ma maligna era la volontà di quello spirito…

 11Così ora. Io sono apparso a molti. Non solo per consolare e beneficare, ma per farvi contenti. Voi me ne avevate pregato di persuadere il popolo, che quelli del Sinedrio tentano di persuadere al loro pensiero, che Io sono risorto. Sono apparso a fanciulli e ad adulti, nello stesso giorno, in punti così distanti fra loro che occorrerebbero molti giorni di cammino a raggiungerli. Ma per Me non c’è più la schiavitù delle distanze. E questo apparire simultaneo ha disorientato voi pure. Vi siete detti: “Costoro hanno visto fantasmi”. Voi dunque avete dimenticato una parte delle mie parole, ossia che Io sarò d’ora in poi a oriente e occidente, a settentrione e mezzogiorno, dove troverò giusto essere, senza che nulla me lo vieti, e rapidamente come folgore che solca il cielo.
   Sono vero Uomo. Ecco le mie membra e il mio Corpo solido, caldo, capace di moto, respiro, parola come il vostro. Ma sono vero Dio. E, se per trentatré anni la Divinità fu, per un fine supremo, nascosta nella Umanità, ora la Divinità, sebbene congiunta all’Umanità, ha preso il sopravvento, e l’Umanità gode della libertà perfetta dei corpi glorificati. Regina con la Divinità non più soggetta a tutto quanto è limitazione all’Umanità. Eccomi. Sono qui con voi e potrei, se volessi, essere fra un istante ai confini del mondo per attrarre a Me uno spirito che mi ricerca.

 12E che frutto avrà questo mio essere stato presso Cesarea marittima e nell’altra Cesarea, come al Carit e a Engaddi, e presso Pella e a Jutta e in altri luoghi di Giudea, e a Bozra e sul grande Ermon, e a Sidone e ai confini galilei? E che, aver guarito un fanciullo e risuscitato uno da poco spirato, e confortato un’angoscia, e chiamato al servizio mio uno che si era macerato in dura penitenza e a Dio un giusto che me ne aveva fatto preghiera, e dato il mio messaggio a degli innocenti e i miei ordini ad un cuore fedele? Persuaderà questo il mondo? No. Coloro che credono continueranno a credere, con più pace ma non con maggior forza, perché già sapevano veramente credere. Coloro che non seppero credere con vera fede resteranno dubitosi, e i malvagi diranno che sono deliri e menzogne le apparizioni, e che il morto non era morto ma dormiente…
   Vi ricordate quando vi dissi la parabola del ricco Epulone? Ho detto che Abramo rispose al dannato: “Se non ascoltano Mo­sè e i profeti non crederanno nemmeno ad uno che risusciti dai morti per dir loro ciò che devono fare”. Hanno forse creduto a Me, Maestro, e ai miei miracoli? Che ha ottenuto il miracolo di Lazzaro? La mia affrettata condanna. Che la mia risurrezione? Un aumento del loro odio. Anche i miei miracoli di questo ultimo mio tempo fra voi non persuaderanno il mondo, ma unicamente quelli che non sono più del mondo, avendo scelto il Regno di Dio con le sue fatiche e pene attuali e la sua gloria futura.
   Ma ho piacere che voi siate stati confermati nella fede e che siate stati fedeli al mio ordine, rimanendo su questo monte in attesa, senza avere frette umane di godere cose anche buone ma diverse da quelle che vi avevo indicate. La disubbidienza dà un decimo e leva nove decimi. Essi sono andati e sentiranno parole d’uomini, sempre quelle. Voi siete rimasti e avete sentito la mia Parola che, anche se ricorda cose già dette, è sempre buona e utile. La lezione servirà di esempio a voi tutti, e anche a loro, per il futuro».

 13Gesù gira lo sguardo su quei volti lì raccolti e chiama: «Vieni, Eliseo di Engaddi. Ho da dirti una cosa».
   Non lo avevo riconosciuto l’ex lebbroso figlio del vecchio Abramo. Allora era uno scheletro spettrale, ora è un florido uomo nel fiore degli anni.
   Si avvicina prostrandosi ai piedi di Gesù, che gli dice: «Una domanda ti trema sulle labbra da quando hai saputo che sono stato ad Engaddi. Ed è questa: “Hai consolato mio padre?”. Io ti dico: “Più che consolato. Io l’ho! L’ho preso con Me”».
   «Con Te, mio Signore. E dove è che non lo vedo?».
   «Eliseo, Io sono qui per breve tempo ancora. Poi vado al Padre mio…».
   «Signore!… Vuoi dire… Mio padre è morto!».
   «Si è addormentato sul mio Cuore. Anche per lui è finito il dolore. Lo ha tutto consumato, e rimanendo sempre fedele al Signore. Non piangere. Non lo avevi forse lasciato per seguire Me?».
   «Sì, mio Signore…».
   «Ecco. Tuo padre è meco. Perciò, seguendo Me, ancor presso tuo padre vieni».
   «Ma quando? Ma come?».
   «Nella sua vigna, là dove sentì parlare di Me la prima volta. Egli mi ha ricordato la sua preghiera del passato anno. Gli ho detto: “Vieni”. È morto felice perché tu hai lasciato tutto per seguire Me».
   «Perdona se piango… Era mio padre…».
   «So capire il dolore». Gli posa la mano sul capo per confortarlo e dice ai discepoli: «Ecco un nuovo compagno. Abbiatelo caro, perché Io l’ho tolto dal suo sepolcro perché mi serva».

 14Poi chiama:
   «Elia. Vieni a Me. Non stare vergognoso come uno che è straniero tra fratelli. Tutto il passato si è distrutto. E tu pure vieni, o Zaccaria, che hai lasciato padre e madre per Me, mettiti coi settantadue insieme a Giuseppe di Cintio. Lo meritate, avendo sfidato le vie dei potenti per Me. E tu, Filippo, e anche tu, suo compagno, che non vuoi più esser chiamato col tuo nome perché ti sembra orrendo, e prendi allora quello del padre tuo, che è un giusto, anche se ancor non è fra quelli che mi seguono apertamente.
   Vedete tutti? Io non escludo alcuno che abbia buona volontà. Non quelli che mi seguivano già come discepoli, non coloro che facevano buone opere in Nome mio anche non appartenendo alle schiere dei miei discepoli, non coloro che appartenevano a sètte che non tutti amano, i quali possono sempre entrare nella via giusta e non vanno respinti. Come Io faccio, fate. Io unisco questi ai vecchi discepoli. Perché il Regno dei Cieli è aperto a tutti quelli di buona volontà. E, benché non siano presenti, vi dico di non respingere neppure i gentili. Io non li ho respinti quando li ho conosciuti desiderosi di Verità. Fate ciò che Io ho fatto.
   E tu, Daniele, uscito, veramente uscito dalla fossa non dei leoni ma degli sciacalli, vieni, unisciti a questi. E vieni tu, Beniamino. Vi unisco a questi (indica i settantadue quasi al completo) perché la messe del Signore fruttificherà molto e sono necessari molti operai.
   Ora stiamo un poco qui uniti, mentre scorre il giorno. A sera lascerete il monte e all’aurora verrete con Me, voi apostoli e voi due che ho nominato a parte (indica Zaccaria e questo Giuseppe di Cintium che non mi è nuovo) e quanti sono qui dei settantadue. Gli altri resteranno qui, in attesa di coloro che sono corsi qua e là come vespe oziose, per dir loro in mio Nome che non è imitando i fanciulli svogliati e disubbidienti che si trova il Signore. E di essere a Betania, tutti, venti giorni avanti le Pentecoste, perché dopo mi cercherebbero invano. Sedete tutti, riposate.

 15Voi, venite con Me un poco in disparte».
   Si avvia, sempre tenendo per mano Marziam, seguito dagli undici apostoli.
   Si siede nel folto più folto del bosco di querce e attira a Sé Marziam, che è molto triste. Triste tanto che Pietro dice: «Consolalo, Signore. Già lo era, ora lo è ancor di più».
   «Perché, fanciullo? Non sei forse con Me? Non dovresti esser felice di sapere che Io ho superato il dolore?».
   Per tutta risposta Marziam si mette a piangere del tutto.
   «Io non so cosa abbia. L’ho interrogato inutilmente. Oggi, poi, non mi attendevo questo pianto!», brontola Pietro un poco inquieto.
   «Io invece lo so», dice Giovanni.
   «Buon per te! Perché piange allora?».
   «Non piange da oggi. È da giorni…».
   «Eh! me ne sono accorto! Ma perché?».
   «Il Signore lo sa. Ne sono certo. E so che Egli solo avrà la parola che consola», dice ancora Giovanni sorridendo.
   «È vero. Lo so. E so che Marziam, discepolo buono, è proprio un fanciullo in questo momento, un fanciullo che non vede la verità delle cose. Ma, mio diletto fra tutti i discepoli, non rifletti che Io sono andato a rafforzare le fedi vacillanti, ad assolvere, a raccogliere esistenze finite, ad annullare veleni di dubbio inoculati ai più deboli, a rispondere con una pietà o un rigore a quelli che ancora vogliono combattermi, a testimoniare con la mia presenza che sono risorto là dove più si lavorava a dirmi morto? C’era forse bisogno di venire da te, fanciullo, la cui fede, speranza, carità, la cui volontà e ubbidienza mi sono note? Da te per un attimo, quando ti avrò con Me, come ora, più volte ancora? Chi farà banchetto di Pasqua con Me se non tu solo fra tutti gli altri discepoli? Vedi tutti questi? Essi l’hanno fatta la loro Pasqua, e il sapore dell’agnello e del caroset e degli azimi e del vino è divenuto tutto cenere e fiele e aceto ai loro palati, nelle ore successive. Ma Io e te, fanciullo mio, consumeremo in gaudio, e sarà miele che scende e resta tale, la nostra Pasqua. Chi pianse allora, ora godrà. Chi allora godette non può pretendere di godere di nuovo».

 16«Veramente… Non eravamo molto lieti quel giorno…», mormora Tommaso.
   «Sì. Ci tremava il cuore…», dice Matteo.
   «E un ribollire di sospetti e d’ira era in noi, in me almeno», dice il Taddeo.
   «E perciò dite che vorreste fare la Pasqua supplementare tutti…».
   «Così, Signore», dice Pietro.
   «Un giorno ti lamentasti perché le discepole e tuo figlio non avrebbero preso parte al banchetto pasquale. Ora ti lamenti perché chi non godette allora deve aver la sua gioia».
   «È vero. Sono un peccatore».
   «E Io sono Colui che compatisce. Voglio che siate tutti intorno a Me e non voi soli, ma anche le discepole. Lazzaro ci darà ancora una volta ospitalità. Non ho voluto le tue figlie, Filippo, non le vostre mogli, non Mirta, Noemi e la giovinetta che è con loro, e non costui. Non era posto di tutti, Gerusalemme, in quei giorni!».
   «È vero! Bene è che non ci fossero», sospira Filippo.
   «Sì. Avrebbero visto la nostra viltà».
   «Taci, Pietro. È perdonata».
   «Sì. Ma io l’ho confessata a mio figlio e credevo che per questo fosse triste così. L’ho confessata perché ogni volta che la confesso è un sollievo. È come mi si levasse un pietrone dal cuore. Mi sento più assolto ogni volta che mi umilio. Ma se Marziam è triste perché Tu ti sei mostrato ad altri…».
   «Per questo e non altro, padre mio».
   «E allora sta’ lieto! Egli ti ha amato e ti ama. Lo vedi. Te lo avevo detto, però, della seconda Pasqua…».
   «Io pensavo aver fatto troppo poco volentieri l’ubbidienza che Porfirea mi aveva data in tuo nome, Signore. E che perciò Tu mi punissi. E pensavo anche che non ti mostrassi a me perché odiavo Giuda e i tuoi crocifissori», confessa Marziam.
   «Non odiare nessuno. Io ho perdonato».
   «Sì, mio Signore. Non odierò più».
   «E non essere più triste».
   «Non lo sarò più, Signore».
 Marziam, come tutti i molto giovani d’anni, è meno timoroso con Gesù degli altri e si abbandona all’abbraccio di Gesù, ora che è certo che Gesù non è in collera con lui, con tutta confidenza. Anzi si rifugia tutto, come un pulcino sotto l’ala materna, nel cerchio del braccio che lo stringe a Sé e, col cessare dell’affanno che lo faceva triste e inquieto da tanti giorni, si addormenta beato.
   «È un fanciullo ancora», osserva lo Zelote.
   «Sì. Ma quanta pena ha avuto! Me lo disse Porfirea quando, avvisata da Giuseppe di Tiberiade, me lo condusse», gli risponde Pietro. Poi, al Maestro: «Anche Porfirea a Gerusalemme?». Quanto desiderio nella voce di Pietro!
   «Tutte. Le voglio benedire prima di salire al Padre mio. Hanno servito anche esse, e molte volte meglio degli uomini».

 17«E da tua Madre? Non vai?», chiede il Taddeo.
   «Noi siamo insieme».
   «Insieme? Quando?».
   «Giuda, Giuda, e ti pare che Io, che ho sempre trovato gioia presso di Lei, non stia ora con Lei?».
   «Ma Maria è sola nella sua casa. Me lo ha detto ieri mia madre».
   Gesù sorride e risponde: «Dietro al velo del Santo dei Santi entra solamente il Sommo Sacerdote».
   «E allora? Che vuoi dire?».
   «Che vi sono beatitudini che non possono venire descritte e conosciute. Questo voglio dire».
   Si stacca dolcemente di dosso Marziam e lo affida alle braccia di Giovanni, che è il più vicino. Si alza in piedi. Li benedice. E mentre essi, a capo chino, tutti in ginocchio, meno Giovanni che ha in grembo il capo di Marziam, ricevono la sua benedizione, scompare.
   «Egli è proprio come il lampo di cui parla», dice Bartolomeo…
   Restano meditabondi, in attesa del tramonto.

 18Il Signore vuole che prenda un altro quaderno per le ultime istruzioni e visioni, che qui non entrerebbero, essendo troppo poche le pagine.
   Avrei dovuto iniziare sul nuovo quaderno. Marta essendo malata, ho scritto qui e poi ricopiato sul nuovo.

   Cap. DCXXXV. Lezione sui Sacramenti e predizioni sulla Chiesa.

   22 aprile 1947.
 
 1 Sono su un altro monte, più folto ancora di boschi, non lontano da Nazaret, alla quale conduce una strada che rasenta la base del monte.
   Gesù li fa sedere in cerchio, più vicini gli apostoli, dietro questi i discepoli (quelli fra i settantadue che non sono andati qua e là) più Zaccaria e Giuseppe. Marziam è ai suoi piedi in una posizione di favore.
   Gesù parla non appena sono seduti e quieti, tutti attenti alle sue parole. Dice:
   «Datemi tutta la vostra attenzione, perché vi dirò cose di somma importanza. Non le capirete ancora tutte, né tutte bene. Ma Colui che verrà dopo di Me ve le farà comprendere. Ascoltatemi, dunque.

 2 Nessuno più di voi è convinto che senza l’aiuto di Dio l’uomo pecca facilmente, essendo debolissima la sua costituzione indebolita dal Peccato. Sarei dunque un Redentore imprudente se, dopo avervi dato tanto per redimere, non dessi anche i mezzi per conservarvi nei frutti del mio Sacrificio.
   Voi sapete che tutta la facilità al peccare viene dalla Colpa che, privando gli uomini della Grazia, li spoglia della loro fortezza: dell’unione con la Grazia. Voi avete detto: “Ma Tu hai reso la Grazia”. No. Essa è stata resa ai giusti sino alla mia Morte. Per renderla ai futuri ci vuole un mezzo. Un mezzo che non sarà soltanto una figura rituale, ma che imprimerà veramente a chi lo riceve il carattere reale di figli di Dio, quali erano Adamo ed Eva, la cui anima vivificata dalla Grazia possedeva doni eccelsi, dati da Dio alla creatura beneamata.
  Voi lo sapete cosa aveva l’Uomo e cosa perdette l’uomo. Ora, per il mio Sacrificio, le porte della Grazia sono riaperte ed il fiume di essa può scendere a tutti coloro che la chiedono per amor mio. Perciò gli uomini avranno il carattere di figli di Dio per i meriti del Primogenito fra gli uomini, di Colui che vi parla, vostro Redentore, vostro Pontefice eterno, vostro Fratello nel Padre, vostro Maestro. Sarà da Gesù Cristo e per Gesù Cristo che gli uomini presenti e futuri potranno possedere il Cielo e godere Dio, fine ultimo dell’uomo.
   Sinora anche i giusti più giusti, benché circoncisi come figli del popolo eletto, non potevano raggiungere questo fine. Considerate da Dio le loro virtù, pronti i loro posti nel Cielo, ma precluso lo stesso e negato il godimento di Dio, perché sulle loro anime, aiuole benedette, fiorite d’ogni virtù, era anche l’albero maledetto della Colpa d’origine, e nessuna azione, per santa che fosse, poteva distruggerlo; né si può entrare nel Cielo con radici e fronde di così malefica pianta. Nel giorno del Parasceve il sospiro dei patriarchi e profeti e di tutti i giusti d’I­srae­le si placò nella gioia della Redenzione compiuta, e le anime, candide più di neve montana per quanto era loro virtù, persero anche l’unica Macchia che le segregava dal Cielo.
   Ma il mondo continua. Generazioni e generazioni sorgono e sorgeranno. Popoli e popoli verranno al Cristo. Può il Cristo morire ad ogni nuova generazione per salvarla o per ogni popolo che a Lui venga? No. Il Cristo è morto una volta e non morirà mai più, in eterno. Devono allora queste generazioni, questi popoli, divenire sapienti per la mia Parola ma non possedere il Cielo e godere Dio, perché lesi dalla Macchia originale? Neppure. Non sarebbe giustizia, né per essi, ché vano sarebbe il loro amore per Me, né per Me, che per troppo pochi sarei morto. E allora? Come conciliare le diverse cose? Quale nuovo miracolo farà il Cristo, che già ne ha fatti tanti, prima di lasciare il mondo per il Cielo, dopo avere amato gli uomini sino a voler morire per essi?

 3 Uno lo ha già fatto lasciandovi il suo Corpo e il suo Sangue per cibo fortificatore e santificatore e per ricordo dell’amor suo, dandovi il comando di fare ciò che Io ho fatto per ricordo di Me e per mezzo santificatore ai discepoli, e ai discepoli dei discepoli, sino alla fine dei secoli. Ma quella sera, già purificati voi esternamente, ricordate cosa ho fatto? Ho cinto un asciugatoio e vi ho lavato i piedi, e a un di voi, che si scandalizzava di quel gesto troppo avvilente, ho detto: “Se Io non ti laverò, non avrai parte con Me”.
   Voi non avete capito ciò che volessi dire, di qual parte Io parlassi, qual simbolo facessi. Ecco, Io ve lo dico. Oltre avervi insegnato l’umiltà e la necessità di esser puri per entrare a far parte del mio Regno, oltre ad avervi benignamente fatto osservare che Dio, da uno che è giusto, e perciò puro nello spirito e nell’intelletto, esige unicamente un ultimo lavacro alla parte che necessariamente è più facile a contaminarsi anche nei giusti, magari per sola polvere che la necessaria convivenza fra gli uomini depone sulle membra pulite, sulla carne, ho insegnato un’altra cosa. A voi ho lavato i piedi, la parte più bassa del corpo, quella che va fra fango e polvere, talora fra lordure, per significare la carne, la parte materiale dell’uomo, la quale ha sem­pre, meno nei senza Macchia d’origine o per opera di Dio o per natura di Dio, delle imperfezioni, talora minime tanto che solo Dio le vede, ma che, in verità, occorre sorvegliare, acciò non si irrobustiscano divenendo abito naturale, e combattere per estirparle.

 Vi ho lavato i piedi, dunque. Quando? Prima di spezzare il pane e il vino e transustanziarli nel mio Corpo e nel mio Sangue. Perché Io sono l’Agnello di Dio e non posso scendere dove Satana ha la sua impronta. Dunque, prima vi ho lavati. Poi mi sono dato a voi. Anche voi laverete col Battesimo coloro che verranno a Me, perché non indegnamente ricevano il mio Corpo e non si muti per esso in tremenda condanna di morte.
   Voi sbigottite. Vi guardate. Con gli sguardi vi chiedete: “E Giuda, allora?”. Vi dico: “Giuda mangiò la sua morte”. Il supremo atto d’amore non gli toccò il cuore. L’estremo tentativo del suo Maestro urtò contro la pietra del suo cuore, e quella pietra, in luogo del Tau, portava incisa l’orrenda sigla di Satana, il segno della Bestia.
   Vi ho dunque lavati prima di ammettervi al convito eucaristico, prima di ascoltare la confessione dei vostri peccati, prima di infondervi lo Spirito Santo, e perciò il carattere di veri cristiani riconfermati in Grazia e di Sacerdoti miei. Sia dunque fatto così con gli altri che voi dovete preparare alla vita cristiana.

 5 Battezzate con l’acqua nel Nome del Dio uno e trino e nel Nome mio e per i miei meriti infiniti, onde sia cancellata nei cuori la Colpa d’origine, rimessi i peccati, infuse la Grazia e le sante Virtù, e lo Spirito Santo possa scendere a far dimora nei templi consacrati che saranno i corpi degli uomini viventi nella grazia del Signore.
   Era necessaria l’acqua per annullare il Peccato? L’acqua non tocca l’anima, no. Ma anche il segno immateriale non tocca la vista dell’uomo, così materiale in tutte le sue azioni. Ben potevo infondere la Vita anche senza il mezzo visibile. Ma chi lo avrebbe creduto? Quanti gli uomini che sanno credere fermamente se non vedono? Prendete dunque dall’antica Legge mosaica l’acqua lustrale, usata per purificare gli immondi e riammetterli, dopo che si sono contaminati con un cadavere, negli accampamenti. In verità, ogni uomo che nasce è contaminato, avendo contatto con un’anima morta alla Grazia. Sia dunque con l’acqua lustrale purificata dal contatto immondo e resa degna di entrare nel Tempio eterno.
   E abbiate cara l’acqua… Dopo aver espiato e redento con trentatré anni di vita faticosa, culminata nella Passione, dopo aver dato tutto il mio Sangue per i peccati degli uomini, ecco che dal Corpo svenato e consumato del Martire furono tratte le acque salutari per lavare la Colpa d’origine. Col Sacrificio consumato Io vi ho redenti di quella macchia. Se sulle soglie della vita un mio miracolo divino mi avesse fatto scendere dalla croce, in verità vi dico che per il sangue sparso avrei mondato le colpe, ma non la Colpa. Per essa è stata necessaria laconsumazione totale. In verità, le acque salutari delle quali parla Ezechiele sono uscite da questo mio Costato. Immergetevi le anime, che ne escano immacolate per ricevere lo Spirito Santo che, in memoria di quell’alito che il Creatore spirò su Adamo per dargli lo spirito e perciò immagine e somiglianza con Lui, tornerà ad alitare e abitare nei cuori degli uomini redenti.
   Battezzate del mio Battesimo, ma nel Nome del Dio trino, perché in verità, se il Padre non avesse voluto e lo Spirito operato, il Verbo non si sarebbe incarnato e voi non avreste avuto Redenzione. Onde giusto e doveroso è che ogni uomo riceva la Vita per Coloro che si sono uniti nel volergliela dare, nominandosi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nell’atto del Battesimo, che da Me prenderà nome di cristiano per differenziarlo dagli altri, passati o futuri, i quali saranno riti, ma non segni indelebili sulla parte immortale.

 6 E prendete il Pane e il Vino così come Io ho fatto, e nel mio Nome benediteli, frangeteli e distribuiteli; e si nutrano i cristiani di Me. E ancora del Pane e del Vino fate un’offerta al Padre dei Cieli, consumandola poscia in memoria del Sacrificio che Io ho offerto e consumato sulla Croce per la vostra salute. Io, Sacerdote e Vittima, da Me stesso mi sono offerto e consumato, non potendo alcuno, ove Io non avessi voluto, fare questo di Me. Voi, miei Sacerdoti, fate questo in mia memoria e perché i tesori infiniti del mio Sacrificio salgano impetrativi a Dio, scendano propizi su tutti coloro che li invocano con fede sicura.
   Fede sicura, ho detto. Non si esige scienza per fruire dell’eucaristico Cibo e dell’eucaristico Sacrificio, ma fede. Fede che in quel pane e in quel vino, che uno, autorizzato da Me e da coloro che dopo Me verranno — voi, tu Pietro, Pontefice novello della novella Chiesa, tu Giacomo d’Alfeo, tu Giovanni, tu Andrea, tu Simone, tu Filippo, tu Bartolomeo, tu Tommaso, tu Giuda Taddeo, tu Matteo, tu Giacomo di Zebedeo — consacrerà in mio Nome, è il mio vero Corpo, il mio vero Sangue, e chi se ne ciba mi riceve in Carne, Sangue, Anima e Divinità, e chi mi offre realmente offre Gesù Cristo come Egli si offerse per i peccati del mondo. Un fanciullo o un ignorante mi può ricevere, così come un dotto e un adulto. E un fanciullo e un ignorante uguali benefici avrà, dal Sacrificio offerto, di quel che ne avrà chiunque fra voi. Basta che in essi sia fede e grazia del Signore.

 7 Ma voi state per ricevere un nuovo Battesimo, quello dello Spirito Santo. Ve l’ho promesso ed esso vi verrà dato. Lo stesso Spirito Santo scenderà su voi. Vi dirò quando. E voi sarete ripieni di Esso, nella pienezza dei doni sacerdotali. Potrete perciò, così come Io ho fatto con voi, infondere lo Spirito di cui sarete ripieni, per confermare in grazia i cristiani e infondere loro i doni del Paraclito. Sacramento regale di poco inferiore al Sacerdozio, abbia la solennità delle consacrazioni mosaiche con l’imposizione delle mani e l’unzione con l’olio profumato, un tempo usato per consacrare i Sacerdoti.
   No. Non guardatevi così spaventati! Non dico parola sacrilega! Non vi insegno sacrilego atto! La dignità del cristiano è tale che, lo ripeto, è di poco inferiore ad un sacerdozio. Dove vivono i sacerdoti? Nel Tempio. E un cristiano sarà un tempio vivo. Che fanno i sacerdoti? Servono Dio con le preghiere, i sacrifici e con la cura dei fedeli. Così avrebbero dovuto fare… E il cristiano servirà Dio con la preghiera e il sacrificio e con la carità fraterna.

 8 E ascolterete la confessione dei peccati così come Io ho ascoltato le vostre e quelle di molti e ho perdonato dove ho visto vero pentimento.
   Vi agitate? Perché? Avete paura di non saper distinguere? Ho già parlato altre volte sul peccato e sul giudizio sul peccato. Ma ricordate, nel giudicare, di meditare sulle sette condizioni per le quali una azione può essere o non essere peccato, e di gravità diversa. Riassumo. Quando si è peccato e quante volte, chi ha peccato, con chi, con che, quale la materia del peccato, quale la causa, perché si è peccato. Ma non temete. Lo Spirito Santo vi aiuterà.
   Quello che con tutto il mio cuore vi scongiuro di osservare è una vita santa. Essa aumenterà talmente in voi le luci soprannaturali che giungerete a leggere senza errore nel cuore degli uomini e potrete, con amore o con autorità, dire ai peccatori, pavidi di svelare la loro colpa o ribelli a confessarla, lo stato del loro cuore, aiutando i timidi, umiliando gli impenitenti. Ricordatevi che la Terra perde l’Assolutore e che voi dovete essere ciò che Io ero: giusto, paziente, misericordioso, ma non debole. Vi ho detto: ciò che slegherete in Terra sarà sciolto in Cielo e ciò che legherete qui sarà legato in Cielo. Perciò con misurata riflessione giudicate ogni uomo senza lasciarvi corrompere da simpatie o antipatie, da doni o minacce, imparziali in tutto e per tutto come è Dio, avendo presente la debolezza dell’uomo e le insidie dei suoi nemici.
   Vi ricordo che talora Dio permette anche le cadute dei suoi eletti, non perché a Lui piaccia vederli cadere, ma perché da una caduta può venire un bene futuro più grande. Porgete dunque la mano a chi cade, perché non sapete se quella caduta non sia la crisi risolutiva di un male che muore per sempre, lasciando nel sangue una purificazione che produce salute. Nel nostro caso: che produce santità.
 Siate invece severi con quelli che non avranno rispetto al Sangue mio e, con l’anima appena monda dal lavacro divino, si getteranno nel fango una e cento volte. Non malediteli, ma siate severi, esortateli, richiamateli settanta volte sette, e ricorrete all’estremo castigo del reciderli dal popolo eletto solo quando la loro pertinacia in una colpa, che scandalizza i fratelli, vi obbliga ad agire per non farvi complici delle loro azioni. Ricordatevi cosa ho detto: “Se tuo fratello ha peccato, correggilo fra te e lui solo. Se non ti ascolta, correggilo alla presenza di due o tre testimoni. Se non basta, fàllo sapere alla Chiesa. Se non ascolta neppure questa, consideralo come un gentile e un pubblicano”.

 9 Nella religione mosaica il matrimonio è un contratto]. Nella nuova religione cristiana esso sia atto sacro e indissolubile, sul quale scenda la grazia del Signore a fare dei coniugi due suoi ministri nella propagazione della specie umana.
   Cercate sin dai primi momenti di consigliare al coniuge che viene dalla nuova religione di convertire il coniuge ancora fuor dal numero dei fedeli di entrarvi a far parte, per evitare quelle dolorose divisioni di pensiero, e conseguentemente di pace, che abbiamo osservato anche fra noi. Ma, quando si tratta di fedeli nel Signore, per nessuna ragione si sciolga ciò che Dio ha unito. E, nel caso di una parte che si trovi, essendo cristiana, congiunta a un gentile, Io consiglio che questa parte porti la sua croce con pazienza e mitezza e con fortezza anche, sino a saper morire per difendere la sua fede, ma senza lasciare il coniuge al quale si è unito con suo pieno consenso. Questo è il mio consiglio per una vita più perfetta nello stato matrimoniale, sinché non sarà possibile, con la diffusione del cristianesimo, aversi matrimoni fra fedeli. Allora sacro e indissolubile sia il vincolo, e santo l’amore.
   Male sarebbe se, per la durezza dei cuori, dovesse accadere nella nuova fede ciò che avvenne nell’antica: un permettersi il ripudio e lo scioglimento per evitare scandali creati dalla libidine dell’uomo. In verità vi dico che ognuno deve portare la sua croce in ogni stato, anche in questo matrimoniale. E anche in verità vi dico che nessuna pressione deve far flettere la vostra autorità nel dire: “Non è lecito” a chi vuole passare a nuove nozze prima che uno dei coniugi sia morto. È meglio, Io ve lo dico, che una parte putrida si stacchi, da sola o seguita da altri, anziché, per trattenerla nel Corpo della Chiesa, concederle cosa contraria alla santità del coniugio, scandalizzando gli umili e facendo fare loro delle considerazioni sfavorevoli all’interezza sacerdotale e sul valore della ricchezza o della potenza.
   Le nozze sono atto grave e santo. E per mostrare questo Io ho preso parte alle nozze e vi ho compiuto il primo miracolo. Ma guai se degenerano in libidine e capriccio. Il matrimonio, contratto naturale fra l’uomo e la donna, d’ora in poi si elevi a contratto spirituale, per il quale le anime di due che si amano giurano di servire il Signore nell’amore reciproco, offerto a Lui in ubbidienza al suo comando di procreazione per dare figli al Signore.

 10E ancora… Giacomo, ricordi il discorso sul Carmelo? Da allora ti ho parlato di questo. Ma gli altri non sanno… Avete visto Maria di Lazzaro ungere le mie membra nella cena del sabato a Betania. Vi ho detto allora: “Ella mi ha preparato per la sepoltura”. In verità ella lo ha fatto. Non per la sepoltura, ché ella credeva ancora lontano quel dolore, ma per purificare e imbalsamare le mie membra da tutte le impurità della via perché salissi profumato d’olio balsamico al trono.
   La vita dell’uomo è una via. L’entrata dell’uomo nell’altra vita dovrebbe essere entrata nel Regno. Ogni re è unto e profumato prima di ascendere al suo trono e mostrarsi al suo popolo. Anche il cristiano è un figlio di re che percorre la sua via diretto al regno dove il Padre lo chiama. La morte del cristiano non è che l’entrata nel Regno per ascendere sul trono che il Padre gli ha preparato. Non è spaventosa la morte per colui che non teme Dio sapendosi nella sua grazia. Ma per colui che deve salire sul trono sia purificata da ogni detrito la veste, perché si serbi bella per la risurrezione, e sia purificato lo spirito, perché splenda sul trono che il Padre gli ha preparato per apparire nella dignità che a figlio di sì gran re si conviene. Accrescimento della Grazia, cancellazione dei peccati di cui l’uomo abbia pieno pentimento, suscitatrice di ardente anelito al Bene, datrice di forza per il combattimento supremo sia l’unzione data ai morenti cristiani, anzi, ai nascenti cristiani, perché in verità vi dico che chi muore nel Signore nasce alla vita eterna.
   Ripetete il gesto di Maria sulle membra degli eletti. E nessuno lo reputi indegno di lui. Io l’ho accettato quell’olio balsamico da una donna. Ogni cristiano se ne tenga onorato come di una grazia suprema da parte della Chiesa di cui è figlio, e lo accetti dal sacerdote per detergersi dalle ultime macchie. E ogni sacerdote sia lieto di fare l’atto d’amore di Maria verso il Cristo penante sul corpo del morente fratello. In verità vi dico che ciò che non avete allora fatto a Me, lasciando che una donna vi superasse, e ora vi pensate con tanto dolore, potete farlo in futuro e per tante volte quante con amore vi curverete su uno che muore per prepararlo all’incontro con Dio. Io sono nei mendichi e nei morenti, nei pellegrini, negli orfani, nelle vedove, nei prigionieri, in chi ha fame, sete o freddo, in chi è addolorato o stanco. Io sono in tutte le membra del mistico mio Corpo che è l’unione dei miei fedeli. Amatemi in essi e riparerete al vostro disamore di tante volte, dandomi grande gioia e dandovi tanta gloria.

 11Infine considerate che contro voi cospira il mondo, l’età, le malattie, il tempo, le persecuzioni. Non vogliate perciò essere avari di ciò che avete avuto e imprudenti. Trasmettete per questo in Nome mio il Sacerdozio ai migliori fra i discepoli, perché la Terra non resti senza sacerdoti. E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame, non verbale ma delle azioni di colui che chiede di essere sacerdote, o di colui che voi giudicate buono ad esserlo.
   Pensate a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Avete avuto l’esempio di ciò che può fare un sacerdozio decaduto dal suo carattere sacro. In verità vi dico che per le colpe del Tempio questa nazione sarà dispersa. Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra quando l’abominio della desolazione entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all’apostasia per abbracciare le dottrine d’inferno. Allora sorgerà il figlio di Satana e i popoli gemeranno in un tremendo spavento, pochi restando fedeli al Signore, e allora anche, fra convulsioni d’orrore, verrà la fine dopo la vittoria di Dio e dei suoi pochi eletti, e l’ira di Dio su tutti i maledetti. Guai, tre volte guai se per quei pochi non ci saranno ancor santi, gli ultimi padiglioni del Tempio di Cristo! Guai, tre volte guai se, a confortare gli ultimi cristiani, non ci saranno veri Sacerdoti come ci saranno per i primi.
   In verità l’ultima persecuzione sarà orrenda, non essendo persecuzione d’uomini ma del figlio di Satana e dei suoi seguaci. Sacerdoti? Più che sacerdoti dovranno essere quelli dell’ultima ora, tanto feroce sarà la persecuzione delle orde dell’Anticristo. Simili all’uomo vestito di lino, che tanto è santo da stare al fianco del Signore, nella visione di Ezechiele, essi dovranno instancabili segnare con la loro perfezione un Tau sugli spiriti dei pochi fedeli, perché le fiamme d’inferno non cancellino quel segno. Sacerdoti? Angeli. Angeli agitanti il turibolo carico degli incensi delle loro virtù per purificare l’aere dai miasmi di Satana. Angeli? Più che angeli: altri Cristi, altri Me, perché i fedeli dell’ultimo tempo possano perseverare sino alla fine. Questo dovranno essere.

 12Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati e trascina molti altri al peccato. La rilassatezza nel Sacerdozio, l’accoglimento di impure dottrine, l’egoismo, l’avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio. Ora, nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l’idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile, perché senza risurrezione. Oh! si potrà compiere, sì. Io vedo… Si potrà compire per i troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore!…
 La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! E Io che la sorreggo con l’aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l’anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti que­st’or­dine ai tuoi successori: “Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio”. Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano. Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo, perché in questo e non in altra scienza è la salute.

 13Verranno i tempi nei quali, così come avvenne a noi d’Israele e ancor più profondamente, il Sacerdozio crederà d’essere classe eletta, perché sa il superfluo e non conosce più l’indispensabile, o lo conosce nella morta forma con cui ora conoscono i sacerdoti la Legge: nella veste di essa, esageratamente aggravata di frange, ma non nel suo spirito. Verranno i tempi nei quali tutti i libri si sostituiranno al Libro, e questo sarà solo usato così come uno che deve forzatamente usare un oggetto lo maneggia meccanicamente, così come un contadino ara, semina, raccoglie senza meditare sulla meravigliosa provvidenza che è quel moltiplicarsi di semi che ogni anno si rinnovella: un seme gettato in terra smossa che diviene stelo, spiga, poi farina e poi pane per paterno amore di Dio. Chi, mettendosi in bocca un boccone di pane, alza lo spirito a Colui che ha creato il primo seme e da secoli lo fa rinascere e crescere, dosando le piogge e il calore perché si schiuda e si alzi e maturi senza marcire o senza bruciarsi? Così verrà il tempo che sarà insegnato il Vangeloscientificamente bene, spiritualmente male.
   Or, che è la scienza se manca sapienza? Paglia è. Paglia che gonfia e non nutre. E in verità vi dico che un tempo verrà nel quale troppi fra i Sacerdoti saranno simili a gonfi pagliai, superbi pagliai, che staranno impettiti nel loro orgoglio d’esser tanto gonfi, come se da loro si fossero dati tutte quelle spighe che coronarono le paglie, come se ancor le spighe fossero in vetta alle paglie, e crederanno d’esser tutto perché, invece del pugnello di grani, il vero nutrimento che è lo spirito del Vangelo, avranno tutta quella paglia: un mucchio! Un mucchio! Ma può bastare la paglia? Neppure per il ventre del giumento essa basta e, se il padrone dello stesso non corrobora l’animale con biade ed erbe fresche, il giumento nutrito di sola paglia deperisce e anche muore.
   Eppure Io vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho istruito gli spiriti alla Verità, e immemori anche di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto tutto e solo dalla Sapienza divina, detto dalla divina Parola, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti storici e geografici, non si cureranno dell’anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana. E se non lo possiedono, come possono trasmetterlo? Che daranno ai fedeli questi pagliai gonfi? Paglia. Che nutrimento ne avranno gli spiriti dei fedeli? Tanto da trascinare una languente vita. Che frutto matureranno da questo insegnamento e da questa conoscenza imperfetta del Vangelo? Un raffreddarsi dei cuori, un sostituirsi di dottrine eretiche, di dottrine e idee ancor più che eretiche, all’unica, vera Dottrina, un prepararsi il terreno alla Bestia per il suo fugace regno di gelo, di tenebre e orrore.
   In verità vi dico che, come il Padre e Creatore moltiplica le stelle perché non si spopoli il cielo per quelle che, finita la loro vita, periscono, così ugualmente Io dovrò evangelizzare cento e mille volte dei discepoli che spargerò fra gli uomini e fra i secoli. E anche in verità vi dico che la sorte di questi sarà simile alla mia: la sinagoga e i superbi li perseguiteranno come mi hanno perseguitato. Ma tanto Io che essi abbiamo la nostra ricompensa, quella di fare la volontà di Dio e di servirlo sino alla morte di croce, perché la sua gloria risplenda e la sua conoscenza non perisca.

 14Ma tu, Pontefice, e voi, Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo, e instancabilmente pregate lo Spirito Santo perché in voi si rinnovelli una continua Pentecoste — voi non sapete ciò che voglio dire, ma presto lo saprete — onde possiate comprendere tutti gli idiomi e discernere e scegliere le mie voci da quelle della Scimmia di Dio: Satan. E non lasciate cadere nel vuoto le mie voci future. Ognuna di essa è una misericordia mia in vostro aiuto, e tanto più numerose saranno quanto più per ragioni divine Io vedrò che il Cristianesimo ha bisogno di esse per superare le burrasche dei tempi.
   Pastore e nauta, Pietro! Pastore e nauta. Non ti basterà un giorno esser pastore se non sarai nauta, ed esser nauta se non sarai pastore. Questo e quello dovrai essere per tenere radunati gli agnelli, che tentacoli infernali e artigli feroci cercheranno di strapparti, o menzognere musiche di promesse impossibili ti sedurranno, e per portare avanti la barca presa da tutti i venti del settentrione e del mezzogiorno e dell’oriente e dell’occidente, schiaffeggiata e sbattuta dalle forze del profondo, saettata dagli arcieri della Bestia, sbruciacchiata dall’alito del dragone e spazzata sui bordi dalla sua coda, di modo che gli imprudenti saranno arsi e periranno precipitando nell’onda sconvolta.
   Pastore e nauta nei tempi tremendi… E tua bussola il Vangelo. In esso è la Vita e la Salute. E tutto è detto in esso. Ogni articolo del Codice santo, ogni risposta per i casi molteplici delle anime sono in esso. E fa’ che da esso non si scostino Sacerdoti e fedeli. Fa’ che non vengano dubbi su esso. Alterazioni ad esso. Sostituzioni e sofisticazioni di esso.
   Il Vangelo è Me stesso. Dalla nascita alla morte. Nel Vangelo è Dio. Perché in esso sono manifeste le opere del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Vangelo è amore. Ho detto: “La mia Parola è Vita”. Ho detto: “Dio è carità”. Conoscano dunque i po­poli la mia Parola e abbiano l’amore in loro, ossia Dio. Per avere il Regno di Dio. Perché chi non è in Dio non ha in sé la Vita. Perché quelli che non accoglieranno la Parola del Padre non potranno essere una sola cosa col Padre, con Me e con lo Spirito Santo in Cielo, e non potranno essere del solo Ovile che è santo così come Io voglio. Non saranno tralci uniti alla Vite, perché chi respinge in tutto o in parte la mia Parola è un membro nel quale più non scorre la linfa della Vite. La mia Parola è succo che nutre, fa crescere e portare frutto.

 15Tutto questo farete in memoria di Me che ve l’ho insegnato. Molto ancora avrei da dirvi su quanto vi ho detto ora. Ma Io ho soltanto gettato il seme. Lo Spirito Santo ve lo farà germogliare. Ho voluto darvi Io il seme, perché conosco i vostri cuori e so come titubereste di paura per comandi spirituali, immateriali. La paura di un inganno vi paralizzerebbe ogni volontà. Perciò Io per il primo vi ho parlato di tutte le cose. Poi il Paraclito vi ricorderà le mie parole e ve le amplificherà nei particolari. E voi non temerete perché ricorderete che il primo seme ve l’ho dato Io.
   Lasciatevi condurre dallo Spirito Santo. Se la mia Mano era dolce nel guidarvi, la sua Luce è dolcissima. Egli è l’Amore di Dio. Così Io me ne vado contento, perché so che Egli prenderà il mio posto e vi condurrà alla conoscenza di Dio. Ancora non lo conoscete, nonostante tanto vi abbia detto di Lui. Ma non è colpa vostra. Voi avete fatto di tutto per comprendermi e perciò siete giustificati se anche per tre anni avete capito poco. La mancanza della Grazia vi ottundeva lo spirito. Anche ora capite poco, benché la Grazia di Dio sia scesa su voi dalla mia croce. Avete bisogno del Fuoco. Un giorno ho parlato di questo a un di voi, andando lungo le vie del Giordano.
   L’ora è venuta. Io me ne torno al Padre mio, ma non vi lascio soli perché lascio a voi l’Eucarestia, ossia il vostro Gesù fatto cibo agli uomini. E vi lascio l’Amico: il Paraclito. Esso vi condurrà. Passo le vostre anime dalla mia luce alla sua luce ed Egli compirà la vostra formazione».

 16«Ci lasci ora? Qui? Su questo monte?». Sono tutti desolati.
   «No. Non ancora. Ma il tempo vola e presto sarà quel momento».
   «Oh! non mi lasciare sulla Terra senza di Te, Signore. Ti ho amato dalla tua Nascita alla tua Morte, dalla tua Morte alla tua Risurrezione, e sempre. Ma troppo triste sarebbe non saperti più fra noi! Hai ascoltato la preghiera del padre di Eliseo. Hai esaudito tanti. Ascolta la mia, Signore!», supplica Isacco in ginocchio con le mani protese.
   «La vita che potresti ancora avere sarebbe predicazione di Me, forse gloria di martirio. Hai saputo esser martire per amore di Me infante, e temi ora di esserlo per Me glorioso?».  
   «La mia gloria sarebbe seguirti, Signore. Io sono povero e stolto. Tutto quanto potevo dare ho dato con buona volontà. Ora vorrei questo: seguirti. Però sia fatto come Tu vuoi, ora e sempre».
   Gesù posa sul capo di Isacco la mano e ve la lascia in una lunga carezza, mentre si rivolge a tutti per dire: «Non avete domande da farmi? Sono le ultime lezioni. Parlate al vostro Maestro… Vedete come i piccoli hanno confidenza con Me?».
   Infatti anche oggi Marziam gli appoggia il capo contro il corpo, stringendosi tutto a Gesù, né Isacco ha mostrato ritrosia ad esporre il suo desiderio.
   «Veramente… Sì… Abbiamo delle cose da chiedere…», dice Pietro.
   «E allora chiedete».

 17«Ecco… Ieri sera, dopo che ci hai lasciato, parlavamo fra noi su quanto avevi detto. Ora altre parole si affollano in noi per quanto hai detto. Ieri, e anche oggi, se si riflette bene, Tu hai parlato come se eresie e separazioni dovessero sorgere, e presto. Questo ci fa pensare che dovremo essere molto prudenti verso quelli che vorranno venire fra noi. Perché certo in quelli sarà il seme dell’eresia e della separazione».
   «Lo credi? E non è già separato Israele nel venire a Me? Tu questo vuoi dire: che l’Israele che mi ha amato non sarà mai eretico e diviso. Non è vero? Ma fu forse unito mai, da secoli, neppur nella antica formazione? Ed è forse stato unito nel seguirmi? In verità vi dico che la radice dell’eresia è in esso».
   «Ma…».
   «Ma idolatra e eretico è da secoli sotto l’apparenza esterna di fedeltà. I suoi idoli li conoscete. Le sue eresie pure. I gentili saranno migliori di esso. Per questo Io non li ho esclusi e vi dico di fare ciò che Io ho fatto.
   Questa sarà per voi una delle cose più difficili. Lo so. Ma ricordate i profeti. Essi profetizzano la vocazione dei gentili e la durezza dei giudei. Perché vorreste chiudere le porte del Regno a quelli che mi amano e vengono alla Luce che la loro anima cercava? Li credete più peccatori di voi perché sino ad ora non hanno conosciuto Dio, perché hanno seguito la loro religione e la seguiranno sinché non saranno attratti dalla nostra? Non dovete. Io vi dico che molte volte sono migliori di voi perché, avendo una religione non santa, sanno essere giusti.
   Non mancano i giusti in nessuna nazione e religione. Dio osserva le opere degli uomini, non le loro parole. E se vede che un gentile, per giustizia di cuore, fa naturalmente ciò che la Legge del Sinai comanda, perché dovrebbe averlo abbietto? Non è ancor più meritorio che un uomo, che non conosce il comando di Dio a non fare questo o quello perché è male, si imponga da sé un comando di non fare ciò che la sua ragione gli dice non buono e lo segua fedelmente, rispetto al merito molto relativo di chi, conoscendo Dio, il fine dell’uomo e la Legge che permette di conseguirlo, fa continui compromessi e calcoli per adeguare il comando perfetto alla volontà corrotta? Che ve ne pare? Che Dio apprezzi le scappatoie che Israele ha messo all’ubbidienza per non avere molto a sacrificare la sua concupiscenza? Che ve ne pare? Che quando un gentile uscirà dal mondo, giusto al cospetto di Dio per aver seguito la retta legge che la sua coscienza si è imposta, Dio lo giudicherà demone? Io ve lo dico: Dio giudicherà le azioni degli uomini, e il Cristo, Giudice di tutte le genti, premierà[118] quelli nei quali il desiderio dell’anima ebbe voce di intima legge per giungere al fine ultimo dell’uomo, che è riunirsi al suo Creatore, al Dio ignoto per i pagani, ma al Dio che sentono essere vero e santo al di là dello scenario dipinto dei falsi Olimpi.

 18Badate anzi attentamente di non essere voi scandalo ai gentili. Già troppe volte fu deriso il nome di Dio fra i gentili per le opere dei figli del popolo di Dio. Non vogliatevi credere tesorieri assoluti dei miei doni e dei miei meriti. Io sono morto per giudei e per gentili. Il mio Regno sarà di tutte le genti. Non abusate della pazienza con cui Dio vi ha trattati sin qui dicendovi: “A noi tutto è concesso”. No. Io ve lo dico. Non c’è più questo o quel popolo. C’è il mio Popolo. E in esso hanno uguale valore i vasi consumatisi nel servizio del Tempio e quelli che vengono deposti ora sulle mense di Dio. Anzi, molti vasi consumatisi nel servizio del Tempio, ma non di Dio, saranno gettati nel cantone e verranno messi in loro vece sull’altare quelli che ancora non conoscono incenso, olio, vino o balsamo, ma sono desiderosi di empirsi di essi e di essere usati per la gloria del Signore.
   Non esigete molto dai gentili. Basta abbiano la fede e ubbidiscano alla mia Parola. Una nuova circoncisione si sostituisce all’antica. L’uomo è circonciso nel cuore, d’ora in poi; nello spirito, meglio ancora che nel cuore, perché al sangue dei circoncisi, per significare purificazione dalla concupiscenza che escluse Adamo dalla figliolanza divina, si è sostituito il mio Sangue purissimo. Esso è valido nel circonciso e nell’incirconciso nel corpo, purché costui abbia il mio Battesimo e rinunci a Satana, al mondo, alla carne, per amore di Me. Non spregiate gli incirconcisi. Dio non spregiò Abramo. Per la sua giustizia lo elesse a capo del suo Popolo prima ancora che la circoncisione avesse morso le sue carni. Se Dio ha avvicinato Abramo incirconciso, per trasmettergli i suoi comandi, voi potrete avvicinare gli incirconcisi per istruirli nella Legge del Signore. Considerate quanti peccati e a quale peccato sono giunti i circoncisi. Non siate perciò inesorabili verso i gentili».
   «Ma dovremo dire loro ciò che ci hai insegnato? Non capiranno nulla, perché non sanno la Legge».
   «Voi lo dite. Ma ha forse compreso Israele, che sapeva la Legge e i Profeti?».
   «È vero».
   «Però fate attenzione. Direte ciò che lo Spirito vi suggerirà di dire, verbalmente, senza paure, senza voler fare da voi.

 19Quando poi sorgeranno fra i fedeli dei falsi profeti, che diranno le loro idee come idee ispirate, e saranno gli eretici, allora voi combattete con mezzi più stabili della parola le loro eretiche dottrine. Ma non vi preoccupate. Lo Spirito Santo vi guiderà. Io non dico mai cosa che non si compia».
   «E che ne faremo degli eretici?».
   «Combattete con tutte le forze l’eresia in sé stessa, ma con ogni mezzo cercate di convertire al Signore gli eretici. Non stancatevi di cercare le pecore che si sono sviate per riportarle all’Ovile. Pregate, soffrite, fate pregare, fate soffrire, andate elemosinando sacrifici e sofferenze ai puri, ai buoni, ai generosi, perché con queste cose si convertono i fratelli. La Passione di Cristo continua nei cristiani. Non vi ho escluso da questa grande opera che è la Redenzione del mondo. Siete tutti membra di un unico corpo. Aiutatevi fra voi, e chi è forte e sano lavori per i più deboli, e chi è unito tenda le mani e chiami i fratelli lontani».
   «Ma ci saranno, dopo esser stati fratelli in un’unica casa?».
   «Ci saranno».
   «E perché?».
   «Per tante ragioni. Porteranno ancora il mio Nome. Se ne glorieranno, anzi, di quel Nome. Lavoreranno a farlo conoscere. Contribuiranno acciò Io sia conosciuto sino agli estremi confini della Terra. Lasciateli fare, perché, ve lo ricordo, chi non è contro di Me è per Me. Ma, poveri figli!, il loro lavoro sarà sempre parziale, i loro meriti sempre imperfetti. Non potranno essere in Me se saranno separati dalla Vite. Le loro opere saranno sempre incomplete. Voi, dico voi, per parlare ai futuri che vi continueranno, siate dove essi sono. Non dite farisaicamente: “Io non vado per non contaminarmi”. O pigramente: “Io non vado, perché già c’è chi predica il Signore”. O pavidamente: “Io non vado per non essere scacciato da loro”. Andate. Io vi dico: andate. A tutte le genti. Sino ai confini del mondo. Perché sia conosciuta tutta la mia Dottrina e la mia Unica Chiesa, e le anime abbiano modo di entrare a farne parte».
   «E diremo o scriveremo tutte le tue azioni?».
   «Ve l’ho detto. Lo Spirito Santo vi consiglierà su quel che è bene dire o tacere a seconda dei tempi. Voi lo vedete! Quanto Io ho compiuto viene creduto o negato, e talora si fa arma contro di Me, agitato come è da mani che mi odiano. Sono stato detto Belzebù quando, come Maestro e alla presenza di tutti, operavo miracoli. E che diranno ora, quando sapranno che così soprannaturalmente ho agito? Sarò bestemmiato più ancora. E voi sareste perseguitati prima del momento. Perciò tacete sinché sarà l’ora di parlare».

 20«Ma se quest’ora venisse quando noi, testimoni, fossimo mor­ti?».
   «Nella mia Chiesa saranno sempre sacerdoti, dottori, profeti, esorcisti, confessori, operatori di miracoli, ispirati, quanto occorre ad Essa perché le genti abbiano da Essa quello che è necessario. Il Cielo: la Chiesa trionfante, non lascerà sola la Chiesa docente, e questa soccorrerà la Chiesa militante. Non sono tre corpi. Sono un sol Corpo. Non c’è divisione fra loro, ma comunione d’amore e di fine: amare la Carità, goderla in Cielo suo Regno. Per questo ancora la Chiesa militante dovrà con amore sovvenire ai suffragi della parte di essa che, già destinata alla trionfante, ancora ne è esclusa per l’espiazione soddisfattoria delle mancanze assolte ma non interamente scontate davanti alla perfetta divina Giustizia. Tutto nell’amore e per l’amore deve farsi nel Corpo mistico. Perché l’amore è il sangue che circola in esso. Sovvenite i fratelli purganti. Così come ho detto che le opere di misericordia corporali vi conquistano premio in Cielo, così pure ho detto che ve lo conquistano quelle spirituali. E in verità vi dico che il suffragio ai morti, perché en­trino nella pace, è grande opera di misericordia, della quale vi benedirà Iddio e vi saranno riconoscenti i suffragati. Quando, alla risurrezione della carne, sarete tutti raccolti davanti a Cristo Giudice, fra quelli che Io benedirò saranno anche coloro che ebbero amore ai fratelli purganti, offrendo e pregando per la loro pace. Io ve lo dico. Non una delle azioni buone rimarrà senza frutto, e molti splenderanno vivamente in Cielo senza aver predicato, amministrato, compiuto viaggi apostolici, abbracciato stati speciali, ma soltanto per avere pregato e sofferto per dare pace ai purganti, per portare alla conversione i mortali. Anche questi, sacerdoti ignoti al mondo, apostoli sconosciuti, vittime che solo Dio vede, avranno il premio degli operai del Signore, avendo fatto della loro vita un perpetuo sacrificio d’amore per i fratelli e per la gloria di Dio. In verità vi dico che alla vita eterna si giunge per molte vie, e una è questa, ed è tanto cara al mio Cuore. 635.21Avete altro da chiedere? Parlate».
   «Signore, ieri, e non solo ieri, pensavamo che Tu hai detto: “Voi siederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele”. Ma ora siamo in undici…».
   «Eleggete il dodicesimo. Tocca a te, Pietro».
   «A me? A me no, Signore! Indicalo Tu».
   «Io ho eletto i miei Dodici una volta e li ho formati. Poi ho eletto il loro capo. Poi ho dato loro la Grazia e ho infuso lo Spirito Santo. Ora tocca ad essi camminare, ché non sono più lattanti incapaci di farlo».
   «Ma dicci almeno dove dobbiamo posare il nostro occhio…».
   «Ecco. Questa è la parte eletta del gregge», dice Gesù facendo un cenno circolare su quelli che sono presenti dei settantadue.
   «Non noi, Signore. Non noi. Il posto del traditore ci fa pau­ra», supplicano questi.
   «Prendiamo Lazzaro. Vuoi, Signore?».
 Gesù tace.
   «Giuseppe d’Arimatea? Nicodemo?…».
   Gesù tace.
   «Ma sì! Lazzaro prendiamo».
   «E all’amico perfetto volete dare quel posto che voi non volete?», dice Gesù.
   «Signore, io vorrei dire una parola», dice lo Zelote.
   «Parla».
   «Lazzaro per tuo amore, ne sono certo, prenderebbe anche quel posto e lo terrebbe in modo così perfetto da far dimenticare di chi eraquel posto. Ma non mi pare conveniente farlo per altri motivi. Le virtù spirituali di Lazzaro sono in molti fra gli umili del tuo gregge. E io penso che sarebbe meglio dare a questi la preferenza, perché i fedeli non dicano che si cercò solo il potere e le ricchezze, atto da farisei, in luogo della sola virtù».
   «Hai detto bene, Simone. E tanto più hai detto bene in quanto hai parlato con giustizia senza che l’amicizia per Lazzaro ti mettesse bavaglio».
   «Facciamo allora Marziam per dodicesimo apostolo.-È un fanciullo».
   «Io, per cancellare quel vuoto orrendo, accetterei, ma non sono degno. Come potrei parlare, io fanciullo, a chi è adulto? Signore, Tu devi dire se ho ragione».
   «Hai ragione. Ma non abbiate fretta. L’ora verrà e stupirete allora di avere tutti un comune pensiero. Pregate, intanto. Io me ne vado. Ritiratevi in orazione. Io vi congedo per ora. Fate di essere tutti per il quattordicesimo di ziv a Betania».
   Si alza, mentre tutti si inginocchiano prostrandosi col volto fra l’erba. Li benedice e la luce, sua ancella che lo annuncia e precede nelle sue venute così come lo accoglie nelle sue dipartite, lo abbraccia e lo nasconde assorbendolo una volta ancora.

   Cap. DCXXXVIII. Ultimi ammaestramenti nel Getsemani e commiato. Ascensione di Gesù al Padre.

   24 aprile 1947.
 
 1 Gesù — è appena un rosare di aurora ad oriente — passeggia con sua Madre per le balze del Getsemani. Non vi sono parole, solo sguardi d’indicibile amore. Forse le parole sono già state dette. Forse non sono mai state dette. Hanno parlato le due anime: quella del Cristo, quella della Madre del Cristo. Ora è contemplazione d’amore, reciproca contemplazione. La conosce la natura rugiadosa, la pura luce del mattino, la conoscono le gentili creature di Dio che sono le erbe, i fiori, gli uccelli, le farfalle. Gli uomini sono assenti.

 2 Io mi sento persino a disagio ad esser presente a questo addio. «Signore, io non ne sono degna!», esclamo fra le lacrime che mi cadono, mirando l’ultima ora di unione terrena fra la Madre e il Figlio e pensando che siamo giunti al termine della amorosa fatica, tanto Gesù, che Maria, che il povero, piccolo, indegno fanciullo che Gesù ha voluto testimone di tutto il tempo messianico e che ha nome Maria, ma che Gesù ama chiamare «il piccolo Giovanni», o anche la «violetta della Croce».
   Sì. Piccolo Giovanni. Piccolo, perché sono un niente. Giovanni, perché sono proprio quella a cui Dio ha fatto grandi grazie, e perché, in misura infinitesimale — ma è tutto ciò che possiedo, e dando tutto ciò che possiedo so di dare in misura perfetta che accontenta Gesù, perché è il «tutto» del mio niente — e perché, in misura infinitesimale, io, come il grande Giovanni diletto, ho dato tutto il mio amore a Gesù e a Maria, condividendo con loro lacrime e sorrisi, seguendoli angosciata di vederli afflitti e di non poterli difendere dal livore del mondo a costo della mia stessa vita, ed ora palpitante del palpito del loro cuore per ciò che finisce per sempre…
   Violetta, sì. Una violetta che ha cercato di stare nascosta fra l’erbe perché Gesù non la schivasse, Egli che amava tutte le cose create perché opera del Padre suo, ma mi premesse sotto il suo piede divino, ed io potessi morire esalando il mio tenue profumo nello sforzo di addolcirgli il contatto con la terra scabra e dura. Violetta della Croce, sì. E il suo Sangue ha empito il mio calice sino a farlo piegare al suolo…
   Oh! mio Diletto che, prima, del tuo Sangue mi hai colmata, facendomi contemplare i tuoi Piedi feriti, inchiodati al legno, «… e ai piedi della croce era una pianticina di mammole in fiore, e gocciavano le stille del Sangue divino sulla pianticina di mammole in fiore…». Ricordo lontano e così sempre vicino e presente! Preparazione a ciò che poi fui: il tuo portavoce che ora è tutto asperso del tuo Sangue, dei tuoi sudori e lacrime, del pianto di Maria tua Madre, ma che anche conosce le tue parole, i tuoi sorrisi, tutto, tutto di Te, e non più di mammole odora ma di Te solo, Amore mio unico e solo, di quel profumo divino che cullò ieri sera il mio dolore e che viene su me, dolce come un bacio, consolatore come il Cielo stesso, e mi fa dimenticare tutto per vivere di Te solo…

 3 La tua promessa è in me. So che non ti perderò. Me lo hai promesso e la tua promessa è sincera: è di Dio. Ti avrò ancora, sempre. Solo se io peccassi di superbia, menzogna, disubbidienza, ti perderei, Tu lo hai detto, ma Tu lo sai che, con la tua Grazia a sostegno della mia volontà, io non voglio peccare, e spero di non peccare perché Tu mi sosterrai. Non sono una quercia, lo so. Sono una violetta. Uno stelo fragile che può piegare per il piede di un uccellino e anche per il peso di uno scarabeo. Ma Tu sei la mia forza, o Signore. E l’amore per Te è la mia ala.
   Non ti perderò. Me lo hai promesso. Verrai tutto per me, per dare gioia alla tua morente violetta. Ma non sono egoista, Signore. Tu lo sai. Tu sai che vorrei non vederti più io, ma che ti vedessero molti altri e credessero in Te. A me già tanto hai dato, e io non ne son degna. Veramente mi hai amata come Tu solo sai amare i tuoi figli diletti.

 4 Io penso come era dolce vederti «vivere», Uomo fra gli uomini. E penso che non ti vedrò più così. Tutto è stato visto e detto. So anche che Tu non ti cancellerai dal mio pensiero nelle tue azioni di Uomo fra gli uomini, e che non avrò bisogno di libri per ricordarti quale realmente fosti: basterà che io guardi dentro di me, dove tutta la tua vita è fissata a caratteri indelebili. Ma era dolce, dolce…
   Ora Tu ascendi… La Terra ti perde. Maria della Croce ti perde, Maestro Salvatore. Resterai a lei come Dio dolcissimo, e non più Sangue ma miele celeste verserai nel calice violaceo della tua violetta… Io piango… Sono stata tua discepola insieme alle altre per le vie montane, selvose, o aride, polverose della pianura, sul lago e presso il bel fiume, della tua Patria. Ora Tu te ne vai e non vedrò più altro che nel ricordo Betlem e Nazaret sui loro colli verdi d’ulivi, e Gerico ardente di sole e frusciante di palme, e Betania amica, e Engaddi perla smarrita nei deserti, e la Samaria bella, e le pianure opime di Saron e Esdrelon, e il bizzarro altopiano d’Oltre Giordano, e l’incubo del mar Morto, e le città solari della sponda mediterranea, e Gerusalemme, la città del tuo dolore, i suoi sali e scendi, gli archivolti, le piazze, i sobborghi, i pozzi e cisterne, i colli e persino la triste valle dei lebbrosi dove tanta tua misericordia si è effusa… E la casa del Cenacolo… la fontanella che piange lì presso… il ponticello sul Cedron, il luogo del tuo sudor sanguigno… il cortile del Pretorio…
   Ah, no! quel che è tuo dolore è qui. Resterà sempre… Dovrò ricercare tutti i ricordi per trovarli, ma la tua orazione nel Getsemani, la tua flagellazione, la tua ascesa al Golgota, la tua agonia e morte, e il dolore di tua Madre, no, non avrò da cercarli: sono presenti sempre. Forse li dimenticherò in Paradiso… e mi pare impossibile poterli dimenticare persino là… Tutto ricordo di quelle atroci ore. Persino la forma della pietra sulla quale sei caduto. Persino il boccio di rosa rossa che batteva, e pareva una goccia di sangue, sul granito, contro la chiusura del tuo sepolcro…
 Amore mio divinissimo, la tua Passione vive nel mio pensiero… e me se ne frange il cuore…
 
 5 L’aurora è sorta completamente. Già il sole è alto e gli apostoli fanno sentire le loro voci. È un segnale per Gesù e Maria. Si fermano. Si guardano, l’Uno di fronte all’Altra, e poi Gesù apre le braccia e accoglie sul petto sua Madre… Oh! era ben un Uomo, un Figlio di Donna! Per crederlo basta guardare questo addio! L’amore trabocca in pioggia di baci sulla Madre amatissima. L’amore copre di baci il Figlio amatissimo. Sembra non si possano più separare. Quando pare che stiano per farlo, un altro abbraccio li unisce ancora, e fra i baci parole di reciproca benedizione… Oh! è proprio il Figlio dell’uomo che lascia Colei che lo ha generato! È proprio la Madre che congeda, per renderla al Padre, la sua Creatura, il Pegno dell’Amore alla Purissima… Dio che bacia la Madre di Dio!…
   Infine la Donna, come creatura, si inginocchia ai piedi del suo Dio, che è pur suo Figlio, e il Figlio, che è Dio, impone le mani sul capo della Madre Vergine, dell’eterna Amata, e la benedice nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e poi si china e la rialza, deponendole un ultimo bacio sulla fronte bianca come petalo di giglio sotto l’oro dei capelli così giovanili ancora…
   Vanno di nuovo verso casa, e nessuno, vedendo con quale pacatezza procedono l’Uno a fianco dell’Altra, penserebbe a quell’onda di amore che li ha soverchiati poco prima. Ma quale differenza anche, in questo addio, dalla mestizia di altri addii ormai superati e dallo strazio dell’addio della Madre al Figlio ucciso che doveva essere lasciato solo nel Sepolcro!… In questo, se pure gli occhi sono lucidi del naturale pianto di chi si sta per separare dall’Amato, le labbra sorridono nella gioia di sapere che questo Amato va nella Dimora che alla sua Gloria si conviene…

 6 «Signore! Là fuori sono, fra il monte e Betania, tutti quelli che Tu avevi detto a tua Madre di voler benedire oggi», dice Pietro.
   «Va bene. Ora andremo da loro. Ma prima venite. Voglio dividere ancora con voi il pane».
   Entrano nella stanza dove dieci giorni prima erano le donne per la cena del quattordicesimo giorno del secondo mese. Maria accompagna Gesù sino là, poi si ritira. Restano Gesù e gli undici.
   Sulla tavola vi è della carne arrostita, formaggelli e ulive piccole e nere, una piccola anfora di vino e una più grande d’acqua e dei larghi pani. Tavola semplice, non apparecchiata per una cerimonia di lusso, ma solo per necessità di cibo.
   Gesù offre e fa le parti. È al centro fra Pietro e Giacomo d’Al­feo. Li ha chiamati Lui a quei posti. Giovanni, Giuda d’Alfeo e Giacomo gli sono di fronte, e Tommaso, Filippo, Matteo a un lato, Andrea, Bartolomeo e lo Zelote sull’altro. Così tutti possono vedere il loro Gesù… Pasto breve, silenzioso. Gli apostoli, giunti all’ultimo giorno di vicinanza con Gesù, e nonostante le successive apparizioni, collettive o singole, dalla Risurrezione in poi, tutte amore, non hanno mai più perduto quel venerabondo ritegno che ha caratterizzato i loro incontri con Gesù Risorto.
   Il pasto è finito.

 7 Gesù apre le mani al di sopra della tavola, col suo atto abituale davanti ad un fatto ineluttabile, e dice:
   «Ecco. È venuta l’ora che Io debbo lasciarvi per tornare al Padre mio. Ascoltate le ultime parole del vostro Maestro.
   Non allontanatevi da Gerusalemme in questi giorni. Lazzaro, al quale ho parlato, ha provveduto una volta ancora a fare realtà i desideri del suo Maestro e cede a voi la casa dell’ultima Cena, perché abbiate una dimora nella quale raccogliere l’adunanza e raccogliervi in preghiera. State là dentro in questi giorni e pregate assiduamente per prepararvi alla venuta dello Spirito Santo, che vi completerà per la vostra missione. Ricordatevi che Io, che pure ero Dio, mi sono preparato con una severa penitenza al mio ministero di Evangelizzatore. Sempre più facile e sempre più breve sarà la vostra preparazione. Ma non esigo altro da voi. Mi basta solo che preghiate assiduamente, in unione coi settantadue e sotto la guida di mia Madre, che vi raccomando con premura di Figlio. Ella vi sarà Madre e Maestra di amore e sapienza perfetta.
   Avrei potuto mandarvi altrove per prepararvi a ricevere lo Spirito Santo, ma voglio invece che qui rimaniate, perché è Gerusalemme negatrice che deve stupire per la continuazione dei prodigi divini, dati a risposta delle sue negazioni. Dopo, lo Spirito Santo vi farà comprendere la necessità che la Chiesa sorga proprio in questa città che, giudicando umanamente, è la più indegna di averla. Ma Gerusalemme è sempre Gerusalemme, anche se il peccato la colma e se qui si è compiuto il deicidio. Nulla gioverà per essa.-È condannata. Ma, se condannata essa è, non tutti condannati sono i suoi cittadini. State qui per i pochi giusti che essa ha nel suo seno, e state qui perché questa è la città regale e la città del Tempio, e perché, come è predetto dai profeti, qui, dove è stato unto e acclamato e innalzato il Re Messia, qui deve avere inizio il suo regno sul mondo, e qui ancora, dove da Dio ha libello di ripudio la sinagoga per i suoi troppo orrendi delitti, deve sorgere il Tempio nuovo al quale accorreranno genti d’ogni nazione.
   Leggete i profeti. In essi tutto è predetto. Mia Madre prima, poscia lo Spirito Paraclito, vi faranno comprendere le parole dei profeti per questo tempo.

 8 Rimanete qui sino a quando Gerusalemme ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla. Allora portatela altrove, la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire. Io ve lo dico: neppur l’inferno prevarrà su essa. Ma, se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo. Andate in Efraim come vi andò il vostro Maestro perché non era l’ora di esser preso dai nemici. Vi dico Efraim per dirvi terra di idoli e pagani. Ma non sarà Efraim di Palestina che dovete eleggere a sede della Chiesa mia. Ricordatevi quante volte, a voi uniti o a un di voi singolarmente, ho parlato di questo, predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa. È dal cuore dell’uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. È dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare a tutta la Terra.
   Per ora la mia Chiesa è simile a creatura già concepita ma che ancora si forma nella matrice. Gerusalemme è la sua matrice, e nel suo interno il cuore ancor piccolo, intorno al quale si radunano le poche membra della Chiesa nascente, dà le sue piccole onde di sangue a queste membra. Ma, giunta l’ora che Dio ha segnata, la matrice matrigna espellerà la creatura formatasi nel suo seno, ed essa andrà in una terra nuova, e là crescerà divenendo grande Corpo, esteso a tutta la Terra, e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagheranno a tutto il gran Corpo. I battiti del cuor della Chiesa, affrancatasi da ogni legame col Tempio, eterna e vittoriosa sulle rovine del Tempio perito e distrutto, vivente nel cuore del mondo, a dire ad ebrei e gentili che Dio solo trionfa e vuole ciò che vuole, e che né livore di uomini né schiere di idoli arrestano il suo volere.
   Ma questo verrà poi, e in quel tempo voi saprete cosa fare. Lo Spirito di Dio vi condurrà. Non temete. Per ora raccogliete in Gerusalemme la prima adunanza dei fedeli. Poi altre adunanze si formeranno più il numero di essi crescerà. In verità vi dico che i cittadini del mio Regno aumenteranno rapidamente come semi gettati in ottima terra. Il mio popolo si propagherà per tutta la Terra. Il Signore dice al Signore: “Siccome Tu hai fatto questo e per Me non ti sei risparmiato, Io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. La tua progenie possederà la porta dei suoi nemici e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della Terra”. Benedizione è il mio Nome, il mio Segno e la mia Legge, là dove sono conosciuti sovrani.

 9 Sta per venire lo Spirito Santo, il Santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d’esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore. Ero Signore Io pure come Esso. Ma avevo indossato sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini. Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà. Ora, il consiglio di Dio è cosa così sublime che occorre prepararsi ad esso con una volontà eroica di una perfezione che vi faccia somiglianti al Padre vostro e al vostro Gesù, e al vostro Gesù nei suoi rapporti col Padre e con lo Spirito Santo. Quindi, carità perfetta e purezza perfetta, per poter comprendere l’Amore e riceverlo sul trono del cuore.

 10Perdetevi nel gorgo della contemplazione. Sforzatevi di dimenticare che siete uomini e sforzatevi a mutarvi in serafini. Lanciatevi nella fornace, nelle fiamme della contemplazione. La contemplazione di Dio è simile a scintilla che scocca dall’urto della selce contro l’acciarino e suscita fuoco e luce. È purificazione il fuoco che consuma la materia opaca e sempre impura e la trasmuta in fiamma luminosa e pura.
   Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l’amore. Perché il Regno di Dio è l’amore, e appare con l’Amore, e per l’Amore si instaura nei vostri cuori in mezzo ai fulgori di una luce immensa che penetra e feconda, leva le ignoranze, dà le sapienze, divora l’uomo e crea il dio, il figlio di Dio, il mio fratello, il re del trono che Dio ha preparato per coloro che si dànno a Dio per avere Dio, Dio, Dio, Dio solo. Siate dunque puri e santi per l’orazione ardente che santifica l’uomo, perché lo immerge nel fuoco di Dio che è la carità.
   Voi dovete essere santi. Non nel senso relativo che questa parola aveva sinora, ma nel senso assoluto che Io ho dato alla stessa proponendovi la santità del Signore per esempio e limite, ossia la santità perfetta. Fra noi è chiamato santo il Tempio, santo il luogo dove è l’altare, Santo dei santi il luogo velato dove è l’arca e il propiziatorio. Ma in verità vi dico che coloro che possiedono la Grazia e vivono in santità per amor del Signore sono più santi del Santo dei santi, perché Dio non si posa soltanto su essi, come sul propiziatorio che è nel Tempio per dare i suoi ordini, ma abita in essi per dare ad essi i suoi amori.

 11Ricordate le mie parole dell’ultima Cena? Vi avevo promesso allora lo Spirito Santo. Ecco, Egli sta per venire a battezzarvi non già con l’acqua, come ha fatto con voi Giovanni preparandovi a Me, ma col fuoco per prepararvi a servire il Signore così come Egli vuole da voi. Ecco, Egli sarà qui, di qui a non molti giorni. E dopo la sua venuta le vostre capacità aumenteranno senza misura, e voi sarete capaci di comprendere le parole del vostro Re e fare le opere che Egli vi ha detto di fare per estendere il suo Regno sulla Terra».
   «Ricostruirai allora, dopo la venuta dello Spirito Santo, il Regno d’Israele?», gli chiedono interrompendolo.
   «Non ci sarà più Regno d’Israele. Ma il mio Regno. Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere. Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Ss. del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivanonel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato, facendo ciò che vi ho comandato di fare. Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.

 12E questo voglio ancora. Che a presiedere l’adunanza di Gerusalemme sia Giacomo, fratello mio. Pietro, come capo di tutta la Chiesa, dovrà sovente intraprendere viaggi apostolici, perché tutti i neofiti desidereranno conoscere il Pontefice capo supremo della Chiesa. Ma grande sarà l’ascendente che sui fedeli di questa prima Chiesa avrà il fratello mio. Gli uomini sono sempre uomini e vedono da uomini. Parrà loro che Giacomo sia una continuazione di Me, solo perché mi è fratello. In verità Io dico che più grande, e somigliante al Cristo, egli è per sapienza che per parentela. Ma così è. Gli uomini, che non mi cercavano mentre ero fra loro, ora cercheranno Me in colui che mi è parente. Tu, poi, Simon Pietro, sei destinato ad altri onori…».
   «Che non merito, Signore. Te lo dissi quando mi apparisti e ancor te lo dico alla presenza di tutti. Tu sei buono, divinamente buono, oltreché sapiente, e giustamente hai giudicato me, che ti ho rinnegato in questa città, non adatto ad esserne il capo spirituale. Tu mi vuoi risparmiare da tanti giusti scherni…».
   «Tutti fummo uguali meno due, Simone. Io pure sono fuggito. Non per questo, ma per le ragioni che ha detto, il Signore ha destinato me a questo posto; ma tu sei il mio Capo, Simone di Giona, ed io tale ti riconosco, e alla presenza del Signore e di tutti i compagni ti professo ubbidienza. Ti darò ciò che posso per aiutarti nel tuo ministero, ma, te ne prego, dammi i tuoi ordini, perché tu sei il Capo ed io il suddito. Quando il Signore mi ha ricordato un discorso lontano, io ho chinato il capo dicendo: “Sia fatto ciò che Tu vuoi”. Così lo dirò a te dal momento che, avendoci lasciati il Signore, tu ne sarai il Rappresentante in Terra. E ci ameremo aiutandoci nel ministero sacerdotale», dice Giacomo inchinandosi dal suo posto per rendere omaggio a Pietro.
   «Sì. Amatevi fra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo.

 13Non turbatevi per nessuna ragione. Dio è con voi. Voi potete fare ciò che Io voglio da voi. Non vi imporrei delle cose che non potreste fare, perché non voglio la vostra rovina, ma anzi la vostra gloria. Ecco. Io vado a preparare il vostro posto a fianco del mio trono. State uniti a Me e al Padre nell’amore. Perdonate al mondo che vi odia. Chiamate figli e fratelli quelli che vengono a voi, o già sono con voi per amor mio.
   State nella quiete di sapermi sempre pronto ad aiutarvi a portare la vostra croce. Io sarò con voi nelle fatiche del vostro ministero e nell’ora delle persecuzioni, e non perirete, non soccomberete, anche se ciò sembrerà a quelli che vedono con gli occhi del mondo. Sarete gravati, addolorati, stanchi, torturati, ma il mio gaudio sarà in voi, perché Io vi aiuterò in ogni cosa. In verità vi dico che, quando avrete ad Amico l’Amore, capirete che ogni cosa subìta e vissuta per amor mio diviene leggera, anche se è tortura pesante del mondo. Perché a colui che riveste ogni sua azione, volontaria o impostagli, di amore, muta il giogo della vita e del mondo in giogo a lui dato da Dio, da Me. Ed Io vi ripeto che il mio carico è sempre proporzionato alle vostre forze e il mio giogo è leggero perché Io vi aiuto a portarlo.

 14Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d’ora in poi amate il mondo di amor soprannaturale, per insegnargli ad amare. E se vi diranno, vedendovi perseguitati: “Così vi ama Dio? Facendovi soffrire, dandovi dolore? Allora non merita conto esser di Dio”, rispondete: “Il dolore non viene da Dio. Ma Dio lo permette, e noi ne sappiamo la ragione e ci gloriamo di avere la parte che ebbe Gesù Salvatore, Figlio di Dio”. Rispondete: “Noi ci gloriamo di esser confitti alla croce e di continuare la Passione del nostro Gesù”. Rispondete con le parole della Sapienza: “La morte e il dolore sono entrati nel mondo per invidia del demonio, ma Dio non è autore della morte e del dolore e non gode del dolore dei viventi. Tutte le cose di Lui sono vita e tutte sono salutari”. Rispondete: “Al presente noi sembriamo perseguitati e vinti, ma nel giorno di Dio, cambiate le sorti, noi giusti, perseguitati sulla Terra, staremo gloriosi davanti a coloro che ci vessarono e disprezzarono”. Però anche dite loro: “Venite a noi! Venite alla Vita e alla Pace. Il nostro Signore non vuole la vostra rovina, ma la salute vostra. Per questo ha dato il suo Figlio diletto, acciò voi tutti foste salvati”.

 15E rallegratevi di partecipare ai patimenti miei per poter poi essere con Me nella gloria. “Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande”, promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli. Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza, e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono.
   Io ve l’ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza d’uomini. Ma non ve ne è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore. Tutto diviene possibile quando in noi è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.

 16Ora diamoci il bacio d’addio, o amici miei dilettissimi».
   Si alza per abbracciarli. Tutti lo imitano. Ma, mentre Gesù ha un sorriso pacifico, di una bellezza veramente divina, essi piangono, tutti turbati, e Giovanni, abbandonandosi sul petto di Gesù, scuotendosi tutto nei singhiozzi che gli rompono il petto tanto sono laceranti, chiede, per tutti, intuendo il desiderio di tutti: «Dacci almeno il tuo Pane, che ci fortifichi in quest’ora!».
   «Così sia!», gli risponde Gesù. E preso un pane lo spezza dopo averlo offerto e benedetto, ripetendo le parole rituali. E lo stesso fa col vino, ripetendo poi: «Fate questo in memoria di Me», aggiungendo: «che vi ho lasciato questo pegno del mio amore per essere ancora e sempre con voi sinché voi sarete con Me in Cielo».
   Li benedice e dice: «Ed ora andiamo».

 17Escono dalla stanza, dalla casa…
   Giona, Maria e Marco sono lì fuori, e si inginocchiano adorando Gesù.
   «La pace resti con voi. E vi compensi il Signore di quanto mi avete dato», dice Gesù benedicendoli nel passare.
   Marco si alza dicendo: «Signore, gli uliveti lungo la via di Betania sono pieni di discepoli che ti attendono».
   «Va’ a dire loro che si dirigano al campo dei Galilei».
   Marco sfreccia via con tutta la velocità delle sue giovani gambe.
   «Sono venuti tutti, allora», dicono gli apostoli fra loro.

 18Più là, seduta fra Marziam e Maria Cleofe, è la Madre del Signore. E si alza vedendolo venire, adorandolo con tutto il palpito del suo cuore di Madre e di fedele.
   «Vieni, Madre, anche tu, Maria…», invita Gesù vedendole ferme, inchiodate dalla sua maestà che sfolgora come nel mattino della Risurrezione. Ma Gesù non vuole opprimere con questa sua maestà, e domanda, affabilmente, a Maria d’Alfeo: «Sei tu sola?».
   «Le altre… le altre sono avanti… Coi pastori e… con Lazzaro e tutta la sua famiglia… Ma ci hanno lasciate qui noi, perché… Oh! Gesù! Gesù! Gesù!… Come farò a non vederti più, Gesù benedetto, Dio mio, io che ti ho amato prima ancor che fossi nato, io che ho tanto pianto per Te quando non sapevo dove eri dopo la strage… io che ho avuto il mio sole nel tuo sorriso da quando sei tornato, e tutto, tutto il mio bene?… Quanto bene! Quanto bene mi hai dato!… Ora sì che divento veramente povera, vedova, sola!… Finché c’eri Tu, c’era tutto!… Credevo di aver conosciuto tutto il dolore quella sera… Ma il dolore stesso, tutto quel dolore di quel giorno mi aveva inebetita e… sì, era meno forte di ora… E poi… c’era che risorgevi. Mi pareva di non crederlo, ma mi accorgo adesso che lo credevo, perché non sentivo questo che sento ora…», piange e ansima, tanto il pianto la soffoca.
   «Maria buona, ti affliggi proprio come un bambino che crede che la madre non lo ami e l’abbia abbandonato, perché è andata in città a comperargli doni che lo faranno felice, e che presto sarà a lui di ritorno per coprirlo di carezze e di regali. E non faccio così Io con te? Non vado per prepararti la gioia? Non vado per tornare a dirti: “Vieni, parente e discepola diletta, madre dei miei diletti discepoli”? Non ti lascio il mio amore? Te lo dono il mio amore, Maria! Tu lo sai se ti amo! Non piangere così, ma giubila, perché non mi vedrai più vilipeso e affaticato, non più inseguito e ricco solo dell’amore di pochi. E col mio amore ti lascio mia Madre. Giovanni le sarà figlio, ma tu siile buona sorella come sempre. Vedi? Ella non piange, la Madre mia. Ella sa che, se la nostalgia di Me sarà la lima che consumerà il suo cuore, l’attesa sarà sempre breve rispetto alla grande gioia di una eternità di unione, e sa anche che non sarà questa separazione nostra così assoluta da farle dire: “Non ho più Figlio”. Quello era il grido di dolore del giorno del dolore. Ora nel suo cuore canta la speranza: “Io so che mio Figlio sale al Padre, ma non mi lascerà senza i suoi spirituali amori”. Così credi tu, e tutti…

 19Ecco gli altri e le altre. Ecco i miei pastori».
   I volti di Lazzaro e delle sorelle framezzo a tutti i servi di Betania, il volto di Giovanna simile a rosa sotto un velo di pioggia, e quello di Elisa e di Niche, già segnati dall’età — e ora le rughe si approfondiscono per la pena, sempre pena per la creatura anche se l’anima giubila per il trionfo del Signore — e quello di Anastasica, e i volti liliali delle prime vergini, e l’ascetico volto di Isacco, e quello ispirato di Mattia, e il volto virile di Mannaen, e quelli austeri di Giuseppe e Nicodemo… Volti, volti, volti…
   Gesù chiama a Sé i pastori, Lazzaro, Giuseppe, Nicodemo, Mannaen, Massimino e gli altri dei settantadue discepoli. Ma tiene vicino specialmente i pastori dicendo loro:
 «Qui. Voi vicini al Signore che era venuto dal Cielo, curvi sul suo annichilimento, voi vicini al Signore che al Cielo ritorna, con gli spiriti gioenti della sua glorificazione. Avete meritato questo posto, perché avete saputo credere contro ogni circostanza in sfavore e avete saputo soffrire per la vostra fede. Io vi ringrazio del vostro amore fedele.
   Tutti vi ringrazio. Tu, Lazzaro amico. Tu Giuseppe e tu Nicodemo, pietosi al Cristo quando esserlo poteva essere grande pericolo. Tu Mannaen, che hai saputo disprezzare i sozzi favori di un immondo per camminare nella mia via. Tu, Stefano, fiorita corona di giustizia, che hai lasciato l’imperfetto per il perfetto e sarai coronato di un serto che ancor non conosci ma che
 ti annunceranno gli angeli. Tu Giovanni, per breve tempo fratello al seno purissimo e venuto alla Luce più che alla vista. Tu Nicolai, che proselite hai saputo consolarmi del dolore dei figli di questa nazione. E voi discepole buone e forti, nella vostra dolcezza, più di Giuditta.

 20E tu Marziam, mio fanciullo, e d’ora in poi prendi il nome di Marziale, a ricordo del fanciullo romano ucciso per via e deposto al cancello di Lazzaro col cartiglio di sfida: “E ora di’ al Galileo che ti resusciti, se è il Cristo e se è risorto”, ultimo degli innocenti che in Palestina persero la vita per servire Me anche incoscientemente, e primo degli innocenti di ogni nazione che, venuti al Cristo, saranno per questo odiati e spenti anzitempo, come bocci di fiori strappati allo stelo prima che s’aprano in fiore. E questo nome, o Marziale, ti indichi il tuo destino futuro: sii apostolo in barbare terre e conquistale al tuo Signore come il mio amore conquistò il fanciullo romano al Cielo.

 21Tutti, tutti benedetti da Me in questo addio, invocandovi dal Padre la ricompensa di coloro che hanno consolato il doloroso cammino del Figlio dell’uomo.
   Benedetta l’Umanità nella sua porzione eletta che è nei giudei come nei gentili, e che si è manifestata nell’amore che ebbe per Me.
   Benedetta la Terra con le sue erbe e i suoi fiori, i suoi frutti che mi hanno dato diletto e ristoro tante volte. Benedetta la Terra con le sue acque e i suoi tepori, per gli uccelli e gli animali che molte volte superarono l’uomo nel dare conforto al Figlio dell’uomo. Benedetto tu, sole, e tu mare, e voi monti, colline, pianure. Benedette voi, stelle che mi siete state compagne nella notturna preghiera e nel dolore. E tu, luna, che mi hai fatto lume all’andare nel mio pellegrinaggio di Evangelizzatore.
  Tutte, tutte benedette, voi, creature, opere del Padre mio, mie compagne in quest’ora mortale, amiche a Colui che aveva lasciato il Cielo per togliere alla tribolata Umanità i triboli della Colpa che separa da Dio.
   E benedetti anche voi, strumenti innocenti della mia tortura: spine, metalli, legno, canape ritorte, perché mi avete aiutato a compiere la Volontà del Padre mio!».
   Che voce tonante ha Gesù! Si spande nell’aria tepida e cheta come voce di un bronzo percosso, si propaga in onde sul mare di volti che lo guardano da ogni direzione.

 22Io dico che sono delle centinaia di persone quelle che circondano Gesù che ascende, coi più diletti, verso la cima del­l’Uli­veto. Ma Gesù, giunto vicino al campo dei Galilei, vuoto di tende in questo periodo fra l’una e l’altra festa, ordina ai discepoli: «Fate fermare la gente dove è, e poi seguitemi».
   Sale ancora, sino alla cima più alta del monte, quella che è già più prossima a Betania, che domina dall’alto, che non a Gerusalemme. Stretti a Lui la Madre, gli apostoli, Lazzaro, i pastori e Marziam. Più in là, a semicerchio a tenere indietro la folla dei fedeli, gli altri discepoli.

 23Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l’erba verde di una radura. Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli. Gli occhi sfavillano di una luce divina.
   Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini   della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba.
   La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l’ultimo comando: «Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna».
   Si trasfigura in bellezza. Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere… È il suo ultimo addio alla Madre.
   Sale, sale… Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Ss. al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia. Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende. Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale… E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori…
   In terra due unici rumori nel silenzio profondo della folla estatica: il grido di Maria quando Egli scompare: «Gesù!», e il pianto di Isacco. Gli altri sono ammutoliti di religioso stupore, e restano là, come in attesa, finché due luci angeliche candidissime, in forma mortale, appaiono dicendo le parole riportate nel capo primo degli Atti Apostolici.

Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, noi ci affidiamo a Te!